{"id":17047,"date":"2015-04-23T08:07:09","date_gmt":"2015-04-23T06:07:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17047"},"modified":"2015-04-23T08:14:18","modified_gmt":"2015-04-23T06:14:18","slug":"ritorno-ruggito-pericoloso-pellicola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17047","title":{"rendered":"Il ritorno del ruggito pi\u00f9 pericoloso su pellicola"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cny_D50Rr44\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17046\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17046\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR-500x313.jpg\" alt=\"ROAR\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROAR, il grande squillo d&#8217;allarme, il suono e l&#8217;espressione della belva che ci affascina e che suscita l&#8217;orrore primordiale. Nella storia del cinema come in quella di ogni altra arte visuale, ci sono immagini che hanno un senso predeterminato. Sono quelle che ricorrono, a partire da un&#8217;antonomasia, nell&#8217;iconografia della cultura letteraria, religiosa e mistica dell&#8217;insieme d&#8217;esperienze\u00a0valido a comporre l&#8217;odierno senso comune. Giustizia, fortezza, temperanza. Sapienza, scienza ed intelletto? Ciascuna, per sua massima prerogativa, ben rappresentata\u00a0nella sua particolare essenza, da un oggetto, una maschera, un animale. E non ci sono mai stati particolari dubbi, in merito al senso, al verso ed alla suggestione del leone. Creatura maestosa per eccellenza, pericoloso predatore, imponente approssimazione di ci\u00f2 che potrebbe essere un gatto domestico, se soltanto noi guardassimo il mondo con gli occhi dell&#8217;inerme topo. Usata, da chi ricerchi l&#8217;utilit\u00e0 delle metafore, per simboleggiare non la semplice imponenza fisica, quanto piuttosto un senso di possenza trascendente, la capacit\u00e0 d&#8217;imporsi sulle cose prive di sostanza. &#8220;Meglio un giorno da&#8230;Che cento da pecora!&#8221; Esclama il detto rilevante, bench\u00e9 sia il caso spesso di considerare che: si, la pecora sar\u00e0 pur pallida e incolore. Ma non potr\u00e0 mai morderti alla giugulare. Strano.\u00a0Ed improbabile, nevvero, quanto questa iniziativa delle due case indipendenti\u00a0Drafthouse Films ed\u00a0Olive Films, di andare a prendere da sotto il tappeto di Hollywood uno dei suoi cim\u00e9li maggiormente polverosi e prossimi dal completo obl\u00eco, un film cos\u00ec tremendamente problematico, tanto conduttivo a una sequela di ricordi lugubri, che persino i suoi interpreti, ben 24 anni dopo, non vogliono\u00a0aver nulla a che fare con tale\u00a0restauro e conseguente <em>re-release<\/em>. Interpreti come una giovane Melanie Griffith (allora poco pi\u00f9 che ventenne) e sua madre\u00a0Nathalie Kay &#8220;Tippi&#8221; Hedren, la donna che notoriamente seppe affascinare a tal punto l&#8217;indimenticabile regista Hitchcock, da diventare la futura musa ispiratrice in alcuni\u00a0dei suoi film degli anni &#8217;60 e &#8217;70, spesso con ruoli da protagonista perturbata dagli eventi. Forse\u00a0la ricorderete come la fanciulla sfortunata\u00a0dell&#8217;abitazione assediata\u00a0da <em>Gli uccelli<\/em>, vittima di una delle scene pi\u00f9 ansiogene della storia del cinema, con gabbiani, corvi e cornacchie assetati di sangue, misteriosamente entrati da una finestra infranta, che tentano di ghermirla spietatamente al volto. E un senso di puro terrore che, ci narrano le cronache del tempo, fu tutt&#8217;altro che simulato &#8220;Non ti preoccupare &#8216;Tippi&#8217;, useremo soltanto uccelli meccanici.&#8221; Si, come no. Talmente irrealistici, per dire, che le zampe di uno di essi giunsero a recarle un profondo graffio sulla guancia, a pochi centimetri dall&#8217;occhio destro. Le riprese dovettero essere fermate per un&#8217;intera settimana, tra le proteste dell&#8217;insigne regista. Ma \u00e8 difficile fargliene una colpa; questo fa, in fondo, l&#8217;arte. Si trasforma e contamina te stesso, essere umano, rendendoti uno schiavo della sua realizzazione, spesso anche a discapito del senso universale d&#8217;empatia. Notoriamente e come viene raccontato in diverse biografie, Hitchcock e la Hedren ebbero una duratura relazione amorosa, con lui che riusc\u00ec a trasformarla nella sua donna ideale, vestita sempre in un determinato modo, attenta al cibo ed all&#8217;immagine offerta al suo pubblico dei fans appassionati.\u00a0Ma ecco quello che l&#8217;attrice,\u00a0all&#8217;epoca sempre pi\u00f9 infastidita dalle ossessioni di controllo del maestro del brivido, ancora\u00a0non sapeva:\u00a0il suo futuro gli avrebbe riservato sorprese professionali anche peggiori e interazioni con ben altri tipi d&#8217;animali, dovute alla sua successiva stima\u00a0per un personaggio che la critica \u00e8 stata assai pi\u00f9 rapida a dimenticare.<br \/>\nIl 22 settembre del 1964, Tippi sposa il suo agente Noel Marshall, fascinoso e splendido, persino tra i molti scopritori di talenti della California. Il loro matrimonio prosegue senza intoppi per almeno dieci anni di convivenza e reciproci successi, con\u00a0loro che organizzano, finanziano e producono assieme diverse valide pellicole, tra cui\u00a0<em>Mr. Kingstreet&#8217;s War<\/em>\u00a0e\u00a0<em>The Harrad Experiment<\/em> (entrambi del 1973 e con la stessa Hedren come principale attrice\u00a0femminile). Finch\u00e9, nel 1973, non arriva il colpo di fortuna: lui che crede fermamente, fin dalla prima stesura del progetto, nella trasposizione cinematografica di un\u00a0racconto orrorifico di William Peter Blatty sulla regia di William Friedkin, ovvero quello\u00a0che sarebbe diventato il film da antologia\u00a0de\u00a0<em>L&#8217;esorcista. <\/em>Un <em>opus<\/em> con un budget relativamente ridotto (12 milioni di dollari) ma che riusc\u00ec ad incassare ai botteghini, secondo la stima odierna, un capitale approssimativo di ben 36 volte quella cifra e comunque largamente\u00a0al di sopra dei 400 milioni, dei quali una significativa fetta fu incassata dalla celebre coppia di creativi. E se l&#8217;arte pu\u00f2 cambiarti, come del resto pure i soldi, ci\u00f2 che giungono a fare le due cose assieme fuoriesce dal sensibile, per entrare nella sfera della pura e incalcolabile immaginazione. Perch\u00e9 a quel punto, i pezzi erano in posizione, il contesto pronto e fertile per la follia. Cos\u00ec venne l&#8217;epoca di ROAR.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni film entrano nella storia per l&#8217;ottima composizione, l&#8217;accurata ricostruzione storica, i meriti tecnologici di coloro che hanno curato gli effetti speciali. Talvolta capita persino che una determinata colonna sonora, trascurata agli Academy Awards, riesca a lasciare un segno indelebile nella memoria degli spettatori, rendendo le immagini\u00a0alla stregua di un semplice videoclip, mentre il film, nel suo complesso, si trasforma in quello che comunemente definiamo un <em>cult movie<\/em> (quante volte, Morricone&#8230;) Ci sono anche casi atipici, di grandi fallimenti che diventano, negli anni, talmente amati-odiati da guadagnarsi un fervido seguito d&#8217;appassionati, pronti a difenderne a spada tratta i meriti contro i loro sinceri detrattori. Vedi ad esempio il caso del sempre criticato <em>Waterworld<\/em> (1995) con Kevin Costner, mega-produzione oceanica condannata dagli eventi, tra cui un improvvido uragano tropicale, l&#8217;infortunio quasi mortale di uno stuntman, frequenti punture di meduse. Ma nonostante tutto, ecco il punto principale: quel film fu considerato un fallimento perch\u00e9 non riusc\u00ec a coprire i costi della sua munifica produzione (oltre 260 milioni di dollari) e per l&#8217;opinione negativa\u00a0della critica, ma nonostante questo, furono davvero in molti a vederlo, con un incasso ai botteghini di circa 90 milioni. Ben altra storia rispetto al pantagruelico affondamento\u00a0di ROAR, il film indipendente pi\u00f9 costoso della storia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17048\" aria-describedby=\"caption-attachment-17048\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Dc7LCSA5lvQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17048\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17048 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR-2-500x313.jpg\" alt=\"ROAR 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/ROAR-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17048\" class=\"wp-caption-text\">Molti degli attacchi leonini, orribilmente veritieri, furono lasciati nel montaggio finale. In fondo, il sangue ormai era stato versato, giusto?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tippi e Noel, con i figli dei loro precedenti matrimoni, la Melanie di lei ed i due\u00a0John e Jerry della controparte, saldamente uniti come un&#8217;unica famiglia, avevano un grande passione in comune: l&#8217;amore per gli animali. Fu cos\u00ec che, infusi dell&#8217;incommensurabile opulenza dovuta al successo de\u00a0<em>L&#8217;esorcista,<\/em> decisero di realizzare un sogno senza tempo. Tutti assieme si trasferirono, nel 1972, in un\u00a0ranch californiano presso la contea di Acton, ribattezzato per l&#8217;occasione con il termine dal sound vagamente africano &#8220;Shambala&#8221; dove vivere appassionatamente con 150 tra leoni, leopardi, tigri, giraffe, elefanti e cos\u00ec via. Un vero pezzo di savana, ricostruito a puntino con responsabilit\u00e0 e senso del dovere, mirato alla conservazione in uno stato di quasi libert\u00e0\u00a0per tanti magnifici animali. Ma l&#8217;abitudine \u00e8 dura a morire, e cos\u00ec non pass\u00f2 molto tempo prima che i due, la celebrata\u00a0attrice e il produttore di successo, non decidessero di tornare a ci\u00f2 che li aveva resi quel che erano; e cos\u00ec, venne deciso di girare un film. E che film! ROAR. La storia, molto in breve, a seguire: Hank, interpretato da Marshall stesso, \u00e8 un naturalista che vive in Sud Africa, assieme a una collezione di belve esattamente uguale a quella di Shambala. Un giorno la sua famiglia, in visita dagli Stati Uniti, viene a trovarlo ma purtroppo da principio non lo trova. Ci\u00f2 che scopre, invece, \u00e8 una sanguinosa faida in corso tra due leoni aspiranti capo-branco, che ben presto si trasforma in una vera rivolta di ogni cosa pelosa e con le proverbiali quattro zampe. Segue una vasta serie di disavventure, con Tippi, sua figlia, John e Jerry che tentano disperatamente di salvarsi, nascondendosi come possibile dalle feroci fauci delle belve. Non c&#8217;\u00e8 un singolo effetto speciale in vista. In effetti la tagline usata per il neo-rilascio del 2015, previsto inizialmente in sole cinque sale negli Stati Uniti, recita orgogliosamente: &#8220;A nessun animale \u00e8 stato fatto del male per realizzare questo film. La stessa cosa non pu\u00f2 essere detta degli attori.&#8221;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17044\" aria-describedby=\"caption-attachment-17044\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fEmnwUcbf1o\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17044\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17044 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MGM-Lion-500x313.jpg\" alt=\"MGM Lion\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MGM-Lion-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MGM-Lion.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17044\" class=\"wp-caption-text\">Intervallo. Per un caso di migliore collaborazione tra leoni ed Hollywood, basta guardare all&#8217;indirizzo del famoso logo ruggente della Metro Goldwyn Mayer. Eccolo attraverso le decadi, nelle sue varie e sempre valide interpretazioni.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROAR, se considerato dal punto di vista della sicurezza realizzativa e la sfortuna di contesto, fu un disastro senza precedenti nella storia del cinema, ed invero, ad oggi neanche successori (meno male!) Si stima che ben 70 persone, tra attori, personale di regia e assistenti, restarono in qualche modo feriti, morsi o masticati da uno dei molti animali messi su pellicola. Tippi Hendren, che fino ad allora aveva ricordato la scena culminante di Uccelli di Hitchcock come l&#8217;attimo pi\u00f9 terribile della sua vita, riport\u00f2 la frattura di una gamba e ferite alla testa, per un&#8217;aggressione da parte delle belve dopo essere caduta dal dorso di un elefante. Molto peggio and\u00f2 al tecnico delle luci\u00a0Jan de Bont, il cui scalpo fu completamente strappato\u00a0da un felino\u00a0rabbioso, con conseguente applicazione di &#8220;appena&#8221; 250 punti sulla cute. L&#8217;assistente di regia\u00a0Doron Kauper, nel frattempo, venne morso alla mascella, alla gola e al pento ed un leone tent\u00f2 di staccargli un orecchio. La stessa Melanie Griffith sub\u00ec un grave attacco, con un taglio al volto che richiese 50 punti e un intervento di chirurgia plastica che per sua (e nostra) fortuna, non lasci\u00f2 segno alcuno, anche se da principio si temette che potesse perdere un occhio. Sul fronte del lato maschile della famiglia non and\u00f2 affatto\u00a0meglio: John Marshall ricevette 56 punti per un morso, mentre al fratello Jerry tocc\u00f2 un morso al piede, sul quale oggi scherza dicendo: &#8220;Quei leoni avevano un perverso amore per le scarpe da tennis!&#8221; Il padre Noel, probabile grande artefice\u00a0dell&#8217;intera follia creativa, fin\u00ec per pagare il prezzo maggiormente significativo, secondo le precise leggi del karma: venne infatti morso talmente tante volte da iniziare a sviluppare dei princ\u00ecpi di cancrena (non ci viene detto dove, forse in tutto il corpo?! Chiss\u00e0.)\u00a0La maledizione di ROAR non fin\u00ec l\u00ec. La produzione del film si protrasse all&#8217;inverosimile, durando quasi 10 anni, durante i quali si ebbero, nell&#8217;ordine: un&#8217;inondazione che distrusse il set,\u00a0un incendio boschivo e un&#8217;epidemia virale, che costarono la vita ad alcuni dei protagonisti leonini\u00a0della storia, oltre che condurre ad ulteriori incidenti nella gestione dei superstiti, sempre pi\u00f9 innervositi.<br \/>\nPoi alla fine, dopo tutto quel sangue, quella tremenda sofferenza, la fatica e la fiducia incrollabile nella visione che aveva condotto a simili remoti obiettivi, il film usc\u00ec nelle sale. Era il 1981 e i finanziatori, dopo una tale lunga attesa, si erano stancati di Noel, della sua famiglia e della sua improbabile creazione. Cos\u00ec il rilascio avvenne in pochi cinema e con\u00a0una campagna pubblicitaria quasi inesistente. Del resto, alle spese vive, il budget investito ammontava a &#8220;soli&#8221; 17 milioni di dollari, roba da nulla nel panorama glitterato della sconfinata Hollwood, che mastica persone e sogni come fossero il popcorn. L&#8217;incasso finale del film ammont\u00f2 ad appena 2 milioni e pochi anni dopo, per motivi assai probabilmente contingenti, Noel e Tippi Hendren divorziarono, verso nuove splendide avventure. Nel frattempo la riserva di Shambala, forse il lascito pi\u00f9 meritorio dell&#8217;intera improbabile follia, si trasform\u00f2 in un&#8217;istituzione permanente, ancora oggi gestita dalla Hendren con un sincero amore per le cose a quattro zampe. E che dire di tutto il resto? A partire dallo scorso 17 aprile, il film \u00e8 tornato in un numero limitato di sale statunitensi. Gli incassi ovviamente trascurabili di una simile iniziativa dovrebbero, nell&#8217;idea dei promotori, aprire la strada ad un successivo rilascio su DVD e Blu-Ray, vera linfa dell&#8217;industria cinematografica moderna. Chiss\u00e0 che un eventuale successo, tremendamente tardivo, di una simile terribile curiosit\u00e0, non contribuisca all&#8217;attuale tendenza verso il superamento degli effetti digitali, verso un ritorno al buon cinema di una volta, fatto di cose tanto forti e vere. Che erano, talvolta, addirittura TROPPO vicine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROAR, il grande squillo d&#8217;allarme, il suono e l&#8217;espressione della belva che ci affascina e che suscita l&#8217;orrore primordiale. Nella storia del cinema come in quella di ogni altra arte visuale, ci sono immagini che hanno un senso predeterminato. Sono quelle che ricorrono, a partire da un&#8217;antonomasia, nell&#8217;iconografia della cultura letteraria, religiosa e mistica dell&#8217;insieme &#8230; <a title=\"Il ritorno del ruggito pi\u00f9 pericoloso su pellicola\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17047\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il ritorno del ruggito pi\u00f9 pericoloso su pellicola\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,43,937,595,628,889,71],"class_list":["post-17047","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-cinema","tag-hollywood","tag-incidenti","tag-leoni","tag-pericolo","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17047"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17047\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17052,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17047\/revisions\/17052"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}