{"id":16474,"date":"2015-03-08T08:26:50","date_gmt":"2015-03-08T07:26:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16474"},"modified":"2015-03-08T08:35:05","modified_gmt":"2015-03-08T07:35:05","slug":"gli-uomini-parlano-coi-coccodrilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16474","title":{"rendered":"Gli uomini che parlano coi coccodrilli"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/49168499\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16475\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16476\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Chito-Dragon-500x313.jpg\" alt=\"Chito Dragon\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Chito-Dragon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Chito-Dragon.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scaglioso e silenzioso, rapido e gioviale; strisciando faccia a terra sulla sabbia della palude Finca Las Tilapias, si avvicina di soppiatto al suo lucertolone. Siamo in Costa Rica, presso la piccola citt\u00e0 di Siquirres, e lui \u00e8\u00a0Gilberto Shedden detto Chito, l&#8217;unico individuo\u00a0della storia che sia stato in grado di addomesticare un coccodrillo. Almeno, intendendo questo termine nel senso maggiormente realizzato:\u00a0non siamo qui al cospetto\u00a0di qualcuno che, semplicemente, si azzardasse\u00a0a porgere il\u00a0mangiare all&#8217;animale innanzi a un pubblico trasecolato (anche se talvolta usava fare pure quello) n\u00e9 di un\u00a0folle\u00a0che, tra sguardi allucinati, mettesse la propria testa nella bocca del dragone (bench\u00e9:\u00a0neanche ci\u00f2\u00a0si fosse risparmiato, sempre per il sollazzo dei turisti danarosi) bens\u00ec di un vero e proprio rapporto d&#8217;affetto reciproco durato per ventidue anni, durante i quali l&#8217;individuo in questione si \u00e8 sposato, ha messo su famiglia, \u00e8 diventato una celebrit\u00e0. Si \u00e8 giovato di una nuova fonte d&#8217;introiti tutt&#8217;altro che trascurabile, godendo nel frattempo di una splendida e sincera amicizia con la presupposta belva del boschetto di mangrovie. Mentre il coccodrillo, allegramente, si ingozzava di pesci, coccole e fama largamente inaspettata. Non sarebbe dunque giusto affermare, nel prendere atto di una simile correlazione interspecie, che sia stata largamente benefica per entrambe le parti coinvolte? E non sarebbe bello, dall&#8217;oggi al domani, conoscere anche noi un mostruoso dio dell&#8217;acquitrino, da accarezzare, abbracciare e sbaciucchiare&#8230;.<br \/>\nIn questo estratto ufficiale del documentario <em>Touching the Dragon<\/em>, realizzato nel 2012 con la regia dei fratelli sudafricani Craig, il rinomato cameraman subacqueo Roger Horrocks si approccia all&#8217;arduo argomento da un&#8217;angolazione inusuale, che vorrebbe presentarci\u00a0il buon Chito come l&#8217;ultimo depositario di una tradizione sciamanica ormai decaduta, in grado di offrire un metodo infallibile per rapportarsi alla natura. E nel corso di una serie di interazioni, condensate in un crescendo di sequenze preoccupanti, ci riassume e dimostra la storia singolare del coccodrillo in questione, noto con l&#8217;eloquente appellativo di Paco, che significa letteralmente &#8220;bel ragazzone&#8221; o &#8220;forzuto&#8221;. \u00a0Tutto ebbe inizio, a quanto pare, nell&#8217;estate del distante 1989, quando l&#8217;allora trentaduenne Chito, in viaggio lungo il fiume\u00a0Parismina, scorse ai margini del suo sentiero il giovane rettile, ferito alla testa dal colpo d&#8217;arma da fuoco di un agricoltore, che stava proteggendo i suoi armenti dalla fame incontenibile della creatura. Difficile biasimarlo. Le circostanze esatte dell&#8217;episodio restano largamente nebulose, bench\u00e9 sia chiaro il seguito: la futura celebrit\u00e0 locale, impietosita dalla bestia, la port\u00f2 via con se per adottarla temporaneamente, e nel corso di alcuni mesi la nutr\u00ec e cur\u00f2, fino a un completo ristabilirsi del suo stato di salute. Quindi, considerando la realizzazione naturale del coccodrillo, tent\u00f2 pi\u00f9 volte di liberare l&#8217;adorato Paco in zone meno battute dal consorzio civile, per poi ritrovarlo ogni volta, impossibilmente, sulla veranda della sua bicocca, mentre aspettava il pesce quotidiano. Ora, non \u00e8 esattamente chiaro quanto l&#8217;operazione fosse stata gestita in modo tecnologico e professionale. Una volta messo un dinosauro di 450 Kg sopra un camioncino e portatolo a qualche chilometro di distanza, riesce difficile immaginarsi la sua massa considerevole che corre lungo l&#8217;autostrada, tenendo la destra fino a casa del suo padroncino beneamato. Per\u00f2 \u00e8 un&#8217;immagine poetica ed \u00e8 anche giusto, alla fine, che la fiaba\u00a0venga intrisa di un briciolo\u00a0leggiadro di magia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec lo ritroviamo, in quel giorno di circa tre anni fa, con il visitatore proveniente da oltreoceano, l&#8217;Horrocks\u00a0coraggioso, nonch\u00e9 meritevole portatore della classica giacca coloniale, un simbolo condiviso con altri celebri esploratori del mondo degli animali. Su tutti il compianto e mai abbastanza celebrato Steve &#8220;Crocodile Hunter&#8221; Irwin, suo collega nella terra dei canguri. Senza entrare nello specifico, basti considerare che una buona parte del documentario <em>Touching the Dragon<\/em> \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/results?search_query=touching+the+dragon\" target=\"_blank\">facilmente reperibile su YouTube<\/a>\u00a0con qualit\u00e0 variabile, grazie a diversi utenti\u00a0incoraggiati dalle leggi internazionali\u00a0sul <em>fair use<\/em>.<br \/>\nE merita davvero di essere guardato: la sequenza inizia con il corrispondente sudafricano in questione che raggiunge\u00a0Siquirres, per incontrare &#8220;casualmente&#8221; una ragazza che aveva\u00a0sub\u00ecto, giusto qualche anno fa, un pericoloso attacco da parte di un coccodrillo non meglio definito (non sembrerebbe essersi trattato del nostro Paco). Ne mostra i segni sul braccio e poi si offre, con estrema cordialit\u00e0, di presentare alla <em>troupe<\/em> televisiva proprio l&#8217;uomo che interven\u00ec per salvarla, gettandosi senza nessuna esitazione nelle acque masticatrici di Las Tilapas, la vicina palude artificiale, risultante dalle operazioni di bonifica dei campi coltivati. Si trattava, neanche a dirlo, del nostro eroico Chito il quale, che imbarazzo! Proprio\u00a0in quel momento, era\u00a0intento a fare il bagno con il ruvido verdone, l&#8217;amico\u00a0di tante avventure umide e stranamente mansuete scorribande.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16475\" aria-describedby=\"caption-attachment-16475\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/49160386\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16475\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16475 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Nile-Dragon-500x313.jpg\" alt=\"Nile Dragon\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Nile-Dragon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Nile-Dragon.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16475\" class=\"wp-caption-text\">Il documentario <em>Touching the Dragon<\/em> fu girato come seguito del precedente <em>Into the Dragon&#8217;s Lair<\/em> (2010, fratelli Craig, Roger Horrocks) in cui l&#8217;esploratore subacqueo visitava, assieme al francese Didier Noirot, le caverne abitate dai coccodrilli sul delta dell&#8217;Okavango, l&#8217;insolita pianura alluvionale che confina con il Kalahari.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il coccodrillo americano \u00e8 sostanzialmente diverso da quello classico dell&#8217;Africa, tanto spesso mostrato nelle acque del Nilo vivificatore. Tanto per cominciare, ha un muso pi\u00f9 stretto, fatto per nutrirsi prevalentemente di pesci e altre creature acquatiche, come tartarughe, rane, granchi o molluschi di passaggio. Si potrebbe quindi affermare che non abbia quell&#8217;istinto naturale ed innato, tanto spesso messo in evidenza nei film d&#8217;avventura, di balzare fuori dai flutti come un pupazzo a molla, per ghermire grossi quadrupedi o scimmie senza peli. Nonostante questo, simile creature sono mangiatori d&#8217;opportunit\u00e0, esattamente come gli orsi, e non \u00e8 affatto raro, nel caso di periodo particolarmente sfortunati, che la fame li spinga in territori abitati dai vicini umani, per cacciare gli animali domestici o i loro stessi proprietari. Non si tratta, insomma, di un animale con cui scherzare, soprattutto considerata la semplicit\u00e0 del cervello rettiliano. Ci sono diverse opinioni in merito al fatto che un&#8217;iguana, un camaleonte, o qualsiasi altro tipico abitante dei terrari, possano\u00a0in effetti riconoscere il padrone, piuttosto che accogliere con relativa gioia la semplice mano che li nutre. Chito, dal canto suo, non aveva alcun dubbio: il suo Paco ricercava non soltanto la presenza, ma addirittura il contatto diretto con l&#8217;amico, che per questo non mancava mai d&#8217;immergersi nella palude quotidianamente, per giocarci come fosse un cagnolino (qui Horrocks cita, con ricerca televisiva della suspense, i molti casi in cui simili storie sono finite molto male, vista la naturale imprevedibilit\u00e0 dei coccodrilli). Nel finale della sequenza, addirittura, il folle documentarista si mette\u00a0in costume da bagno e tenta anche lui di avvicinarsi a Paco,\u00a0sotto l&#8217;attenta supervisione del padrone. Dopo pochi minuti, l&#8217;idea viene abbandonata: qualunque sia il fluido mistico che consentiva a questi due di essere tanto uniti, non era trasferibile a terze persone.<br \/>\nAvrete a questo punto notato che stiamo parlando dell&#8217;insolita comunione animalesca\u00a0al passato: questo perch\u00e9 purtroppo, pochi mesi dopo la realizzazione del documentario sudafricano, l&#8217;adorabile coccodrillo \u00e8 deceduto <a href=\"http:\/\/www.ticotimes.net\/2011\/10\/17\/costa-rica-says-goodbye-to-famous-croc-pocho\" target=\"_blank\">per cause apparentemente naturali<\/a>, ricevendo un funerale particolarmente struggente, tra la presenza di tanti critici dei tempi antecedenti, improvvisamente privati della principale fonte di guadagno cittadina. La sua vita, relativamente lunga e movimentata, non ha raggiunto i vertici di\u00a0longevit\u00e0 di questi mostri preistorici, che potrebbero raggiungere\u00a0facilmente, secondo alcuni studi, anche i settant&#8217;anni di et\u00e0. A margine della questione,\u00a0qualcuno afferma che furono proprio i danni riportati al cervello, per il colpo sparato dall&#8217;agricoltore della sua giovent\u00f9, ormai quasi trent&#8217;anni fa, a rendere Paco insolitamente pacifico, accorciando tuttavia\u00a0il tempo a sua disposizione su questo pianeta. Supportare\u00a0con la certezza dei fatti una simile disquisizione, tuttavia, sarebbe veramente un sacrilegio. Verso la natura, lo sciamanesimo sudamericano e perch\u00e9 no, il concetto stesso d&#8217;amicizia pelle-a-scaglie, sulla quale tanti erpetologi sarebbero disposti a scrivere un trattato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scaglioso e silenzioso, rapido e gioviale; strisciando faccia a terra sulla sabbia della palude Finca Las Tilapias, si avvicina di soppiatto al suo lucertolone. 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