{"id":17125,"date":"2015-05-03T07:56:45","date_gmt":"2015-05-03T05:56:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17125"},"modified":"2015-05-03T08:17:35","modified_gmt":"2015-05-03T06:17:35","slug":"jonathan-lantica-tartaruga-dellisola-di-santelena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17125","title":{"rendered":"Jonathan, l\u2019antica tartaruga dell\u2019isola di Sant\u2019Elena"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7sElfkW4h40\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17126\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17128\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-la-tartaruga-500x313.jpg\" alt=\"Jonathan la tartaruga\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-la-tartaruga-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-la-tartaruga.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Centottantanni e non sentirli, masticando l\u2019insalata che ti portano gli umani, gli svelti, effimeri esseri bipedi che si susseguono nella spaziosa Plantation House. Residenza estiva del governatore in quest\u2019isola dedicata alla santa di Costantinopoli, mutevole inquilino fin da quando venne posta la prima pietra angolare della casa, nel 1791, ad opera degli ufficiali della Compagnia delle Indie Orientali. La villa venne poi ampliata in modo significativo, a seguito della nomina di una tale remota terra emersa al prestigioso, eppur meno che invidiabile, status di Colonia della Corona Britannica. Supervisionata in modo diretto dall\u2019imperitura Alexandrina, lady a tutti nota come Queen Victoria, colei sopra il cui <em>corpus\u00a0<\/em>non era mai completamente giorno, n\u00e9 poteva tramontare il sole. Esattamente come i precedenti territori dell\u2019Impero Ottomano, da cui l\u2019onomastica latente, erano stati il sangue e il fluido del sultano di turno, a partire dai potenti porti sopra il Corno d\u2019Oro. Eppure nessun impero della storia, per quanto esteso e duraturo, potr\u00e0 mai rivaleggiare la presenza stolida di appena quattro, cinque tartarughe giganti e i loro discendenti, dinosauri virtualmente immutati attraverso i secoli di orribili tribolazioni&#8230; Se non altro per il semplice fatto che cent\u2019anni, per loro, altro non sono che una semplice generazione. Oppure neanche quella, vedi l\u2019esempio di questo singolo animale, ormai sdentato. Che forse non \u00e8 saggio, n\u00e9 potrebbe scrivere la propria biografia, ma i cui occhi hanno gi\u00e0 visto molte, addirittura troppe cose. E chiss\u00e0 quanti ricordi, sotto il guscio a cupola di quel gigante&#8230; Dal giorno del suo fato rovesciato, collocato attorno al 1882, quando, secondo le cronache, lui venne caricato su una nave in visita presso l\u2019arcipelago delle Seychelles. All\u2019altro lato del vasto continente africano, nell\u2019Oceano portatore di un diverso nome ed un profumo ricco di misteri. Laddove la grande India, col suo pantheon mitologico e le antiche leggende, talvolta nominava Kurma, tartaruga eterna che sostiene il mondo e forse non soltanto si basava sul semplice sogno di un profeta, ma su casi e cose gi\u00e0 verificate all\u2019esperienza degli avventurosi naviganti.<br \/>\nC\u2019era stata infatti un\u2019epoca, o cos\u00ec si dice, in cui simili esseri venivano onorati dal destino. Il rettile senza tempo, simbolo di ci\u00f2 che sopravvive al regno dei ricordi, libero di deporre le proprie proprie poche uova cuoiose senza nessun tipo di disturbo, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte attraverso il corso della propria vita duratura, privo di un qualsivoglia predatore naturale. Quindi venne il portatore di una fiamma sfortunata, preannunciato dalle bianche vele o dal vapore: era terribile, spietato. Del resto era l\u2019uomo, costui. Si sa per certo che tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, nessuna carne fosse maggiormente gradita al palato dei bucanieri e gli altri naviganti del Pacifico del Sud, che quella delle silenziose camminatrici erbivore dalle corazze bitorzolute, mansuete ed incapaci di difendersi, poich\u00e9 mai prima d\u2019allora, ne avevano avuto la necessit\u00e0. E soprattutto pratiche da gestire, in quanto l\u2019evoluzione le aveva fornite della capacit\u00e0 di giacere immobili dentro una stiva, per settimane o mesi, senza bere n\u00e9 mangiare. Chiuse nel buio di casse silenziose, senza pi\u00f9 conoscere il colore ed il sapore della loro erba primordiale. In attesa del crudele, forse ormai benvenuto, colpo della mannaia del cuoco di bordo. Era questa una pratica particolarmente diffusa, sia in questi luoghi circostanti l\u2019Africa che nelle distanti Galpagos, dove risiedeva l\u2019unica altra specie comparabile di tartarughe sul pianeta. Si stima che una singola baleniera inglese, di passaggio presso quell\u2019altro arcipelago, potesse nei fatti rapire anche 500-600 esemplari nel corso della sua carriera, destinati a far le veci di un moderno, enorme frigorifero di carne. E fu forse\u00a0simile, nelle prime battute, l\u2019esperienza pi\u00f9 terribile della sua vita: Jonathan, con allora almeno un mezzo secolo d\u2019et\u00e0 (era insomma, gi\u00e0 cresciuto alla sua stazza attuale) che viene condotto via dal territorio dei suoi avi, pungolato forse dolcemente, o magari con un certo grado d\u2019impazienza fino al molo, quindi oltre le murate in legno del vascello incatramato. Chiss\u00e0 che avr\u00e0 pensato, in quell\u2019epoca precedente addirittura alla nostra rivoluzione industriale, camminando sopra gli assi che dovevano aver conosciuto tanti suoi predecessori. Se si rendeva conto della gravit\u00e0 del suo futuro.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una storia preoccupante, che pare tuttavia fregiarsi di un sincero lieto fine. Uno stereotipico, davvero bene accolto: \u201cVisse serenamente per i molti, moltissimi anni a venire&#8230;\u201d Interminabili, persino. Perch\u00e9 dopo qualche giorno di <em>suspense<\/em>, per ragioni che in effetti oggi non ci sono note, Jonathan fu risparmiato dalla fame dei navigatori. E scaricato, assieme ad un numero imprecisato di altri suoi simili, proprio qui sull\u2019Isola di Sant\u2019Elena, affinch\u00e9 brucasse l\u2019erba tanto cara a Sua Maest\u00e0, nel giardino stesso del governatore inglese. Ora, non \u00e8 naturalmente facile, al colpo d\u2019occhio, distinguere un animale tanto inusuale dai suoi consimili e vicini. Spesso capita, per luoghi di rappresentanza come questo, che sussista la presenza di un\u2019intramontabile mascotte vivente: il pavone, il cigno, il segugio. Creatura che apparentemente non cambia, per ciascun luogo, neppure a molti anni di distanza. Che ci vuoi fare: gli inglesi amano le tradizioni! Al punto da sostituire l\u2019animale rilevante con un\u2019altro simile, ogni qual volta ci\u00f2 si renda necessario. Ma avvenne nel 2008, senza soluzione alcuna di continuit\u00e0, che il giornale inglese Daily Mail riuscisse a procurarsi e pubblicare questa foto in bianco e nero, risalente al 1900 spaccato, in cui un prigioniero della guerra dei Boeri veniva messo in posa con la tartaruga preferita del governatore. Segu\u00ecta, nell\u2019impaginazione odierna, da un primo piano del gigante Jonathan, vecchio e ponderoso esempio di animale persistenza. Includendo come didascalia, la dicitura: \u201cNon sembra anche a voi che sia esattamente la stessa tartaruga?\u201d E cosa strana, cos\u00ec era. Esattamente la stessa, identica tartaruga.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17127\" aria-describedby=\"caption-attachment-17127\" style=\"width: 420px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=17127#main\" rel=\"attachment wp-att-17127\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17127 size-full\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-1900.jpeg\" alt=\"Jonathan - 1900\" width=\"430\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-1900.jpeg 430w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Jonathan-1900-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17127\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Jonathan_(tortoise)\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono almeno altri due casi parzialmente documentati di testuggini di terra quasi pluri-centenarie: l\u2019esemplare noto come Tui Manila di Tonga, che mor\u00ec nel 1965 a 189 anni di et\u00e0. E Adwaita, una <em>Aldabrachelys gigantea, <\/em>sopravvissuta fino al 2006, che secondo i suoi guardiani aveva in quell\u2019epoca appena raggiunto i venerandi 255 anni di presenza a questo mondo. Una cifra difficile da calcolare, eppure non impossibile, nei fatti. Soprattutto guardando in faccia questo suo cugino di Sant\u2019Elena, ancora cos\u00ec vivace dopo tanti anni di sagaci scorribande. Jonathan, nel suo attimo di fama, venne definito in modo generico come un\u2019appartenente all\u2019insieme scientifico delle <em>Testudinipae cryptodira<\/em>, mentre sulla sua effettiva specie d\u2019appartenenza, ad oggi, esistono divergenze d\u2019opinione. Secondo alcuni, sarebbe il tipico rappresentante delle tartarughe dell\u2019isola di Aldabra (<em>A. Gigantea<\/em>) esattamente come la citata Adwaita, mentre per altri potrebbe trattarsi del singolo esemplare ancora in vita delle <em>A. g. hololissa<\/em>, tartarughe geneticamente simili, ma originarie dell\u2019isola di Silhouette, nel nord-est dell\u2019arcipelago delle Seychelles. Simili creature, bench\u00e9 tutt\u2019altro che scattanti, sono dotate di una certa agilit\u00e0. Il loro collo lungo, che gli permette di brucare le foglie pi\u00f9 basse degli alberi, risulta rapido e guizzante come il corpo di un serpente. E non \u00e8 raro il caso d\u2019osservarle mentre si alzano, incredibilmente, su due zampe, per raggiungere un boccone particolarmente gustoso, rischiando coraggiosamente un rovinoso e letale cappottamento. Va poi considerato che la loro lunga vita, oltre che semplice conseguenza del gigantismo isolano, ha uno scopo evolutivo ben preciso: accoppiarsi fino a tarda et\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RjtCS0EEoCY\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17126\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Accoppiamento-tartarughe-500x313.jpg\" alt=\"Accoppiamento tartarughe\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Accoppiamento-tartarughe-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/05\/Accoppiamento-tartarughe.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha fatto molto parlare, il mese scorso, questo buffo video pubblicato per il National Geographic dal naturalista dell\u2019organizzazione Pristine Seas, Paul Rose, presso l\u2019isola di Assumption, sede di una popolosa comunit\u00e0 distaccata delle tartarughe di Aldabra. Con lui che si avvicina per il suono ruggente di un accoppiamento tra le veterane, nel compiersi del quale il maschio emetterebbe, secondo alcune descrizoni: \u201cUn muggito simile a quello del toro, udibile a quasi un chilometro di distanza.\u201d L\u2019annunciazione di un evento da non perdere, soprattutto quando si ha il seguito di tanto prestigiose telecamere, bench\u00e9 i rischi siano difficili da trascurare. \u00a0Ed infatti, puntualmente, il rettile piccato lascia il suo impegno di giornata, per iniziare ad inseguire l\u2019uomo alquanto minacciosamente. Non \u00e8 difficile tenersi a distanza di sicurezza da un\u2019essere che pesa due tonnellate e mezzo, bench\u00e9 il suo becco, nei fatti, potrebbe recare un danno significativo. E questo non \u00e8 che un esempio, di quello che possono fare certi animali quando credono con forza nel bisogno dell\u2019amore.<br \/>\nPerci\u00f2, bench\u00e9 vecchio e irrigidito, Jonathan il vagabondo ha ancora una possibilit\u00e0 di riprodursi. <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/earth\/wildlife\/11386210\/Meet-the-183-year-old-tortoise-who-is-the-worlds-oldest-living-land-creature.html\" target=\"_blank\">Un articolo con video abbinato del Daily Telegraph<\/a><\/span> dello scorso febbraio\u00a0raccontava del modo in cui il venerando gigante amasse la compagnia delle persone e dei suoi simili, recandosi spesso vicino ai campi da tennis della Plantation House, per osservare quietamente il movimento degli umani. Ma soprattutto, ancor pi\u00f9 frequentemente tentasse di andare a meta con il giovane esemplare di femmina-con-guscio introdotta\u00a0nel suo territorio, probabilmente appartenente ad un differente ceppo genetico della stessa tipologia scagliosa. Ma in fondo chi sa distinguere una tartaruga da un\u2019altra? Forse \u00e8 proprio questa, la maggiore forza della loro intramontabile gen\u00eca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Centottantanni e non sentirli, masticando l\u2019insalata che ti portano gli umani, gli svelti, effimeri esseri bipedi che si susseguono nella spaziosa Plantation House. Residenza estiva del governatore in quest\u2019isola dedicata alla santa di Costantinopoli, mutevole inquilino fin da quando venne posta la prima pietra angolare della casa, nel 1791, ad opera degli ufficiali della Compagnia &#8230; <a title=\"Jonathan, l\u2019antica tartaruga dell\u2019isola di Sant\u2019Elena\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17125\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Jonathan, l\u2019antica tartaruga dell\u2019isola di Sant\u2019Elena\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[246,125,949,950,245,71,367],"class_list":["post-17125","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-africa","tag-animali","tag-oceano-indiano","tag-pacifico-del-sud","tag-rettili","tag-storia","tag-tartarughe"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17125","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17125"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17125\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17132,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17125\/revisions\/17132"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}