{"id":17336,"date":"2015-05-28T07:58:41","date_gmt":"2015-05-28T05:58:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17336"},"modified":"2015-05-28T08:04:15","modified_gmt":"2015-05-28T06:04:15","slug":"lunica-pizza-con-il-proiettore-dentro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17336","title":{"rendered":"L&#8217;unica pizza con il proiettore dentro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/128447033\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17337\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17338\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Pizza-Obscura-500x313.jpg\" alt=\"Pizza Obscura\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Pizza-Obscura-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Pizza-Obscura.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensa generalmente, a margine del tema alimentare, che se una pietanza fosse in se dotata di occhi vitrei, per guardare il commensale durante\u00a0l&#8217;intero corso del suo pasto, sarebbero davvero in poche le persone in grado di pensare alla conversazione. Che poi \u00e8 il motivo per cui normalmente, alle tavole di mezzo mondo, gli animali vengono decapitati prima di trovar la dubbia dignit\u00e0 della cottura. Ve la immaginate, una bistecca che vi fissa con intensit\u00e0 ferina? O una lepre portata a tavola completamente intera, con tanto di coda a batuffolo per sottolinear l&#8217;essenza del suo sempiterno\u00a0saltellare, lass\u00f9 nei pascoli dell&#8217;aldil\u00e0? Giammai, impossibile. Fa eccezione facilmente\u00a0il pesce, che come creatura \u00e8 abbastanza diversa da noi mammiferi nella morfologia, e per questo meno facile a costituire la materia del problematico quanto istintivo\u00a0affetto interspecie. Ma\u00a0ecco nascere problemi nuovi: non pi\u00f9 soltanto la cernia, la spigola, la vernaccia\u00a0cotta sopra il fuoco, con lenti per\u00a0testimoniare l&#8217;affamata spietatezza, ma a partire da codesto giorno, addirittura, cose dalle origini diverse. Puramente inanimate, in quanto tali, bench\u00e9 ottime al palato, e fatte fiorire in modo totalmente innaturale, da quel che era stato il grano, il pomodoro, il latte dei bovini ben cagliato: PIZZA, consegnata da un comune fattorino. Tutt&#8217;altro che normale, in se e per se, perch\u00e9 dotata di un foro ed una lente, gli strumenti sensoriali del vedere, tanto potenti che&#8230;Possono offrire una finestra verso mondi inaspettati, l&#8217;antico fascino delle immagini fittizie, eppure in grado di muoversi, per l&#8217;effetto di un motore giustapposto. Stiamo parlando di cinema, baby!<br \/>\n\u00c8 una nuova trovata realizzata a sostegno della catena Pizza Hut, e in modo particolare dagli uffici Hong Kong-esi della grande\u00a0agenzia Ogilvy &amp; Mather, consistente nell&#8217;instradamento attentamente calcolato dei principali processi produttivi a margine della consegna a domicilio. In questo senso, dal punto di vista dei materiali, non \u00e8 una campagna eccessivamente\u00a0costosa: consiste nell&#8217;impiego da parte delle filiali regionali di una nuova linea di scatole di cartone, adeguatamente illustrate per suggerire un&#8217;idea dei &#8220;vecchi tempi e grandi schermi&#8221; con stampe in quadricromia di robot, mostri e cose simili, oltre ad\u00a0un foro tratteggiato da ricavare sulla parte anteriore di ciascuna, con un semplice gesto, ma soltanto una volta al sicuro all&#8217;interno dell&#8217;abitazione ricevente.\u00a0A ciascun ordine, quindi, \u00e8 stato aggiunto questo\u00a0piccolo ma fondamentale gadget: una lente biconvessa, incorporata ad incastro in quell&#8217;elemento in plastica, simile a un tavolino per le Barbie,\u00a0che i negozi dediti all&#8217;invio di pizze a domicilio usano talvolta, specie negli ultimi tempi, per proteggere la pietanza dal problematico, quanto tendenzialmente inevitabile, contatto diretto con il suo coperchio cartonato. Una volta separate le due parti vetro-plastica, quindi, il cliente noter\u00e0 un ulteriore grado di furbizia progettuale. Il ferma pizza ha una forma tale da poter fungere come stand per il cellulare. Ecco, mistero svelato. Tutto quel sistema altro non sarebbe, a conti fatti, che un semplice quanto efficace\u00a0proiettore. Che funziona grazie ad un princ\u00ecpio antico, lo stesso alla base dell&#8217;intero mondo moderno della fotografia, sia analogica che digitale: il dispositivo ottico della camera oscura. In parole povere, prima di mangiare la pizza, la multinazionale gi\u00e0 nota per alcune\u00a0ottime campagne di viral marketing invita chi l&#8217;ha scelta a preparare il campo. Chiudere le finestre, tirare le tende (in alternativa, aspettare la sera per piazzare il proprio ordine) e liberare una parete. Quindi, aprire il foro apposito e incastrarci la lente, con il proprio <em>smartphone<\/em> gi\u00e0 tenuto saldamente dentro l&#8217;altra\u00a0mano. Ciascun ordine include pure, infatti, un codice univoco, da usarsi per scaricare uno a scelta tra alcuni cortometraggi indipendenti, attentamente selezionati dal reparto marketing per costituire il punto cardine dell&#8217;intera operazione. Premuto il tasto play, quindi, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere! Si posiziona attentamente il telefono\u00a0all&#8217;interno della scatola, procedendo per gradi nel trovare la corretta distanza dalla lente, determinando la messa a fuoco, poi si chiude il tutto e ci si mette ad aspettare. Grazie all&#8217;accelerometro contenuto nella maggior parte dei dispositivi telematici\u00a0moderni, non c&#8217;\u00e8 neppure bisogno di controllare il verso: si pu\u00f2 star certi che il video partir\u00e0 rigorosamente\u00a0invertito sopra-sotto. Perr-fetto. Ah, un&#8217;ultima cosa: la pizza l&#8217;avevate gi\u00e0 tirata fuori dal cartone, giusto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;idea simile, probabilmente molto ben pagata, non pu\u00f2 certo limitarsi a un solo ambiente sperimentativo. Ed \u00e8 cos\u00ec altamente probabile, anzi gi\u00e0 dato ad intendere dalla semplice esistenza del presente video in lingua inglese, che la campagna\u00a0verr\u00e0 presto estesa pure in Occidente, con probabile replica dell&#8217;ottimo successo cinese. Si tratta, del resto, di un metodo per far parlare di se che colpisce facilmente la fantasia dei clienti: quale migliore associazione, di quella tra il <em>confort food<\/em> e l&#8217;intrattenimento digitale, giacch\u00e9, come \u00e8 profondamente noto, chi si sta divertendo mangia con un ottimo buon gusto. E pi\u00f9 difficilmente pensa all&#8217;oneroso tempo delle diete. Tra l&#8217;altro, l&#8217;apparente semplicit\u00e0 funzionale del meccanismo nasconde in realt\u00e0 solidi spunti di approfondimento culturale.<br \/>\nIl proiettore di Pizza Hut, strano a dirsi, costituisce un&#8217;ottima via di accesso a un campo dello scibile che fu tra i primi ad affascinare gli inventori della scienza moderna, ovvero l&#8217;interrelazione tra le immagini, la luce e l&#8217;occhio umano. Basta osservare un quadro dipinto all&#8217;epoca del Rinascimento italiano (XIV-XVI secolo) e metterlo in relazione con quello di un maestro del\u00a0secolo\u00a0d&#8217;oro dei pittori olandesi (XVII) per notare un&#8217;immediata quanto lampante differenza: dove prima albergava il metodo dello stile\u00a0e la composizione prospettica situazionale, nel giro di appena 200 anni si era a passati ad un realismo quasi fotografico, in cui le forme, la luce e le ombre erano tracciate con precisione quasi fuori dall&#8217;umano. Possibile che il progresso tecnico dei pittori pi\u00f9 celebri fosse avanzato fino a quei livelli? Perch\u00e9 era\u00a0tanto pi\u00f9 bravo\u00a0nel riprodurre la realt\u00e0, un Rembrandt o un Vermeer, rispetto ai nostri Leonardo da Vinci o Raffaello? Ci sono diverse ipotesi. La pi\u00f9 accreditata, ad oggi, e la cosiddetta tesi Hockney-Falco (dal nome degli studiosi alla sua origine) che \u00e8 soltanto una teoria, nello stesso senso in cui lo \u00e8 quella\u00a0dell&#8217;evoluzione. Per ragioni preconcette e ormai difficili da scardinare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17337\" aria-describedby=\"caption-attachment-17337\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5I-bOBsQT74\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17337\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17337 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Camera-Obscura-500x313.jpg\" alt=\"Camera Obscura\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Camera-Obscura-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Camera-Obscura.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17337\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;inversione del concetto di un proiettore a camera oscura \u00e8 questa scatola con un foro stenopeico, privo di lente e dunque del bisogno di mettere a fuoco, che permette di proiettare la luce (e quindi l&#8217;ambiente circostante) all&#8217;interno della scatola, in senso invertito. L&#8217;inclusione di un sottile velo anteposto agli occhi consente di sperimentarne lo spettacolo con gran soddisfazione.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno della camera oscura \u00e8 stato noto agli uomini fin dai tempi del mondo antico. Sappiamo ad esempio, grazie agli scritti giunti fino a noi, che Aristotele (quarto secolo a.C.) aveva scoperto un metodo per osservare le eclissi, di riflesso, attraverso il filtro delle fronde di un albero o le fibre di una cesta. Egli aveva infatti notato che indipendentemente dalla forma del foro, i raggi del Sole che passavano tali barriere gettavano figure perfettamente circolari, o nel corso di particolari circostanze astrali, nella forma di curiose mezze lune. Fu quindi Euclide (inizio terzo secolo) a teorizzare per primo in Occidente che la luce viaggiasse in senso unicamente lineare, come del resto, in epoca praticamente co\u00e9va, avevano compreso\u00a0alcuni studiosi\u00a0cinesi all&#8217;altro capo del mondo, grazie al clima di\u00a0fioritura delle arti creato dal filosofo Mo Tzu (470-391 a.C.). Quindi,\u00a0tale ambito di studio prese delle strade\u00a0totalmente differenti: per l&#8217;intero corso delle dinastie successive, la principale citazione della camera oscura \u00e8 quella del filosofo\u00a0Shen Kuo (1031-1095 d.C.) che notava come una figura di una pagoda da lui in qualche modo riprodotta in senso invertito\u00a0sulle coste della regione di Youyang, avesse sviluppato un tale fenomeno solamente\u00a0per &#8220;l&#8217;influenza del mare&#8221; sulla luce. Un concetto, oggi\u00a0\u00e8 molto chiaro,\u00a0totalmente privo di basi scientifiche. Mentre sappiamo che ad esempio gi\u00e0 l&#8217;architetto e matematico bizantino\u00a0Antemio di Tralle (creatore, tra le altre cose, dell&#8217;Hagia Sophia di Costantinopoli) avesse effettuato numerosi esperimenti di ottica con la camera oscura, al punto di averla usata come ausilio nei suoi disegni progettuali. Ma un vero approccio scientifico sarebbe arrivato solo successivamente, grazie all&#8217;iniziativa dello studioso arabo\u00a0Ibn al-Haytham (965\u20131039 d.C.) detto Alhazen, che descrisse nei suoi scritti come un trio di candele anteposte alla camera oscura riproducessero al suo interno\u00a0altrettanti circoli\u00a0di luce, ma invertiti. Spegnendo quella di destra, si scuriva il fascio di sinistra, e viceversa. Tenendo conto\u00a0di un simile esperimento, quindi, coloro che vennero dopo approfondirono l&#8217;idea. Proprio il gi\u00e0 citato Leonardo, nel suo Codex Atlanticus (1502) cita ad esempio il fenomeno, da lui a lungo ponderato, per cui un piccolissimo foro praticato nella parete di una stanza, per il resto totalmente\u00a0buia, riuscisse a riprodurre su quella antistante un&#8217;immagine a colori di quanto si trovava all&#8217;esterno, ma invertito e un po&#8217; sfocato. Tale artificio, tramite il posizionamento ad arte di un foglio di carta, poteva permettere di ricalcare letteralmente la realt\u00e0, ottenendo un disegno paesaggistico o architettonico che fosse, per la prima volta, preciso al 100%, ovvero totalmente privo di alterazioni soggettive. Soltanto successivamente si sarebbe scoperto come\u00a0l&#8217;effetto potesse essere ulteriormente migliorato, con un foro geometricamente\u00a0circolare che fosse stato praticato su una barriera estremamente sottile, per minimizzare i problemi\u00a0della diffrazione e della vignettatura. L&#8217;aggiunta di una lente, inoltre, poteva fare molto per contrastare l&#8217;inevitabile perdita di luminosit\u00e0, raggiungendo un livello di chiarezza molto superiore. Basti considerare, per comparazione, l&#8217;effetto ottenuto dal proiettore di Pizza Hut, a partire dal semplice schermo di un cellulare. Non c&#8217;\u00e8 quindi da meravigliarsi, sul fatto che proprio questa sia la base di qualsiasi forma di fotografia. La camera oscura originaria e priva di lenti, oggi pi\u00f9 che altro una curiosit\u00e0, viene usata occasionalmente per dimostrare nelle aule il funzionamento fisico della luce, oppure nel corso di esperimenti autogestiti. Fu tuttavia alla sua epoca uno strumento primario per lo sviluppo del metodo scientifico. Inizialmente messa a frutto da chi voleva semplificare la risoluzione di un particolare problema prospettico, al fine di stupire il committente di turno con un quadro oggettivamente perfetto, fu presto considerata un&#8217;analogia del funzionamento dell&#8217;occhio umano (Leonardo) della sua interazione con la mente (Cartesio) e infine dello stesso processo di acquisizione e continuo rinnovamento\u00a0dell&#8217;autocoscienza (John Locke).<br \/>\nIl fatto \u00e8 che un fotone, in qualit\u00e0 di\u00a0particella\u00a0subatomica, non ha una massa misurabile dall&#8217;uomo. Eppure racchiude in se un misterioso\u00a0<em>quantum<\/em> d&#8217;energia, sufficiente a spostarsi lungo dei vettori facilmente osservabili, in determinate condizioni e addirittura con un valido profitto, inteso come via d&#8217;approccio alla comprensione della verit\u00e0. Se si potesse, ipoteticamente, intrappolare un raggio di luce all&#8217;interno di una scatola foderata\u00a0di specchi praticamente\u00a0perfetti, questo rimbalzerebbe senza pi\u00f9 fermarsi\u00a0da un parete all&#8217;altra della stessa, aumentando di fatto l&#8217;energia potenziale del sistema. Troverebbe un incremento, dunque, il suo peso complessivo? Secondo la celebre formula di Einstein, E = mc<em><sup>2<\/sup><\/em>, sembra proprio di si. Un concetto assai difficile da dimostrare, nella pratica.\u00a0Ma ancor pi\u00f9 inquietante\u00a0\u00e8 la domanda troppo spesso trascurata, relativa a cosa avrebbe modo di vedere, in un tempo pari ad X, la pietanza al pomodoro e mozzarella\u00a0nella scatola con l&#8217;occhio artificiale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pensa generalmente, a margine del tema alimentare, che se una pietanza fosse in se dotata di occhi vitrei, per guardare il commensale durante\u00a0l&#8217;intero corso del suo pasto, sarebbero davvero in poche le persone in grado di pensare alla conversazione. 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