{"id":16916,"date":"2015-04-11T08:07:15","date_gmt":"2015-04-11T06:07:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16916"},"modified":"2015-04-11T08:14:49","modified_gmt":"2015-04-11T06:14:49","slug":"lorchestra-punk-informatica-in-valigia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16916","title":{"rendered":"Con l&#8217;orchestra punk-informatica nella valigia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/G081hD0nwWE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16917\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16920\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Arganalth-500x313.jpg\" alt=\"Arganalth\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Arganalth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Arganalth.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certe percezioni sensoriali vengono reinterpretate sulla base del bisogno e desiderio. Quando Kathleen\u00a0Hanna, amica di Kurt Kobain, scrisse sulla parete di casa sua l&#8217;ormai celebre frase &#8220;K.\u00a0Smells like Teen Spirit&#8221; si dice che l&#8217;indimenticato musicista, sempre il solito visionario, fosse stato fin troppo pronto a interpretarla come una metafora del nascente spirito anarchico dei primi anni &#8217;90, connotato dall&#8217;importanza del punk rock come suo nume tutelare, l&#8217;unica espressione artistica capace di portare quella passione sotto gli occhi del rigido conformismo. Ma l&#8217;aneddoto ufficiale, ormai largamente noto, racconta tutta un&#8217;altra storia: che lo &#8220;spirito di giovent\u00f9&#8221; verso cui faceva riferimento la ragazza, altro non fosse che il nome di un comune deodorante, quello usato dall&#8217;allora fidanzata del cantante dei Nirvana. Eppure, non \u00e8 forse vero che un odore ha la capacit\u00e0 di essere associato al suo contesto, facendo da punto di partenza per un&#8217;inscindibile catena di ricordi? La voglia di eccedere, lasciare un segno. Le manifestazioni, le proteste, i raduni dei conto-corrente fuori squola: tutto questo, e molto altro, pu\u00f2 effetti rinascere dall&#8217;industriale commistione di un&#8217;aroma o due, semplice sostanza del supermercato, eppure indissolubilmente legata al ritmo di un&#8217;intera <em>exgeneration<\/em>. Siamo tutti l&#8217;amalgama\u00a0della serie di esperienze vissute. Ma\u00a0quelle che lasciano maggiormente il segno, talvolta, appartengono alla sfera del subliminale&#8230;<br \/>\n\u00c8 un suono che tormenta cigolando, che distrae\u00a0con scatti, blocchi e bozzi l&#8217;audio di colui che &#8220;ascolta&#8221; oppure &#8220;guarda&#8221; lo strumento sensoriale del sistema: il monitor sfolgorante, con il suo seguito di altoparlanti. Mentre la vicenda videoludica, o in alternativa, il gesto del grafico\/musicista sulla sua Amiga (primo vero computer multimediale) raggiungeva l&#8217;ora culmine della sua progressione, c&#8217;era sempre questo ritmo simile a un ronzio, ma pi\u00f9 profondo. Come il verso di un&#8217;ape di metallo, il grido di duecento pesci ringhianti\u00a0intrappolati in un barile di silicio; il ronfante espletamento del cinghiale tecnico al risveglio dall&#8217;inverno. Quel frastuono che teoricamente doveva essere ignorato, ma come si potrebbe mai soprassedere alla cagnara, il bailamme, la gazzarra di una piccola testina, magnetica o cos\u00ec si spera, che agitata da un minuscolo motore, correva avanti e indietro, avanti e indietro, come l&#8217;ultimo dei Pac Man sregolati! Ben conosce un simile problema, anche l&#8217;utilizzatore di un qualunque dispositivo informatico raffreddato ad aria, la cui voce si scatena, progressivamente, all&#8217;aumentare dell&#8217;impegno di giornata. Che poi sarebbe questa, la sublime problematica di base: se una stufa consuma 500 watt, ed un computer\/Playstation consuma 500 watt, non \u00e8 che l&#8217;una li usa per fare calore e l&#8217;altro invece muove le sinapsi dei suoi calcoli virtuali, solamente; l&#8217;energia elettrica, iniettata nei nanometrici circuiti di un moderno processore, non pu\u00f2 fare a meno d&#8217;incontrare la comune resistenza dell&#8217;attrito e sfrigolando, corre avanti. Lasciando scie di fiamme in mezzo ai cieli del colore di un televisore non sintonizzato sul canale (cit.)\u00a0O per lo meno, cos\u00ec sarebbe, se non fosse per l&#8217;utile apporto delle masse d&#8217;aria di passaggio, controllate grazie alla potenza di un due-tre\u00a0ventole rotanti. Una corsa contro il tempo.\u00a0Questa \u00e8 soprattutto\u00a0la voce dei computer, oltre alla musica dei <em>samples<\/em> digitalizzati. Non l&#8217;ottima fedelt\u00e0 di un disco ottico letto da un laser e a meno che non s&#8217;intenda, con quest&#8217;ultimo, il fluttuante sobbalzare del braccetto ben oliato. Ma qual&#8217;\u00e8 il sassofono di quella razza plasticosa, quale il pianoforte, il flauto fischiettante? La risposta giace tra la plastica di un recipiente utile ai viaggiatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se taci per un attimo, potrai sentirli. Sono tutti frutto dell&#8217;azione dello stesso orpello, il drive del floppy, poverello. Attrezzo che un tempo costituiva il cuore stesso della macchina, il suo principale\u00a0metodo per acquisire dati. Il disco magnetico per uso\u00a0nasce verso l&#8217;inizio degli anni &#8217;70, principalmente all&#8217;interno della serie dei computer della IBM\u00a0System\/370, ingombranti\u00a0grossomodo come un paio di scaffali dell&#8217;Ikea. Costosi e ultra-complessi in tutto, tranne che in quel meccanismo destinato a fare lunga strada, l&#8217;apparecchio per leggere i contenuti di un semplice elemento circolare\u00a0fatto del polimero Mylar\u00a0ricoperto da ossidi di ferro, poi racchiuso da un sicuro guscio quadrato in PVC. Fin troppo oneroso, del resto, sarebbe stato l&#8217;impiego di un colossale sistema a nastro, per i pochi Kb di dati che simili macchine potevano tradurre in soluzioni matematiche ed altre delizie celebrali. Ma forse l&#8217;espressione pi\u00f9 famosa di un simile oggetto resta quella di oltre 20 anni dopo, quando il floppy, ridotto a soli 3\u00a0pollici e mezzo di lato, guadagn\u00f2 l&#8217;iconica mascherina di metallo sulla sua apertura verso il morbido, meraviglioso contenuto (1,44 megabytes, chi mai potrebbe necessitare di\u00a0pi\u00f9 spazio?!) Sembra quasi di sentirlo: CLUNK, l&#8217;hai premuto dentro alla fessura rilevante. CLICK, il meccanismo del motore ha fatto penetrare il perno nel cerchietto di metallo posteriore. E poi&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_16918\" aria-describedby=\"caption-attachment-16918\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pmfHHLfbjNQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16917\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16918 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/James-Houston-500x313.jpg\" alt=\"James Houston\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/James-Houston-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/James-Houston.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16918\" class=\"wp-caption-text\">Questa singolare cover del singolo dei Radiohead &#8220;Big Ideas: Don&#8217;t get any&#8221; \u00e8 stata pubblicata online nel 2008 da James Houston, che l&#8217;aveva messa assieme per una competizione indetta dalla stessa band. Notare gli ottimi assoli di stampante ad aghi, nonch\u00e9 la citazione sempre\u00a0rilevante &#8220;Lo so che non suona bene. Non doveva\u00a0farlo.&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La musica celestiale del domani. Che non sempre, n\u00e9 necessariamente, il frutto artificiale della vibrazione di un altoparlante, solamente collegato a quella cosa. Perch\u00e9 esiste un altro modo, per lo pi\u00f9 segreto, di trasformare in vibrazioni d&#8217;aria ci\u00f2 che da principio aveva tutto un altro scopo.<br \/>\nL&#8217;ennesimo a provarci, con degli ottimi risultati, \u00e8 stato certamente il nostro\u00a0Arganalth d&#8217;apertura, assemblatore di un vero e proprio sistema mini-orchestrale, composto da ben sei floppy drives a tre pi\u00f9 moderni hard disk, il tutto collegato ad una scheda di prototipazione della serie Arduino, in grado d&#8217;inviare le istruzioni necessarie per far produrre\u00a0una ragionevole approssimazione della canzone di cui sopra dei Nirvana. Stavolta frutto purissimo di tali e tanti motorini. \u00c8 una giustapposizione significativa. Perch\u00e9 all&#8217;epoca dei floppy non c&#8217;era questa cognizione, tanto contagiosa, secondo cui un sistema informatico fosse fatto e finito quando uscito dalla fabbrica, assolutamente chiuso ed impossibile da essere modificato. I fautori della nascente cultura <em>hacker<\/em>, per tutto\u00a0il ventennio che arbitrariamente pu\u00f2 trovare\u00a0l&#8217;inizio\u00a0con il 1984 (anno di pubblicazione di Neuromante di William Gibson, nonch\u00e9 quello della distopia orwelliana) parlava ad un mondo in cui chip e processori, condensatori, schede madri, sarebbero stati la naturale estensione del pensiero e dell&#8217;operativit\u00e0 umana. All&#8217;interno del quale, addirittura, il confine tra macchina e fisicit\u00e0 sarebbe diventato labile, del tutto insostanziale. Nel frattempo, come il <em>punk rock<\/em> faceva per la musica, cos\u00ec il <em>cyberpunk<\/em>, per la tecnologia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16917\" aria-describedby=\"caption-attachment-16917\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/dsU3B0W3TMs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16917\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16917 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Something-Unreal-500x313.jpg\" alt=\"Something Unreal\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Something-Unreal-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/Something-Unreal.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16917\" class=\"wp-caption-text\">Windows: un nuovo tipo d&#8217;interfaccia. I suoi ritmi non venivano pi\u00f9 dal battere della tastiera, quanto dalle sottolineature aurali frutto di un catalogo piuttosto limitato. Sparito il nero dello schermo ansiogeno e l&#8217;intimidatorio prompt lampeggiante, in attesa di comandi sconosciuti. Basta un click, si, ma con che suono?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fare musica grazie all&#8217;azione di un qualcosa che serviva ad altro, reimpiegare i mezzi tecnologici per nuovi scopi. Il vero cyborg, cos\u00ec come l&#8217;uomo vitruviano, non \u00e8 soltanto il puro risultato di un segno grafico meritorio. Ma la traduzione in gesti di un profondo ritmo d&#8217;intenzione. Progresso: ribellione. E non c&#8217;\u00e8 sovversione pi\u00f9 terribile, agli occhi dell&#8217;industria informatica, che impiegare un qualcosa in modo che non era stato previsto dai costruttori. Perch\u00e9 ci\u00f2 significa, sostanzialmente, comprenderne il funzionamento. Creare un contesto fittizio, poi fornito al dispositivo grazie allo strumento dell&#8217;emulazione, per fargli svolgere una mansione pi\u00f9 o meno utile, certamente funzionale a far passare il tempo con guadagno culturale. Senza acquisti ulteriori, a supremo danno dell&#8217;economia. Terribile, nevvero?<br \/>\nLa traduzione dei movimenti del floppy drive in musica, strano a dirsi, \u00e8 gi\u00e0 da tempo stata semplificata grazie all&#8217;opera di alcuni celebri\u00a0programmatori. <a href=\"http:\/\/www.reddit.com\/r\/videos\/comments\/324goo\/smells_like_teen_spirit_played_on_hdd_and_floppy\/cq7zjua\" target=\"_blank\">Viene\u00a0citato su Reddit, ad esempio<\/a>, l&#8217;utente di GitHub\u00a0SammyIAm, autore di\u00a0MoppyDesk, un programma che traduce in oscillazioni di floppy-testina un semplice file MIDI, la stringa di protocollo usata per la maggior parte degli strumenti elettronici. Ci\u00f2 non significa, ad ogni modo, che la composizione per tali strumenti accidentali\u00a0sia in alcun modo rapida e lineare: non esiste infatti alcun metodo automatico per incapsulare un traccia polifonica in sequenza d&#8217;istruzioni lineari, e persino un&#8217;<em>ensemble<\/em> di drives, coadiuvato dal supporto d&#8217;ulteriori strumenti paleoinformatici come gli hard disk di Arganalth, non pu\u00f2 raggiungere la fedelt\u00e0 audio di un altoparlante da sei euro. Per questo, l&#8217;opera del compositore originaria va adattata\u00a0sulla base di ci\u00f2 che pu\u00f2 effettivamente scaturire da una simile particolare esecuzione. Non dev&#8217;essere poi tanto facile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16919\" aria-describedby=\"caption-attachment-16919\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/lx_vWkv50uk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16919\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16919 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MrSolidSnake-500x313.jpg\" alt=\"MrSolidSnake\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MrSolidSnake-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/04\/MrSolidSnake.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16919\" class=\"wp-caption-text\">Pochi attrezzi, ma buoni. Mr SolidSnake745 ha la dote di ricreare colonne sonore famose, del cinema o dei videogiochi, grazie all&#8217;uso esclusivo di otto\u00a0semplici floppy drives. La purezza metodologica restituisce un merito per i suoi fan.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viviamo\u00a0un&#8217;epoca di transizione\u00a0(come del resto, lo sono state quasi tutte) ma che pu\u00f2 giovarsi di una singolare forma di ricchezza: questo\u00a0<em>surplus<\/em> tecnologico immanente. La cultura del consumismo, unito a molti anni di spropositata produzione industriale, ha disseminato per il mondo tanti oggetti interessanti, ma purtroppo utili per ci\u00f2 che fanno, invece che quello che sono. Cos\u00ec l&#8217;ennesima diavoleria, anc\u00f2ra e poi di nuovo, vorrebbe farci dimenticare che un&#8217;Amiga, uno Spectrum, persino un\u00a0IBM\u00a0System\/370 rappresentava, appena un paio di generazioni fa, il <em>non plus ultra<\/em> di anni ed anni di progettazione e in un certo senso, l&#8217;ennesimo\u00a0cardine vitale dell&#8217;intera ingegneria digitalizzata. Ma io vi dico questo: non importa quanto sia potente l&#8217;ultimo smartphone, o il costosissimo netbook con scocca in alluminio.\u00a0Da quando esistono la\u00a0memorie a stato solido, il silicio resta silenzioso. Tutto l&#8217;odierno\u00a0frastuono, di subwoofers, drivers e Soundblasters,\u00a0\u00e8 un puro frutto d&#8217;immaginazione e fumo delle pipe(lines).\u00a0Oh no, I know a dirty word.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Certe percezioni sensoriali vengono reinterpretate sulla base del bisogno e desiderio. Quando Kathleen\u00a0Hanna, amica di Kurt Kobain, scrisse sulla parete di casa sua l&#8217;ormai celebre frase &#8220;K.\u00a0Smells like Teen Spirit&#8221; si dice che l&#8217;indimenticato musicista, sempre il solito visionario, fosse stato fin troppo pronto a interpretarla come una metafora del nascente spirito anarchico dei primi &#8230; <a title=\"Con l&#8217;orchestra punk-informatica nella valigia\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16916\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Con l&#8217;orchestra punk-informatica nella valigia\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[304,921,922,140,73,76,97],"class_list":["post-16916","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-cyberpunk","tag-floppy-disk","tag-hackers","tag-informatica","tag-musica","tag-rock","tag-tecnologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16916","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16916"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16916\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16927,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16916\/revisions\/16927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16916"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16916"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16916"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}