{"id":17320,"date":"2015-05-26T07:47:36","date_gmt":"2015-05-26T05:47:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17320"},"modified":"2015-05-26T07:52:50","modified_gmt":"2015-05-26T05:52:50","slug":"pesa-di-piu-goldrake-o-un-buco-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17320","title":{"rendered":"Pesa di pi\u00f9 Goldrake o un buco nero?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7CXNa_m52r0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17321\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17323\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Mecha-size-500x313.jpg\" alt=\"Mecha size\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Mecha-size-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Mecha-size.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un giorno della calda primavera del 1972 e senza che ci fosse una ragione attesa, il giovane in et\u00e0 scolare Kohei Kuji sent\u00ec suonare il campanello della porta\u00a0all&#8217;improvviso. Messo da parte il volumetto del suo manga in corso di lettura, forma d&#8217;intrattenimento preferita dagli adolescenti della sua generazione, balza in piedi e corre verso l&#8217;uscio, lo spalanca per trovare: nulla, nessuno, niente d&#8217;importante. Tranne un pacco messo da una parte, ricoperto di una carta marroncina e privo di alcun tipo di etichetta che identifichi il mittente. Ora, in tempi\u00a0come i nostri, in cui Internet ci ha insegnato a fidarci ben poco delle situazioni inaspettate, ma soprattutto a costruire trappole a molla, veicoli virali, ogni sorta di crudele scherzo contro i nostri simili pi\u00f9 amati-odiati, forse un attimo di esitazione ci sarebbe pure stato. Ma quella era un&#8217;epoca caratterizzata da un benessere ed un ottimismo diffuso, soprattutto in un Giappone all&#8217;apice della sua bolla, della crescita economica e della fiducia nel tuo prossimo, persino quando sconosciuto. Cos\u00ec il bimbetto si reca fino alla cucina, appoggia il pacco sopra il tavolo da pranzo, prende un coltello per il pesce di suo padre. Delicatamente, con estrema cautela, inizia a incidere l&#8217;incarto, finch\u00e9 non sente all&#8217;improvviso: &#8220;Ow!&#8221; Per l&#8217;effetto dello shock, lascia cadere il suo strumento. Dannazione! Come avrebbe potuto mai saperlo? Nel pacco non c&#8217;erano dei semplici pupazzi, ma Arthur, Edison, Izam, Odin e Walt, cinque piccoli alieni provenienti dal pianeta Micro Earth, inviati fin dall&#8217;altro capo dell&#8217;universo con il preciso\u00a0scopo di osteggiare il nascituro\u00a0potere del\u00a0principe di Acroyer,\u00a0malefico conquistatore di ogni\u00a0civilt\u00e0. \u00a0Per i protagonisti umani di un <em>franchise<\/em>\u00a0moderno giapponese, sia questo fondato sul mondo tecnologico e tradizionale, cinematico oppure disegnato, c&#8217;\u00e8 ben poco da fare tranne arrendersi a seguire il flusso. Fare da momento comico, se necessario, e offrire\u00a0il proprio punto di vista soggettivo e interno al racconto come tramite per il coinvolgimento degli spettatori. Quando iniziano a sfolgorare i laser, si rincorrono le astronavi, le spade cozzano con orribile e squillante persistenza, non saranno mai loro a combattere direttamente, ma il Pok\u00e9mon, lo spirito del samurai venuto dal passato, lo <em>shikigami<\/em> spirituale consacrato al sacro compito da un vecchio e saggio stregone. Tranne che in un caso: il genere <em>mecha<\/em>, sarebbe a dire quel vasto catalogo di &#8216;Cunti, nato a partire da Tetsujin 28 di\u00a0Mitsuteru Yokoyama (1956)\u00a0in cui il protettore sovrannaturale della Terra era, per la prima volta, un essere non biologico e (quasi del tutto) privo di una volont\u00e0. Cos\u00ec di nuovo c&#8217;era\u00a0quel bambino <em>ante-litteram<\/em>, questa volta armato di telecomando e in grado di fornire gli input al suo beniamino alto due metri, creato a partire da un&#8217;analogia con Astroboy di Osamu Tezuka (1952) sostanzialmente il piccolo pinocchio giapponese. Ma si pu\u00f2 ancora parlare di androidi, quando simili creature spesso antropomorfe esistono soltanto per servire il bene collettivo, eseguendo pedissequamente i desideri di uno stereotipico, quanto innocente, eroe della giustizia? Il fallimento dell&#8217;analogia appare ancor pi\u00f9 pregno successivamente, quando la bussola o coscienza\u00a0robotica (il ragazzo) inizi\u00f2 a prendere posizione direttamente nella testa o dentro al petto del suo servitore, trasformandolo cos\u00ec nell&#8217;analogia pseudo-sovrannaturale di un possente aereo o carro armato, per quanto in grado di resistere e persistere senza alcun tipo di supporto.<br \/>\nQuel passaggio,\u00a0tanto\u00a0significativo, fu intuito inizialmente da un&#8217;altra grande personalit\u00e0 del mondo della creativit\u00e0 giapponese, quel Go Nagai che \u00e8 stato l&#8217;ideatore di Mazinga Z (1972) Jeeg Robot\u00a0d&#8217;acciaio\u00a0(1975) e il Goldrake titolare (in origine\u00a0<i>UFO Robot Grendizer &#8211; <\/i>1975). Ma una volta gettato il seme sul terreno fertile dell&#8217;altrui fantasia, il passo era segnato: nel giro di pochi anni, i media giapponesi iniziarono a sperimentare l&#8217;invasione di ogni sorta di straordinaria macchina da guerra, ciascuna testardamente incline a combattere i pericoli provenienti da lontano. Giammai, in una tale fase storica, ancora in grado di ricordare le fallite aspirazioni\u00a0imperialiste del paese, il pubblico avrebbe apprezzato situazioni realistiche con delle credibili fazioni contrapposte. Cos\u00ec, mentre negli Stati Uniti spopolavano le scriteriate avventure Lanterna Verde, Flash e Capitan America, all&#8217;altro lato dell&#8217;Oceano\u00a0si consumava\u00a0la passione per un differente tipo di supereroi, alti decine di metri e sempre rigorosamente fatti di metallo, quasi sempre del tutto privi di una mente propria. Ma se c&#8217;era un singolo fattore in comune, tra questi due mondi rigorosamente contrapposti, questo era certamente il modo d&#8217;interpretare il rapporto di potenza tra i diversi personaggi: attraverso le sperimentazioni ipotetiche dei fan. E non c&#8217;\u00e8 molto da meravigliarsi nel trovare ancora simili tematiche, trattate con profonda seriet\u00e0, all&#8217;interno d&#8217;innumerevoli gruppi di discussione internettiane, come in commenti satirici dell&#8217;universo <em>nerd<\/em> e <em>geek<\/em>, vedi la serie comica The Big Bang Theory. Ma il Giappone, che persino oggi tende a prendersi un po&#8217; pi\u00f9 sul serio, di norma non ricorre alla pura e semplice ironia, n\u00e9 al soggettivismo delle ipotesi preferenziali.<br \/>\nCiascun <em>mecha\u00a0<\/em>\u00e8 &#8220;il pi\u00f9 forte&#8221; perch\u00e9 ciascuno sconfigge il male, come e quando necessario, sarebbe a dire nel contesto operativo che gli \u00e8 stato posto attorno dal creatore. Ben pi\u00f9 meritevole di essere discussa, risulterebbe invece una scala come questa, sul quale sia il vero rapporto tra le dimensioni, posto in una scala crescente, dai giocattoli senzienti di cui sopra fino ai chilometri delle astronavi trasformabili, o i pi\u00f9 folli e spropositati mostri chtulhuiani. Per fortuna che l&#8217;utente Metroidfan l&#8217;ha ripescata, dalle pieghe geroglifiche\u00a0del portale NicoNico e ce l&#8217;ha riproposta tradotta, con tanto di colonna sonora tratta dall&#8217;intramontabile Gurren Lagann. L&#8217;analogia offerta dai metodi realizzativi\u00a0del video in questione figura tra\u00a0le pi\u00f9 fantastiche e inquietanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un crescendo certamente coinvolgente: si comincia dal pupazzetto di cui sopra, il Microman protagonista, ce n&#8217;\u00e8 sempre uno, per ciascuna squadra di super-<em>sentai,<\/em>\u00a0che veniva venduto in forma di action figure dalla Takara di quell&#8217;epoca con la chiara dicitura &#8220;a dimensioni naturali&#8221;. Era questo, in realt\u00e0, il frutto di recenti evoluzioni tecniche nella lavorazione della plastica, in grado di fornire i giocattoli di un alto numero di punti di articolazione, nonch\u00e9 doti prima inaspettate: non per niente sarebbe stata proprio la seconda serie del <em>franchise<\/em>, esportata verso l&#8217;Occidente, a dare i natali al mito e all&#8217;epopea dei Transformers, anch&#8217;essi rappresentati nella sequenza, dalla figura sorprendentemente imponente (9 m) di Optimus Prime. Si prosegue con il Pok\u00e9mon pi\u00f9 piccolo, poi Haro, la mascotte sferoidale e ricorrente della serie Gundam, con alla sua destra il certamente pi\u00f9 familiare C1P8 (R2D2) droide-scatoletta di Guerre Stellari. Pi\u00f9 di lui: Metabee (dell&#8217;omonima serie di battaglie tra robo-modellini) ed ovviamente Doraemon, il mitico gatto proveniente da lontano, protagonista della serie a cartoni animati pi\u00f9 lunga della storia. Ebbene si, con il suo 1969-2015, sconfigge addirittura i Simpson, anche di largo margine. A questo punto siamo attorno al metro e si comincia con i robot a figura umana: il piccolo Astroboy con le diverse alternative di ciascuna epoca, tra cui chiaramente Megaman dei videogiochi Capcom, quindi Hatsune Miku, la cantante virtuale frutto dei sofisticati software Vocaloid. Proprio lei, al passaggio del suo turno, rimarr\u00e0 come ausilio alle proporzioni, almeno finch\u00e9 non scomparir\u00e0 per l&#8217;immisurabile grandezza della controparte. Per il primo terzo della sequenza, i protagonisti sono principalmente appartenenti al genere Real Robot, ovvero delle armature tattico-spaziali affini a quelle teorizzate dal romanziere di fantascienza americano\u00a0Robert A. Heinlein nel suo Starhip Troopers, poi ignorate\u00a0per semplificare\u00a0nell&#8217;omonimo film del 1997 di Paul Verhoeven, vera e propria satira (probabilmente intenzionale) del messaggio militarista originario. Passano i robo-poliziotti di Patlabor, come l&#8217;eroico cavaliere cosmico Tekkaman Blade. La situazione inizia a farsi seria con l&#8217;arrivo del primo Gundam (18 metri) dalla stazza comparabile a quella dei principali super-robot dell&#8217;epoca di Go Nagai. Poco sopra, l&#8217;unit\u00e0 guerriera di Evangelion di Hideaki Anno (2000) filosofico avatar d&#8217;inconoscibili divinit\u00e0. Da qui \u00e8 un crescendo, in cui vecchio e moderno s&#8217;intrecciano in modo inscindibile, verso i pi\u00f9 sfrenati confini dell&#8217;immaginabile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17322\" aria-describedby=\"caption-attachment-17322\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/HEheh1BH34Q\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17322\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17322 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Stars-size-500x313.jpg\" alt=\"Stars size\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Stars-size-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Stars-size.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17322\" class=\"wp-caption-text\">C&#8217;era una volta morn1415, l&#8217;esperto utilizzatore di software per la grafica 3D, che aveva realizzato uno dei pi\u00f9 affascinanti e diretti video di confronto delle dimensioni tra i diversi corpi astrali, tra cui la terra, il nostro Sole, la progressione sempre pi\u00f9 terribile delle rosse iper-giganti. Finch\u00e9 alla fine, per circumnavigare ipoteticamente la stella VY Canis Majoris alla velocit\u00e0 di 900 Km\/h, non ci dava una stima temporale fuori dalla comprensione umana: undici secoli dal momento dell&#8217;imbarco.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Navi da guerra, la Tokyo Tower, il riconoscibile grattacielo dello Skytree. Seguono le astronavi madre di ciascuna serie che talvolta, addirittura loro, si trasformano in guerrieri antropomorfi con due braccia ed altrettante gambe, per fluttuare nello spazio come avatar della mitologia induista. Quindi, ancora di pi\u00f9: il monte Fuji, seguito dalla portaerei-citt\u00e0 della serie<em>\u00a0Girls und Panzer <\/em>(2012)\u00a0sopra cui si sfidano ragazzine alla guida dei pi\u00f9 celebri carri armati della seconda guerra mondiale. Cos&#8217;\u00e8 in fondo un blindato con cannone di grosso calibro, se non la massima approssimazione realmente esistente di un <em>mecha<\/em> da combattimento? Mazinga \u00e8 nella mente dell&#8217;osservatore, almeno, se non innanzi ai suoi occhi fisici e ricolmi di speranza per il futuro. Ancora.<br \/>\nPerch\u00e9 questo incredibile crescendo, sempre pi\u00f9 rapido ed esponenziale, fondamentalmente parla del modo in cui funziona questa mente creativa, tesa non tanto a quello che sia fisicamente possibile, quanto al bello e affascinante in quanto tale. Se pure si usa dire che &#8220;La grandezza dell&#8217;universo ci rende umili&#8221; questo non significa che debbano esserlo anche i nostri costrutti artificiali, ci\u00f2 che ci ha permesso, attraverso il ciclo delle generazioni, d&#8217;instradare la natura verso il ritmo del possibile bisogno. Il giusto culmine della sequenza si raggiunge alla comparsa di lui, ovviamente, Tengen Toppa Gurren Lagann. Pi\u00f9 grande dell&#8217;universo osservabile allo stato attuale delle cose. La personificazione ultima, nell&#8217;omonima serie del 2007 della Gainax, di quella che l&#8217;autore\u00a0Kazuki Nakashima definisce l&#8217;Energia della Spirale. Un contenuto spirituale del DNA, inconoscibile quanto la Via teorizzata dal Taoismo, che permetterebbe agli umani di raggiungere i Cieli e superarli, costruendo meraviglie in grado di scuotere le stesse fondamenta universali. Cosa che succede puntualmente nel finale, al palesarsi di questa figura del robot divino, che dovr\u00e0\u00a0fisicamente combattere contro l&#8217;altrettanto smisurata personificazione del principio contrapposto, il Granzeboma. A rivaleggiare con la sua eminenza, soltanto una possibile cosa: l&#8217;ipotesi matematica del foglio di giornale ripiegato su se stesso 100 volte, fino al raggiungimento di uno spessore di 13,4 milioni di anni luce. Ma sai che fatica, a riuscirci!\u00a0Per un&#8217;impresa simile, forse sarebbe necessario l&#8217;aiuto di Demonbane, l&#8217;unico mecha dalle dimensioni &#8220;infinite&#8221; e quindi doverosamente ignorato in questa carrellata di mostruosit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17321\" aria-describedby=\"caption-attachment-17321\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QgNDao7m41M\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17321 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Black-Hole-size-500x313.jpg\" alt=\"Black Hole size\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Black-Hole-size-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Black-Hole-size.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17321\" class=\"wp-caption-text\">In tempi pi\u00f9 recenti, morn1415 ci ha omaggiato anche di questa comparativa tra le dimensioni dei diversi buchi neri, da lui misurati in base al rapporto tra la loro massa e quella del Sole terrestre. Il rapporto tra le grandezze pu\u00f2 causare vertigini improvvise.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la domanda &#8220;Quanti angeli possono danzare sulla punta di uno spillo&#8221; \u00e8 tanto inutile quanto straordinariamente significativa. Perch\u00e9 come ampiamente dimostrato da generazioni di filosofi, \u00e8 impossibile trovargli una risposta, a meno di presumere cosa realmente SIA, un messaggero del Regno dei Cieli. La questione tende dunque a diventare, per il tramite delle sue numerose interpretazioni, una sorta di sfida a chi osa immaginare la miniaturizzazione pi\u00f9 sfrenata, come in una sorta\u00a0di\u00a0nanotecnologia della fede applicata allo strumento pi\u00f9 rappresentativo del cucito. Mentre il pagliaio osserva, divertito.<br \/>\nLa stessa tendenza, ma all&#8217;incontrario, si pu\u00f2 individuare nell&#8217;epica dei mega-robot giapponesi: l&#8217;umano che replica se stesso su una scala totalmente spropositata, allo scopo di raggiungere i confini stessi del possibile, superarli e quindi andare ancora oltre, verso i limiti della divinit\u00e0. Cos\u00ec Gurren Lagann che lancia le galassie a spirale come fossero shuriken contro il suo mistico\u00a0nemico, oltre che un&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 fisica, diventa anche qualcosa d&#8217;altro. Lo strumento per metterci direttamente in relazione contro il cosmo sconfinato. E un giorno prenderlo fra l&#8217;indice ed il pollice, come fatto un tempo con\u00a0i pupazzetti guerrieri\u00a0dell&#8217;inconsapevole Kohei Kuji, proiezione fanciullesca\u00a0della stessa umanit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un giorno della calda primavera del 1972 e senza che ci fosse una ragione attesa, il giovane in et\u00e0 scolare Kohei Kuji sent\u00ec suonare il campanello della porta\u00a0all&#8217;improvviso. Messo da parte il volumetto del suo manga in corso di lettura, forma d&#8217;intrattenimento preferita dagli adolescenti della sua generazione, balza in piedi e corre verso &#8230; <a title=\"Pesa di pi\u00f9 Goldrake o un buco nero?\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17320\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Pesa di pi\u00f9 Goldrake o un buco nero?\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[42,101,46,759,188,80,138],"class_list":["post-17320","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-anime","tag-filosofia","tag-giappone","tag-manga","tag-mecha","tag-robot","tag-spazio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17320","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17320"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17325,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17320\/revisions\/17325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}