{"id":17370,"date":"2015-06-01T07:48:34","date_gmt":"2015-06-01T05:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17370"},"modified":"2015-06-01T07:53:59","modified_gmt":"2015-06-01T05:53:59","slug":"come-spostano-le-api-a-bangalore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17370","title":{"rendered":"Come spostano le api a Bangalore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/crS3z8Kzkdc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17371\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17373\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Bee-Removal-500x313.jpg\" alt=\"Bee Removal\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Bee-Removal-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Bee-Removal.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione che presenta una premessa gi\u00e0 piuttosto strana: come pu\u00f2 crescere fino a questo punto, entro i confini di\u00a0una citt\u00e0 da 8 milioni e mezzo di abitanti, una stalattite di esseri che ronzano,\u00a0tanto vistosa\u00a0e preoccupante? L&#8217;<em>Apis dorsata<\/em>, o ape gigante indiana, non ha infatti quella stessa abitudine della sua controparte occidentale pi\u00f9 diffusa, l&#8217;<em>A. mellifera<\/em><em>, <\/em>di fare il nido in luoghi ombrosi e riparati. Anzi, l&#8217;esatto opposto. Evolutasi per fare del suo regno le fitte foreste di Melaleuca, diffuse nell&#8217;interno sud e sud-est asiatico, fino alla penisola del Vietnam e nell&#8217;intera Thailandia, questa tipologia di insetto sociale si riconosce dalla capacit\u00e0 di accaparrarsi sempre uno dei rami pi\u00f9 alti, al di fuori della portata di (quasi) tutti i predatori naturali. Il che significa, incidentalmente, che non \u00e8 mai stato addomesticato. Immaginatevi un apicultore che dovesse decidere di tenere i propri insetti in alto, fuori da qualsiasi arnia e sotto\u00a0gli occhi dei vicini, sopra quelle teste infastidite: semplicemente impossibile. Dunque qui non stiamo per assistere alla mera e familiare\u00a0scena, assai diffusa \u00a0negli Stati Uniti, di un hobbista\/allevatore\u00a0che viene chiamato al posto dell&#8217;impresa di disinfestazione, allo scopo di portarsi via\u00a0la regina e la sua corte, poste al sicuro nella scatola di legno di un&#8217;arnia artificiale. Niente di cos\u00ec tranquillo e codificato dal senso comune! Mr. Karthik, il protagonista umano della scena, sembra piuttosto la versione moderna di\u00a0uno sciamano della giungla, intento nel consumarsi di un pericoloso\u00a0rituale. Non per niente, proviene da una tradizione vecchia di secoli, praticata assiduamente dagli abitanti del Bengala Occidentale di generazioni successive, allo scopo di raccogliere l&#8217;ambrato\u00a0nettare dell&#8217;alveare. Lui sorride, il cliente sorride, soprattutto, nessuno indossa neanche il minimo accenno di indumento protettivo&#8230;Perci\u00f2 dai, scordiamoci per un attimo di essere al cospetto di un intero agglomerato di esseri potenzialmente letali, lasciando che\u00a0il ronzio ci culli nell&#8217;apprendimento di un concetto nuovo:\u00a0si pu\u00f2 amare l&#8217;ape, mai\u00a0convivere con l&#8217;ape. Occorre, quindi,\u00a0disporre dei giusti metodi procedurali.<br \/>\nLa sequenza inizia con il primo passo irrinunciabile di tutte queste imprese, ovvero la fumigazione. L&#8217;addetto occidentale generalmente impiega le setole della saggina di una scopa o un sacco di juta, fatto ardere esattamente sotto il condominio alato per indurre la giusta misura di torpore senza rovinare la mobilia circostante. Problematica che non coinvolge Karthik, vista la <em>location<\/em>\u00a0specifica dell&#8217;azione qui dimostrata: siamo infatti sul balcone di un qualche grande condominio, dove il vento pu\u00f2 occuparsi di disperdere la fuliggine residua senza gravi conseguenze. Cos\u00ec lui impiega, come da prassi del suo ambito professionale, un intero ramo verde di qualche pianta misteriosa, probabilmente reciso per l&#8217;apposita occasione. Sono dunque\u00a0fatti fuoco e fiamme, seguiti l&#8217;emanazione nera che disturba. L&#8217;operazione procede per\u00a0qualche minuto almeno, bench\u00e9 la presenza di stacchi nella registrazione, a quanto ne sappiamo, potrebbe anche alludere a diverse\u00a0ore di attesa. La sicurezza non \u00e8 mai troppa, giusto? Sull&#8217;effetto e lo scopo di un simile passaggio, i commentatori presentano una marcata divergenza d&#8217;opinione: chi dice che le api, convinte che stia per sopraggiungere un incendio sulla propria casa, consumino tutto il miele a disposizione, allo scopo di prepararsi per la fuga. Ma che poi, costrette a sloggiare troppo presto, si ritrovino intontite ed incapaci di reagire. Secondo altri, il fumo ha la funzione d&#8217;interdire la percezione\u00a0dei pericolosi feromoni, il segnale olfattivo, rilasciato dalla prima operaia che si sacrifica per pungere il nemico, e che convince le sue innumerevoli sorelle a far lo stesso con le conseguenze largamente immaginabili. Nel 2014 un disinfestatore\u00a0di Singapore, operante mediante l&#8217;uso di metodologie pi\u00f9 moderne, \u00e8 sfortunatamente deceduto sul lavoro, durante un&#8217;operazione simile portata avanti contro le <em>A.dorsata<\/em>. Il referto del coroner parlava di circa un centinaio di punture effettuate nel giro di pochi minuti, sulle braccia, il corpo e il volto. L&#8217;organismo umano non pu\u00f2 resistere ad un tale bombardamento, bench\u00e9 vada specificato che l&#8217;ape gigante d&#8217;India, nonostante il suo nome, non \u00e8 molto pi\u00f9 aggressiva della nostra <em>A. mellifera<\/em>, e lo sia certamente alquanto\u00a0meno di qualsiasi vespa. Detto questo, occorre prestare una certa attenzione. Simili\u00a0corposi alveari, del resto, presentano anche un sistema di avvertimento: la specie in questione ha l&#8217;abitudine, se minacciata, di effettuare la speciale danza dell&#8217;ondeggiamento difensivo. L&#8217;intera popolazione dell&#8217;alveare, in questo caso, si dispone a strati sovrapposti sulle sue pareti esterne, iniziando ad alzare il posteriore e far vibrare le ali in sequenza. L&#8217;effetto, visto da lontano, \u00e8 stato descritto come simile a quello del pubblico di uno stadio che faccia la ola. Ma ci vuole ben altro, per scoraggiare un cacciatore consumato come Karthik&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_17371\" aria-describedby=\"caption-attachment-17371\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/qOC-N07sSQQ\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17371 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Honey-Hunters-500x313.jpg\" alt=\"Honey Hunters\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Honey-Hunters-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Honey-Hunters.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17371\" class=\"wp-caption-text\">Quasi lo stesso approccio viene impiegato nelle foreste dell&#8217;intera Asia meridionale, con il duplice scopo di raccogliere il miele e far sloggiare gli insetti troppo prossimi alle abitazioni umane. Passaggio ulteriore e piuttosto affascinante, quello finale in cui l&#8217;operatore filtra la sostanza attraverso la stoffa di un sari, separandola cos\u00ec dai cadaveri delle sue precedenti proprietarie.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preparato il campo, si comincia quindi ad operare. L&#8217;approccio \u00e8 alquanto\u00a0diretto e privo di prudenza, almeno in senso oggettivo: l&#8217;uomo prende letteralmente le api a manciate poi avvicina la sua bocca a quella massa, per soffiarci dentro. \u00c8 tutto sommato questo il momento pi\u00f9 surreale dell&#8217;intera procedura. Sembrerebbe un metodo per far andare via le piccoline senza scrollarsele di dosso, con potenziali conseguenze\u00a0sulla loro capacit\u00e0 di sloggiare via volando, ma in effetti potrebbe trattarsi anche di una sorta di scongiuro, quasi un magico sussurro praticato sulla massa informe. Resta comunque evidente, a conti fatti, che quest&#8217;uomo \u00e8 immune all&#8217;odio della brulicante moltitudine, e se pure dovesse essere stato punto una, due volte, non solo non ne mostra l&#8217;effetto. Ma neanche intende vendicarsi sui singoli individui inermi, in assenza del riflesso feromonico finale. Tolta la giusta quantit\u00e0 d&#8217;api, gettate senza troppe cerimonie verso il piano di sotto (contento l&#8217;abitante!) Karthik taglia lo strato ceroso che assicura il favo al soffitto, lasciando che l&#8217;enorme massa ricada dentro a un secchio. \u00c8 importante notare che un singolo nido di queste creature, se lasciate a loro stesse per un tempo medio, pu\u00f2 contenere fino a 60 Kg di prezioso miele. Secondo statistiche risalenti al\u00a01991, all&#8217;interno del solo distretto di U Minh del delta del Mekong, un gruppo di esattamente 96 apicultori riusc\u00ec a produrre 16.608 litri della dolce sostanza, assieme a 747 Kg di cera, usata per fare le caratteristiche candele locali, un&#8217;importante esportazione verso la Cina. \u00c8 quindi estremamente facile immaginare, soprattutto\u00a0in assenza della possibilit\u00e0 di addomesticare le principali specie ronzanti della zona, il valore e l&#8217;importanza che possa avere un singolo alveare, da preservare attentamente, giammai, distruggere senza piet\u00e0.<br \/>\nTolto il grosso della palazzina apiaria, l&#8217;uomo torna per il suo tocco finale. Con una busta telata, scuote ci\u00f2 che rimane del magnifico edificio, raccogliendo a quanto ci viene spiegato testualmente, tra le altre, la stessa ape regina. Quest&#8217;ultima sar\u00e0 liberata a seguire in una zona sufficientemente prossima alla scena dell&#8217;incredibile sequenza, affinch\u00e9 le sue suddite rimaste temporaneamente orfane, percependo la scia odorosa, riescano a ricongiungersi a lei. Zero violenza, quasi nessun dramma. Ancora una volta, la natura far\u00e0 il suo corso, ma possibilmente a un&#8217;adeguata distanza di sicurezza.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17372\" aria-describedby=\"caption-attachment-17372\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Y_b2i_FvYPw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17372\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17372 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Red-Honey-Hunters-500x313.jpg\" alt=\"Red Honey Hunters\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Red-Honey-Hunters-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Red-Honey-Hunters.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17372\" class=\"wp-caption-text\">Sulle alte cime del Nepal pi\u00f9 selvaggio, cambiano i significati delle cose. Una singola scodella di miele rosso pu\u00f2 aprire la strada ad esperienze inaspettate&#8230; (l&#8217;azione inizia <a href=\"https:\/\/youtu.be\/Y_b2i_FvYPw?t=14m25s\" target=\"_blank\">al minuto 14:25<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ape cosiddetta gigante, come dicevamo, non \u00e8 sensibilmente pi\u00f9 grande della sua controparte europea o americana, con una misura delle operaie che si aggira sui 17-20 mm. In tale ottica, probabilmente, l&#8217;appellativo \u00e8 riferito pi\u00f9 che altro ai suoi vistosi alveari, costruiti in piena vista degli spettatori. Esiste tuttavia una singola sottospecie della stessa creatura, che vive solamente sulle alture himalayane, facilmente definibile come l&#8217;ape pi\u00f9 grande al mondo: fino a tre centimetri di fluttuante impollinatrice, adattatosi a sopravvivere nella sottile aria d&#8217;alta quota. Il suo nome \u00e8 <em>A.dorsata laboriosa <\/em>e in effetti, vista l&#8217;assenza di mescolamento dei geni con le sue consorelle di pianura da almeno qualche migliaio d&#8217;anni, alcuni affermano che sarebbe anche l&#8217;ora di considerarla come appartenente ad un diverso ceppo evolutivo. Problematica che certo non coinvolge i suoi pi\u00f9 esimi conoscitori diretti, ovvero tutti quei cacciatori di miele che, esattamente come gli indiani del Bengala, si recano quotidianamente presso le loro piccole cattedrali all&#8217;inverso, con lo scopo chiaro di sottrarre quanto possibile, per poi consumarlo o venderlo ai turisti.<br \/>\nE c&#8217;\u00e8 un particolare segreto, a margine dell&#8217;intera operazione, qui mostrato tanto efficacemente dal documentario per YouTube\u00a0<em>Hallucinogen Honey Hunters<\/em> di Raphael Treza (2013) in cui lui si reca presso una comunit\u00e0 dell&#8217;etnia Gurung, costruita\u00a0sulle pendici di\u00a0una delle tipiche valli rocciose della regione del Gandaki nepalese. In tale luogo, fatta facilmente amicizia\u00a0con la sua giovane guida Dipak, accompagner\u00e0 gli uomini del villaggio in una spedizione sulle pendici montane, fino a un alveare sospeso a parecchi metri da terra, raggiungibile unicamente tramite l&#8217;impiego di una rustica scala di corda. E non \u00e8 difficile immaginare, a margine dell&#8217;impresa, quali siano i pericoli corsi da\u00a0una persona esposta alle punture dolorose di simili insetti, quando tra l&#8217;altro in posizione tanto precaria. Come negli altri casi, il fumo sar\u00e0 provvidenziale. Non che i rischi si esauriscano in quella particolare fase: succede infatti che le api locali, talvolta, prima di produrre il proprio miele, consumino con trasporto\u00a0il nettare del rododendro rosso, una pianta montana dotata di una forte componente tossica per l&#8217;uomo. Il prodotto che ne risulta quindi, non sempre distinguibile sulla base del suo colore, pu\u00f2 essere mangiato unicamente\u00a0dopo\u00a0un adeguato trattamento, o impiegato in alcune applicazioni della medicina tradizionale, pena conseguenze anche potenzialmente gravi. Ma la sfortuna, quel giorno era in agguato:\u00a0perch\u00e9\u00a0Dipak, forse spinto all&#8217;entusiasmo dalla presenza delle telecamere, sceglie\u00a0di assaggiare a manciate\u00a0quel\u00a0miele ancora caldo d&#8217;alveare, senza prima premurarsi di effettuare un qualsivoglia\u00a0tipo di controllo. Inizia quindi subito a sentirsi male. I sintomi nel suo caso includono giramenti di testa, nausea e addirittura, a un certo punto, lo svenimento, puntualmente catturato dalla telecamera del documentarista straniero, mentre non gli riesce di mostrare o dare ad intendere alcuna delle visioni che, secondo la tradizione, potrebbero essere indotte dalla mistica pietanza. Fortunatamente, nel finale del documentario, il giovane si riprende con soltanto una brutta esperienza da raccontare ai suoi coetanei ad ulteriore riconferma del perch\u00e9, nella sapienza popolare tibetana, questa particolare pietanza\u00a0venga definita a volte &#8220;Il miele della follia.&#8221;<br \/>\nQuesta spiacevole esperienza potrebbe l&#8217;ulteriore riconferma, se mai ce ne fosse bisogno, che non importa quanto si conosca la natura, questa \u00e8 sempre in grado di sorprenderci, con strane o inaspettate commistioni di fattori. O pi\u00f9 semplicemente, un dato molto chiaro: sarebbe sempre meglio non infastidire le api. A meno che non sia l&#8217;ora di fare colazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione che presenta una premessa gi\u00e0 piuttosto strana: come pu\u00f2 crescere fino a questo punto, entro i confini di\u00a0una citt\u00e0 da 8 milioni e mezzo di abitanti, una stalattite di esseri che ronzano,\u00a0tanto vistosa\u00a0e preoccupante? L&#8217;Apis dorsata, o ape gigante indiana, non ha infatti quella stessa abitudine della sua controparte occidentale pi\u00f9 diffusa, l&#8217;A. &#8230; <a title=\"Come spostano le api a Bangalore\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17370\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Come spostano le api a Bangalore\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[542,610,113,112,861,89,991],"class_list":["post-17370","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-api","tag-disinfestazione","tag-india","tag-insetti","tag-miele","tag-strano","tag-tibet"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17370","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17370"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17377,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17370\/revisions\/17377"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}