{"id":16542,"date":"2015-03-18T07:59:47","date_gmt":"2015-03-18T06:59:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16542"},"modified":"2015-03-18T11:02:11","modified_gmt":"2015-03-18T10:02:11","slug":"liquido-futuro-stampa-tridimensionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16542","title":{"rendered":"Questo liquido \u00e8 il futuro della stampa tridimensionale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VTJq9Z5g4Jk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16543\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16545\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D-500x313.jpg\" alt=\"Carbon 3D\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strano, sibillino, surreale. Da una vasca di metallo emerge capovolta, dettagliata e ineccepibile, la riduzione color-fluo dell&#8217;arcinota <em>Tour Eiffel<\/em>. Giusto dall&#8217;altro ieri su di un palcoscenico gremito, la sua evocazione da una mera polla liquida, come Durlindana della scienza, sta gi\u00e0 lanciando strali metamorfici a margine delle\u00a0comuni aspettative sulla prototipazione-fatta-in-casa, quel processo futuribile ed innovativo che viene ad oggi definito\u00a0stampa tridimensionale. Bench\u00e9 non abbia molto a che vedere con la tecnica inventata dal buon vecchio Gutenberg a suo tempo, tranne che l&#8217;effetto potenziale sulle regole del senso della societ\u00e0.\u00a0L&#8217;intero <em>reveal<\/em> si presenta come\u00a0uno strano sovvertimento della presentazione al pubblico di una novit\u00e0 tecnologica, che generalmente si svolge\u00a0per gradi attentamente definiti, ovvero il lampo, il botto e poi la pioggia; mentre in questo nuovo temporale siamo a ancora a districare le innumerevoli implicazioni, palesate tutte assieme, all&#8217;improvviso, in un vortice che ha gi\u00e0 cambiato gli orizzonti e le remote prospettive. Luned\u00ec sera, come previsto da copione, il professor di chimica Joseph DeSimone, insegnante all&#8217;universit\u00e0 di Stanford, \u00e8 salito sul palco mobile della celebre serie di conferenze TED Talk, momentaneamente sito in quel di Vancouver, per parlare al mondo degli ultimi progressi fatti nel campo della nuova microindustria digitalizzata. Quello che il pubblico non si aspettava, e invero forse neanche una buona parte degli organizzatori, \u00e8 stato il suo far fuoriuscire dal cilindro metaforico, oppur da sotto il telo tipico degli inventori,\u00a0questo incredibile strumento. Un calderone senza\u00a0eguali. Accompagnato dall&#8217;inevitabile seguito di una <em>venture<\/em> commerciale, nominata alquanto suggestivamente <a href=\"http:\/\/carbon3d.com\/\" target=\"_blank\">Carbon 3D<\/a>.<br \/>\nE non \u00e8 chiaro al momento in cui scrivo esattamente il perch\u00e9 (il video della presentazione non \u00e8 stato ancora reso pubblico)\u00a0n\u00e9 se l&#8217;idea azzeccata sia stata il frutto dell&#8217;inventore con la sua <em>equipe<\/em>, oppure il parto di uno dei giornalisti presenti all&#8217;occasione, ma l&#8217;oggetto \u00e8 stato immediatamente abbinato\u00a0ad un effetto speciale particolarmente celebre, tra i primi digitali ad aver fatto la storia del cinema di fantascienza: la maniera in cui l&#8217;attore Robert Patrick alias T-1000, nel film Terminator 2 &#8211; Judgement Day (1991, il tempo vola) poteva controllare il suo stato della materia fra le due prime alternative totalmente a piacimento, ad esempio rinascendo\u00a0da una pozzanghera di metallo liquido\u00a0dopo aver subito\u00a0danni fisici anche considerevoli, tipo un paio di fucilate ad opera dello spietato Schwarzy. \u00c8 un termine di paragone alquanto affascinante, innanzi tutto per la somiglianza estetica del processo, tramite il quale un liquido\u00a0viene trasformato in forme solide riconoscibili, ma soprattutto per le immagini che evoca nella mente del pubblico, di un futuro tanto avanzato, nei fatti, da risultare quasi spaventoso. Una\u00a0tecnologia cos\u00ec apparentemente priva di precedenti, quando arriva tanto all&#8217;improvviso, pu\u00f2 in effetti suscitare un senso d&#8217;istintiva diffidenza, e gi\u00e0 rimbalzano da un lato all&#8217;altro della blogosfera timide battute, del tipo: &#8220;Siamo sicuri che la stampante non possa riprodurre se stessa, sviluppando a un certo punto, per mera progressione quantistica, un&#8217;accenno di autocoscienza e&#8230;&#8221; Che la risposta giaccia all&#8217;altro capo della\u00a0macchina del tempo, rivelazione certamente im-prevista di una prossima TED Talk?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La particolare tecnologia concepita dal professor\u00a0DeSimone non \u00e8 in realt\u00e0 del tutto priva di precedenti, ma piuttosto l&#8217;adattamento di una tecnica pre-esistente ed anch&#8217;essa nominata in onore di un processo grafico, la (stereo)litografia. Si tratta di un metodo produttivo tridimensionale, brevettato nel 1986 da\u00a0Charles W. Hull, che consiste nel costituire\u00a0forme attentamente definite nei fotopolimeri, sostanze chimiche in grado di\u00a0reagire solidificandosi ai raggi ultravioletti di un fascio laser. La tecnologia, che si basa su una precisione tale da richiedere l&#8217;automazione, potrebbe in effetti rientrare tra i primi accenni al concetto di creazione libera da parte di un progettista auto-gestito, senza vincoli relativi ai materiali e il metodo selezionato per la produzione; il che, in un certo senso, \u00e8 gi\u00e0 pura stampa tridimensionale. Ma c&#8217;\u00e8 molto di nuovo nella tecnologia presentata al pubblico di\u00a0Vancouver, il cui acronimo identificativo ufficiale risulta essere CLIP (Continuous Liquid Interface Production) e che \u00e8 stata in grado di produrre a quanto pare, sotto gli occhi spalancati degli astanti, un pezzo fatto e finito in appena una decina di minuti, poco pi\u00f9.<br \/>\nStiamo parlando, per inciso, di tempi ridotti anche 100 volte rispetto alla stereolitografia convenzionale, per non parlare delle lunghe ore o persino\u00a0giorni, resi necessari dall&#8217;approccio pi\u00f9 diffuso della prototipazione casalinga, quello basato sulla deposizione di resine gi\u00e0 semi-solide uno strato sopra l&#8217;altro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16544\" aria-describedby=\"caption-attachment-16544\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/74BjdHDJeE0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16544\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16544 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D-2-500x313.jpg\" alt=\"Carbon 3D-2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Carbon-3D-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16544\" class=\"wp-caption-text\">Il canale della Carbon 3D dimostra anche l&#8217;applicazione ben distinta di due tipi di polimeri: elastico e gommoso. Le possibilit\u00e0 aumentano esponenzialmente&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza chiave\u00a0si annida nella speciale membrana, fatta di un materiale simile a quello delle lenti a contatto, che costituisce il fondo della vasca in cui viene versato il neo-fotopolimero prima di dare il principio all&#8217;arte. Tale parete non del tutto permeabile, infatti,\u00a0riescirebbe a far passare una certa quantit\u00e0 d&#8217;ossigeno, costituendo nei fatti una bolla perfettamente regolare, come il <em>buffering<\/em> della codifica di un video digitale. Grazie a questo spazio di manovra aggiunto, spiegava il professore, il fascio laser usato per formare il pezzo in produzione pu\u00f2 essere orientato in una quantit\u00e0 infinita d&#8217;inclinazioni, superando a pi\u00e9 pari\u00a0il pi\u00f9 grosso limite di questa tecnica produttiva. Nel processo pre-esistente, infatti, la formazione\u00a0stereolitografica avveniva come la classica deposizione delle resine d&#8217;estrusione:\u00a0uno strato sopra l&#8217;altro. Per ciascun passaggio del fascio laser, la piattaforma su cui giaceva il pezzo veniva fatta avanzare di uno scatto, una testina meccanica rimuoveva il materiale in eccesso e poi si ricominciava da capo, al fine di realizzare il segmento successivo. Ci\u00f2 portava a un significativo allungamento dei tempi, oltre alla necessit\u00e0 di far poggiare sulla piattaforma ciascuna parte dell&#8217;oggetto realizzato, con delle vere e proprie palafitte plasticose, da rimuovere manualmente a prodotto completato. Per farsi un&#8217;idea\u00a0del metodo pu\u00f2\u00a0risultare molto utile questo video prodotto dalla Formlabs a sostegno della sua Form 1, una delle prime stampanti sterolitografiche pensate per l&#8217;utente casalingo:<\/p>\n<figure id=\"attachment_16543\" aria-describedby=\"caption-attachment-16543\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/PgOWfzSnorg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16543 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Form-3D-500x313.jpg\" alt=\"Form 3D\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Form-3D-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Form-3D.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16543\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;alta precisione e la variet\u00e0 componenti necessari per questo approccio alla stampa tridimensionale ne fanno crescere\u00a0notevolmente il prezzo: la Form 1, nella sua forma attuale,\u00a0costa attorno\u00a0ai 3000 dollari.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vantaggi del metodo di DeSimone sono significativi. Non soltanto ciascun pezzo viene completato alla velocit\u00e0 del fulmine, ma essendo stato realizzato senza interruzioni di sorta, quest&#8217;ultimo sar\u00e0 anche inerentemente molto pi\u00f9 resistente a eventuali sollecitazioni. Una caratteristica tutt&#8217;altro che trascurabile, quando si pensa che uno degli impieghi possibili dimostrati in un precedente video della <em>competitor<\/em>\u00a0gi\u00e0 sul mercato Formlabs era stata la realizzazione di un attuatore\u00a0per altoparlanti. Inoltre sar\u00e0 privo, gi\u00e0 nel momento dell&#8217;emersione, di ogni sorta di stecca o elemento di supporto, sostanzialmente pronto all&#8217;uso prima ancora che sia liberato\u00a0dal calore residuo, marchio\u00a0del\u00a0laser da cui \u00e8 nato.<br \/>\nLa nuova stampante della Carbon 3D, accompagnata <a href=\"http:\/\/www.sciencemag.org\/content\/early\/2015\/03\/16\/science.aaa2397\" target=\"_blank\">da una pubblicazione scientifica nascosta dietro un <em>paywall<\/em><\/a>, non \u00e8 stata ancora pienamente definita in qualit\u00e0 di\u00a0offerta commerciale, e in effetti non \u00e8 chiaro a chi si stia rivolgendo: appassionati? Hobbysti? Professionisti del settore? Aspiranti alchimisti che desiderano abbeverarsi del fluido mistico del Tutto? Molto del mistero sar\u00e0 immediatamente chiarito nel momento stesso in cui a questa tecnologia &#8220;rivoluzionaria&#8221;, come sempre capita, verr\u00e0 dato un prezzo. Roba da nulla, rispetto alla promessa dell&#8217;infinita complessit\u00e0 delle forme, a nostra disposizione sullo schiocco di due dita cariche d&#8217;umida aspettativa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strano, sibillino, surreale. Da una vasca di metallo emerge capovolta, dettagliata e ineccepibile, la riduzione color-fluo dell&#8217;arcinota Tour Eiffel. 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