{"id":17268,"date":"2015-05-19T07:58:22","date_gmt":"2015-05-19T05:58:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17268"},"modified":"2015-05-19T08:06:25","modified_gmt":"2015-05-19T06:06:25","slug":"lartista-inglese-degli-tsuba-le-protezioni-per-katana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17268","title":{"rendered":"L&#8217;artista inglese degli tsuba, le protezioni per katana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wGMj7o6AwnM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17269\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17271\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-500x313.jpg\" alt=\"Tsuba\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Imitare non \u00e8 semplice. Fra tutte le applicazioni dell&#8217;arte, soprattutto se in tre dimensioni, non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 impegnativo che porsi a rapporto con l&#8217;opera di un maestro, con l&#8217;obiettivo dichiarato di produrre un qualche cosa che sia pari ad essa, o per lo meno degno di essergli accostato. Soprattutto poi, se quell&#8217;oggetto viene da una tradizione specifica\u00a0e rigorosamente\u00a0chiusa ad influenze esterne, come quella in cui s&#8217;impegna\u00a0con profitto\u00a0Ford Hallam, l&#8217;unico scultore\u00a0europeo\u00a0ad aver ricevuto prestigiosi riconoscimenti nei cataloghi e nelle riviste di metallurgia tradizionale giapponese. Al punto di trovarsi, tra il Giugno e l&#8217;Ottobre del 2009,\u00a0in una situazione al tempo stesso invidiabile e spaventosa: il dover supplire, con la sua capacit\u00e0 manuale, alla mancanza lungamente lamentata di uno <em>tsuba<\/em> per la pi\u00f9 lunga\u00a0delle due\u00a0spade realizzate nel diciannovesimo secolo da un artista della prefettura di Mito, Hagia Katsuhira. Con sopra la pi\u00f9 inaspettata delle figure: una cupa e splendida pantera in agguato&#8230; Si dice che una volta, il rinomato incisore Katsushika Hokusai avesse dipinto l&#8217;immagine di un nume\u00a0tutelare buddhista nello spazio di\u00a0un giardino pubblico, in dimensioni tanto estese da permettere a un uomo a cavallo di attraversare la sua bocca o di consumare un pasto nello spazio del suo occhio. Ma se i precetti dello Zen dicono: &#8220;Incontra il Buddha per strada, quindi uccidilo&#8221; non c&#8217;\u00e8 \u00a0tanto da meravigliarsi, nel ritrovare lo splendore del mondo naturale addirittura qui, sopra un elemento\u00a0costruito a margine del conflitto tra gli umani.<br \/>\nNel nostro medioevo, l&#8217;elemento preferito per condurre\u00a0lo stemma di una famiglia nobiliare fin\u00a0dentro al\u00a0campo di battaglia era senz&#8217;alcun dubbio lo scudo. Per ragioni pratiche, le dimensioni, la forma, la variet\u00e0 di materiali e lavorazioni utilizzabili, oltre che simboliche, connesse al concetto del sangue degli antenati che rinasce in forma inanimata, con lo scopo di deviare i colpi del nemico. Ma\u00a0come affrontava la stessa questione un\u00a0samurai, guerriero del Giappone feudale\u00a0resistito, senza alcuna profonda variazione concettuale, per\u00a0oltre\u00a0mille anni di confronti tra i daimy\u014d del clan\u00a0e i loro servitori in armi? L&#8217;individuo\u00a0che, nato nella remota\u00a0epoca Nara (710-784) come guerriero armato d&#8217;arco, lancia, falcione e\/o grande mazza in legno (<em>kanabo<\/em>) ebbe ad evolversi, attraverso il successivo periodo della capitale spostata a\u00a0Kamakura, nel prototipo del perfetto spadaccino, dedito all&#8217;ineccepibile impiego di quelle\u00a0che erano e sempre rimasero\u00a0elaborazioni di\u00a0pesanti sciabola da cavalleria. La <em>nihonto<\/em> (spada giapponese) ha molte forme: pu\u00f2 essere soltanto lievemente curva e portata con la lama verso il basso (<em>tachi<\/em>) oppure pi\u00f9 corta e gibbosa\u00a0(<em>katana<\/em>) o ancora la versione per cos\u00ec dire portatile della stessa cosa (<em>wakizashi<\/em>) queste ultime due spade, tradizionalmente, agganciate\u00a0assieme alla cintura dei guerrieri per l&#8217;intera epoca classica e fin quasi alla modernit\u00e0. Poi ci sono le esagerazioni, come la spaventevole <em>nodachi<\/em> a due mani, fino ad un 1,8 metri di metallo attentamente ribattuto, comparabile per imponenza a una <em>zweihander<\/em> del Sacro Romano Impero. Ma per tutte queste innovazioni tecniche, le prime e pi\u00f9\u00a0significative espressioni guerresche di un Giappone non pi\u00f9 legato alla Cina, bens\u00ec\u00a0piuttosto in netta contrapposizione culturale con l&#8217;intero\u00a0continente asiatico, qui non si ebbe mai occasione di scendere in campo con gli stemmi stretti saldamente in una mano, in mezzo a una costellazione di piastre metalliche ben rivettate. Non \u00e8 difficile trovare un collegamento tra la cultura marziale di questo paese e la completa mancanza di scudi, per lo meno nella tradizione celebrata dagli storici e poeti co\u00e9vi: il samurai ideale dovrebbe essere\u00a0un devoto seguace, in egual misura, del suo signore e del principio della morte in quanto in tale. La sua eventuale sconfitta, in mezzo frecce volanti e strali di metallo, altro non sarebbe che l&#8217;ottima occasione per raggiungere l&#8217;Empireo dei defunti, come dio postumo della guerra (<em>Aragami). <\/em>Quindi perch\u00e9 proteggersi? A che scopo ritrarsi dietro un pezzo di legno o metallo, come usavano fare i &#8220;deprecabili barbari&#8221; del sud? E la realt\u00e0 potrebbe includere, in qualche misura, tale linea di pensiero. Per\u00f2 va anche considerato come la tecnica necessaria per usare efficacemente nel contempo spada e scudo non sia affatto naturale, e richieda una destrezza niente affatto trascurabile da parte del guerriero. Vederla usata, a tutti i livelli e gli strati della guerra occidentale, non prova assolutamente nulla: nella guerra, come nella scienza, c&#8217;\u00e8 sempre un qualcuno che scoprendo un metodo, configura i limiti dell&#8217;altrui possibilismo. Mentre pi\u00f9 semplice, nonch\u00e9 naturale, diventa affidarsi\u00a0a una guardia\u00a0in rame dal diametro di 5, 8 cm o poco di meno, del tutto sufficiente per difendersi in determinate condizioni. E per la questione esteriore&#8230;Ecco, qualcosa si pu\u00f2 fare. Qualcosa che.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documentario in due parti <em>Utsushi &#8211; in search of Katsuhira&#8217;s tiger<\/em> (2010) di\u00a0Ford Hallam, ampiamente usato per promuovere il suo lavoro sul sito personale e il canale di YouTube, \u00e8 un racconto appassionante della quantit\u00e0 di impegno, esperienza ed abilit\u00e0 che possono essere concentrati in un oggetto dalle dimensioni cos\u00ec relativamente ridotte, ma un profondo significato culturale. Si comincia, come da prassi di quel concetto che compare anche nel titolo del video (<em>Utsushi<\/em> significa &#8220;trarre ispirazione&#8221;) con la presa di coscienza del modello. Lo <em>tsuba<\/em> superstite di\u00a0Hagia Katsuhira, fiduciosamente fornito dal committente, raffigura un felino in agguato tra le foglie di bamb\u00f9, con la coda ritorta e serpeggiante, quasi scimmiesca. L&#8217;animale, accuratamente brunito tramite l&#8217;impiego di ossidi di rame, guarda verso l&#8217;alto e si lecca la zampa anteriore destra, con un&#8217;espressione e una vivacit\u00e0\u00a0che sarebbero notevoli persino in un dipinto. E figuriamoci cos\u00ec realizzati, attraverso il battito cadenzato di due dozzine di scalpelli&#8230;Ma \u00e8 ormai tardi per l&#8217;esitazione. Ben presto, l&#8217;artista moderno inizia a preparare la sua miscela di metalli: la consuetudine dell&#8217;epoca del pezzo originario presumerebbe l&#8217;uso di una fusione composta per l&#8217;80% di rame e il rimanente 20 d&#8217;argento, ma Hallam nota subito che la colorazione qui \u00e8 decisamente differente dal normale. Cos\u00ec getta\u00a0coraggiosamente, nel suo calderone, anche un piccolo apporto d&#8217;oro e piombo, prima di scaldarlo nella forgia e ottenere, attraverso un processo vecchio di millenni, la precipitazione della sostanza metallica sul fondo, nella forma veicolata dal vapore di un dischetto convesso ai margini, pronto per la lucidatura. Che effettuer\u00e0, dapprima, con semplici lime, quindi tramite l&#8217;apposizione di una particolare pietra, da lui chiamata &#8220;Water of Ayr&#8221; e che dovrebbe provenire &#8220;Da una sola miniera scozzese in tutto il mondo.&#8221; Il risultato, gi\u00e0 magnifico, si configura come uno specchio grossomodo circolare, tanto riflettente da indurre l&#8217;artista a citare quello interiore\u00a0del Buddha e\u00a0dei filosofi successivi dediti allo studio dei sutra, che andrebbe\u00a0quotidianamente migliorato fino al raggiungimento del <em>satori<\/em> (l&#8217;illuminazione). A questo punto, inizia il difficile, ovvero \u00e8 tempo di impugnare gli scalpelli. Per un artista metallurgico occidentale, ci racconta Hallam, l&#8217;impatto pi\u00f9 straniante con la tecnica giapponese \u00e8 l&#8217;estrema quantit\u00e0 e variet\u00e0 di questi ultimi, che gli standard produttivi\u00a0vogliono manovrati alla maniera e con i risultati di un pennello. Non che un tale ostacolo sia riuscito a scoraggiarlo, nossignore.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17270\" aria-describedby=\"caption-attachment-17270\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pM0VnL30rDc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17270\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17270 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-2-500x313.jpg\" alt=\"Tsuba 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17270\" class=\"wp-caption-text\"><em>Utsushi &#8211; in search of Katsuhira&#8217;s tiger<\/em> &#8211; Parte 2<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fase in cui l&#8217;artista\u00a0realizza la tigre e le foglie circostanti si divide in fasi. Nella prima, lui comincia un abbozzo degli spazi vuoti e pieni, tagliando via con un seghetto il metallo in eccesso. Quindi inizia il primo accenno delle forme, ricavando un alloggiamento in corrispondenza della testa della figura principale. Soltanto successivamente, dopo una preparazione del materiale che non viene mostrata, incastrer\u00e0 in tale castone un piccolo blocco dello stesso materiale del pezzo di forma approssimativamente triangolare, dal quale ricavare il volto dell&#8217;animale. Completato questo delicato compito, viene il bello: Hallam ha infatti deciso di andare fino in fondo, e per rendere il pelo della pantera non soltanto graffier\u00e0 via, con estrema delicatezza, oltre un migliaio di precisi solchi nel metallo, ma addirittura inserir\u00e0 ad intarsio ciascuna singola linea della sua livrea a strisce. Ci\u00f2 significa che decine e decine di strisce di un altro colore\u00a0saranno martellate delicatamente in posizione, creando un effetto traslucido bitonale, osservabile soltanto in determinate condizioni di luce. La difficolt\u00e0 tecnica di una tale impresa, in connotazione con la relativa difficolt\u00e0 di apprezzarla, non fanno che aggiungere ai meriti produttivi dell&#8217;artista. Determinati elementi quindi, vedi le foglie e gli occhi del\u00a0felino, verranno quindi effettuati ad intarsio con lo stesso approccio, ma in oro puro, straordinariamente giallo e contrastante. Tocco finale della parte scultorea, indubbiamente il pi\u00f9 delicato, \u00e8 l&#8217;incisione della firma dell&#8217;autore sul retro dello <em>tsuba<\/em> (naturalmente, seguendo fino a fondo la strada dell&#8217;<em>utsushi<\/em>, quest&#8217;ultima\u00a0reciter\u00e0 Hagia Katsuhira). Una serie di caratteri calligrafici\u00a0per i quali\u00a0non \u00e8 ammesso alcun tipo di errore, pena una\u00a0macchia irrimediabile sui meriti dell&#8217;intera opera realizzata. Attentamente, delicatamente, lui riesce anche in questa sfida. Come tocco finale, il disco metallico viene immerso in una soluzione di <em>verdigris<\/em>, l&#8217;ossido di rame, per brunirlo alla maniera del suo compagno fornito come modello.<br \/>\nCompletato questo ultimo passaggio, i due <em>tsuba<\/em> vengono disposti l&#8217;uno accanto all&#8217;altro: l&#8217;accoppiamento \u00e8 perfetto. La pantera tigrata di Hallam, con un atteggiamento pi\u00f9 compunto, guarda nella direzione opposta della sua compagna, mentre la zampa \u00e8 usata con lo scopo di appoggiarsi sulla cornice metallica\u00a0in canne di bamb\u00f9. Osservando le due opere senza aver visto il video, molti sarebbero pronti a giurare che siano state realizzate dalle stesse mani. E lecito, tuttavia, porsi\u00a0l&#8217;ombra di uno strano\u00a0dubbio a posteriori: non \u00e8\u00a0possibile che la katana originaria di Katsuhira avesse sull&#8217;impugnatura, per dire, un drago?<\/p>\n<figure id=\"attachment_17269\" aria-describedby=\"caption-attachment-17269\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BkhWh19fTG4\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17269 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-3-500x313.jpg\" alt=\"Tsuba 3\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-3-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Tsuba-3.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17269\" class=\"wp-caption-text\">Questo secondo video, pi\u00f9 breve e privo di commento tecnico, mostra il processo costruttivo di uno tsuba decisamente pi\u00f9 semplice, con due spighe o infiorescenze in campo nero. Nonostante la mancanza di particolari effetti speciali, a composizione \u00e8 tale da creare un senso estremo d&#8217;eleganza.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Artisti come questi, che mettono le loro capacit\u00e0 al servizio di chiunque sia in grado di\u00a0comprenderle e pagarle adeguatamente, sono una grande fortuna dell&#8217;Internet dei nostri giorni. In un mondo in cui \u00e8 possibile pubblicare contenuti video o visuali per la collettivit\u00e0, sequenze come queste si trasformano in notevoli occasioni d&#8217;imparare cose nuove, avvicinarsi a mondi che altrimenti non conosceremmo mai. Un&#8217;opera pi\u00f9 convenzionale di Hallam, quindi pur sempre meno impegnativa della tigre di Katsuhira, che gli ha richiesto quattro mesi d&#8217;impegno, viene prezzata tra i 1200 ed i 6000 dollari. Componenti pi\u00f9 piccoli della spada, come\u00a0una coppia concordata di <em>fuchi<\/em> (anello dell&#8217;impugnatura)\u00a0e <em>kashira<\/em> (pomello, chiusura finale) partono dai 700 dollari, una cifra relativamente abbordabile nel campo delle opere d&#8217;arte di una simile complessit\u00e0 produttiva.<br \/>\nTra i nuovi progetti dell&#8217;artista, vanno senz&#8217;altro citate quelle che lui definisce, con un termine di probabile derivazione musicale, le sue &#8220;fughe&#8221; ovvero delle sculture naturalistiche in metallo, in cui un involucro di rame viene impiegato per restituire l&#8217;impressione di un ciottolo di fiume, con sopra insetti o altri piccoli animali. Sul suo blog \u00e8 presente <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.fordhallam.com\/#!reflections\/cmj3\" target=\"_blank\">un articolo estremamente esaustivo ed interessante<\/a><\/span>\u00a0con le considerazioni a margine della libellula della serie, gi\u00e0 venduta, ad un prezzo certamente rilevante, in un qualche momento indefinito del recente passato. Del resto ventisei anni d&#8217;esperienza, costruita a partire da un breve ma significativo apprendistato con uno dei maggiori artigiani viventi giapponesi, quell&#8217;Izumi Koshiro Sensei che lui cita nella biografia e spesso torna\u00a0a visitare in Giappone, hanno un innegabile valore, nel regno del sensibile, come in quello pi\u00f9 prosaicamente pecuniario. Nella\u00a0katana, come per un&#8217;automobile di lusso, non si pu\u00f2 lesinare sulle rifiniture. Chi risparmia sullo <em>tsuba<\/em>, prima o poi si pentir\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Imitare non \u00e8 semplice. Fra tutte le applicazioni dell&#8217;arte, soprattutto se in tre dimensioni, non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 impegnativo che porsi a rapporto con l&#8217;opera di un maestro, con l&#8217;obiettivo dichiarato di produrre un qualche cosa che sia pari ad essa, o per lo meno degno di essergli accostato. Soprattutto poi, se quell&#8217;oggetto viene &#8230; <a title=\"L&#8217;artista inglese degli tsuba, le protezioni per katana\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17268\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;artista inglese degli tsuba, le protezioni per katana\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[77,645,46,132,62,258,82,971],"class_list":["post-17268","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arte","tag-felini","tag-giappone","tag-inghilterra","tag-katana","tag-metallurgia","tag-scultura","tag-spada"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17268","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17268"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17268\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17278,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17268\/revisions\/17278"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17268"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17268"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17268"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}