{"id":16466,"date":"2015-03-07T08:39:34","date_gmt":"2015-03-07T07:39:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16466"},"modified":"2015-03-07T11:25:05","modified_gmt":"2015-03-07T10:25:05","slug":"serpi-dacciaio-spade-pericolose-kerala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16466","title":{"rendered":"Serpi d&#8217;acciaio, le spade pi\u00f9 pericolose del Kerala"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/eMAsCuDFSUI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16467\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16469\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Urumi-Sword-500x313.jpg\" alt=\"Urumi Sword\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Urumi-Sword-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Urumi-Sword.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dev&#8217;essere la quasi completa assenza di protezioni, esclusa una coppia di piccoli scudi rotondi, a dare un che di gladiatorio alla sequenza. Oppure, forse, il modo in cui i due contestanti si studiano a vicenda, girandosi attorno con fare minaccioso che non trova traduzione in gesti seriamente intenzionati a nuocere, visto lo\u00a0svolgersi di\u00a0quello che era assai probabilmente soprattutto uno spettacolo, mirato all&#8217;intrattenimento del pubblico pagante o digitale. &#8220;Vi state divertendo? Non siete qui per questo?&#8221; Sembra quasi di sentire con tono beffardo, prima e\/o dopo che i due moderni depositari dell&#8217;antica tradizione delle genti Ezhava provenienti dallo stato del Kerala, con fragore clamoroso, inizino a danzare con la morte. O per essere maggiormente specifici\u00a0con le loro saettanti urumi, queste spade assai particolari che potevano essere nascoste e trasportate ovunque. Pensateci: la qualit\u00e0 maggiore dell&#8217;acciaio \u00e8 la durezza, ma\u00a0immediatamente dopo quella, nella mente dei suoi primi fabbricanti, spiccava la sua innata flessibilit\u00e0. Ecco qui un modo per trattare il materiale ferroso estratto dalle viscere del mondo, la cui purezza era tutt&#8217;altro che sicura, tramite l&#8217;aggiunta di un contenuto carbonifero particolare, in grado di renderlo diverso da ci\u00f2\u00a0che\u00a0era. Un filo pi\u00f9 tagliente, un nucleo interno indistruttibile. Ovvero la certezza, nei propri scontri futuri, di disporre di un attrezzo valido a proteggere la propria vita. Fattore tutt&#8217;altro che trascurabile nei tempi precedenti alla moderna civilt\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec non era insolito, fin dal primo secolo a.C, che i coloni provenienti dallo Sri Lanka, inviati a pacificare\u00a0fertili coste meridionali del sub-continente indiano per un\u00a0ordine ancestrale\u00a0del re\u00a0Bhaskara Ravi Varma, si armassero delle progenitrici del riconoscibile\u00a0talwar o tulwar, la\u00a0scimitarra ricurva che tanto rassomiglia a quelle della tradizione turca. Ma la pi\u00f9 classica delle armi bianche, il nostro simbolo della cavalleria, aveva un problema, soprattutto, nella societ\u00e0 dell&#8217;India classica divisa in caste: non poteva scomparire sotto agli abiti comuni. Ed era probabilmente assai difficile giustificare la presenza di un tale ingombrante\u00a0fodero alla vita di chi aveva insufficienti privilegi, sangue nobile o pretesti similari. Pensateci:\u00a0\u00e8 sempre stato da un simile presupposto, il bisogno di segretezza, che nacquero e fiorirono alcune delle arti marziali maggiormente amate dai coreografi dei\u00a0nostri giorni. Non era certamente facile\u00a0proteggersi da chiunque, inclusi i propri superiori nel consorzio societario, senza mostrarsi gi\u00e0 pericolosi al primo sguardo. Le tecniche cinesi di combattimento con il <em>kon<\/em>, ovvero un semplice lungo bastone. Il nunchaku giapponese, evoluzione di un attrezzo per trebbiare\u00a0il grano. La pipa, il cappello, il ventaglio da combattimento. E cos\u00ec anche le spade-frusta urumi, parte della tradizione marziale del Kalaripayattu, tanto flessibili da\u00a0poter facilmente essere avvolte attorno alla vita e poi coperte con la cinta, oppure posizionate in modo tale che spuntasse fuori soltanto l&#8217;impugnatura, facilmente sottovalutata come fosse parte di un corto pugnale (nella variante moderna dell&#8217;arma, quest&#8217;ultima \u00e8 indistinguibile da quella del tulwar). Mentre bastava un attimo, quando necessario, per srotolare l&#8217;inquietante implemento, ed iniziare a mulinarlo con ferocia inusitata. E pensate addirittura questo: nella variante prevista dalla versione usata nell&#8217;Agampora, la principale arte marziale dello Sri Lanka, l&#8217;urumi poteva presentare anche pi\u00f9 di una lama flessibile, trasformandosi di fatto nell&#8217;equivalente metallifero del gatto a nove code. Il coraggio necessario per brandire una simile arma, in effetti, doveva essere soltanto di poco inferiore a quello di chi sfidasse il suo proprietario&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte marziale indiana del\u00a0Kalaripayattu \u00e8 la pi\u00f9 antica tecnica di combattimento ancora correntemente praticata, in speciali palestre dette <em>kalari<\/em>, all&#8217;interno delle quali si studiano anche tecniche di meditazione, guarigione, retorica, astronomia e teatro. Anticamente ne esistevano tre varianti, tutte derivanti dal <em>corpus<\/em> degli insegnamenti degli Ezhava: il\u00a0Dronambilli, o\u00a0Kalaripayattu del sud, praticato dalle caste indiane dei\u00a0Nadar, Kallar e\u00a0Thevar, nonch\u00e9 dai Malabari a sud di Travancore, che poneva l&#8217;enfasi sulle prese a mani nude e i colpi portati in corrispondenza dei punti di pressione del corpo umano,\u00a0come previsto anche da molte arti marziali dell&#8217;Estremo Oriente. Questa particolare tradizione oggi si \u00e8 estinta e la conosciamo solamente attraverso alcuni manuali. Il\u00a0Kalaripayattu centrale invece, praticato nella parte nord del Kerala propriamente detto, si specializza nella preparazione della parte bassa del corpo\u00a0all&#8217;impiego di calci devastanti e all&#8217;ottenimento di una mobilit\u00e0 superiore, con un approccio\u00a0non dissimile da quelle del moderno\u00a0<em>taekwondo\u00a0<\/em>coreano, ma\u00a0con posizioni e gestualit\u00e0 ispirate all&#8217;aspetto esteriore degli animali, esattamente come avviene nel Kungfu cinese.<br \/>\nLa spada urumi nello specifico, assieme a tutto il resto di una ricca serie d&#8217;implementi di offesa, faceva parte del <em>Vadakkan Kalari,\u00a0<\/em>la versione pi\u00f9 settentrionale dell&#8217;arte in questione, praticata fino a buona parte della costa del Malabari. I suoi maestri, noti come i gurukkal, venivano temuti e rispettati, poich\u00e9 si riteneva che i loro segreti fossero stati trasmessi agli uomini direttamente da\u00a0Parashurama, il sesto avatar del dio Vishnu.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16468\" aria-describedby=\"caption-attachment-16468\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/rpCCjsVIjME\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16468\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16468 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kalaripayattu-500x313.jpg\" alt=\"Kalaripayattu\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kalaripayattu-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kalaripayattu.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16468\" class=\"wp-caption-text\">Questa performance di Kalaripayattu, tenutasi a Bangalore nel 2007, offre uno sguardo piuttosto completo sulla serie delle tecniche e le armi di questo approccio piuttosto diretto alla crescita fisica e spirituale. Pugnali, spade, il micidiale mulinare\u00a0dell&#8217;urumi e infine anche una breve danza, versione meno ritualizzata e senza costumi specifici\u00a0delle rappresentazioni Kathakali.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mitologia religiosa dell&#8217;India, poco approfondita dai creativi contemporanei di portata internazionale, presentava del resto numerosi riferimenti ad armi mistiche sovrannaturali. Spade, archi, lance, frecce: gli Astra, o strumenti sovrannaturali, potevano essere evocati dalle diverse divinit\u00e0 grazie all&#8217;impiego di una formula magica, palesandosi improvvisamente pronte all&#8217;uso esattamente come una cinta fatta in lamina d&#8217;acciaio e poi nascosta sotto gli abiti di un viaggiatore. Ed \u00e8 forse anche in questo fattore mistico legato al culto delle armi che pu\u00f2 ricercarsi l&#8217;antico velo di mistero legato alla produzione del <em>wootz<\/em>, il particolare metallo carbonifero, dalle vistose venature puntinate, che fu secondo gli studiosi il punto di partenza per l&#8217;acciaio di Damasco. Nonch\u00e9 un remoto progenitore, assai probabilmente parallelo e non collegato, alla celeberrima katana giapponese.<br \/>\nLa particolarit\u00e0 di questo procedimento produttivo, le cui origini\u00a0si perdono\u00a0nelle nebbie del tempo, era il suo giovarsi di una miscela di erbe, legno ed altre sostanze, cotte in un forno d&#8217;argilla insieme al metallo fuso, verso la formazione di un reticolo nella struttura cristallina dell&#8217;arma, che poteva renderla virtualmente indistruttibile. E ci\u00f2\u00a0non \u00e8 che un singolo esempio della sconfinata sapienza metallurgica dell&#8217;India classica, che seppe produrre numerose meraviglie d&#8217;offesa, fra cui appunto la tremenda lama-frusta dell&#8217;urumi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16467\" aria-describedby=\"caption-attachment-16467\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/EIL9cHpZUfg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16467 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kathakali-500x313.jpg\" alt=\"Kathakali\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kathakali-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/03\/Kathakali.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16467\" class=\"wp-caption-text\">Nel Kathakali ogni colore ha un suo significato: il verde indica probit\u00e0, e viene riservato agli dei e gli eroi della narrazione. Il nero \u00e8 usato per gli uomini malvagi, mentre i veri e propri demoni presentano un volto quasi del tutto\u00a0rosso. Le donne e i vecchi saggi, invece, vengono rappresentati con un trucco pi\u00f9 realistico e meno marcato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0Kalaripayattu, come dicevamo, non era soltanto un metodo per far la guerra ma anche di crescita spirituale e finalizzato allo studio del concetto di divinit\u00e0. Questa antica tradizione, che si dice venne personalmente\u00a0adottata e poi esportata dal grande\u00a0monaco viaggiatore Bodhidarma, si giovava di una serie di <em>mudra<\/em>, o particolari movimenti delle mani, che finirono per trovare\u00a0nei secoli un&#8217;applicazione diretta\u00a0nei\u00a0templi induisti, come ausilio alla recitazione. Nello stato del Kerala esiste infatti, fin dal sedicesimo secolo d.C, una serie di otto rappresentazioni teatrali dette\u00a0Krishnanattam, fondate sulle storie e le tribolazioni di\u00a0Krishna, forse il pi\u00f9 amato fra tutti gli avatar del Protettore della Trimurti, il sommo dio Vishnu. Questa serie di racconti venivano messi sul palcoscenico nel corso di un&#8217;intera notte, durante la quale gli attori, con un pesante trucco e costumi estremamente complessi, davano fondo alla loro preparazione fisica assolutamente non trascurabile. Fu quindi una conseguenza inevitabile di tali circostanze, la progressiva scelta sempre pi\u00f9 frequente di interpreti che fossero stati addestrati nei <em>kalari<\/em>, fino al punto che ancora oggi si ritiene che un guerriero addestrato sia il migliore disponibile nel Kerala. Il Kathakali,\u00a0ovvero l&#8217;estensione successiva di questa serie di rappresentazioni rituali, oggi include anche opere straniere, come storie della mitologia greca o drammi\u00a0shakespeariani<em>.<br \/>\n<\/em>Si fa un gran parlare, ai nostri giorni, della tradizione\u00a0millenaria\u00a0delle tecniche di combattimento della Cina e del Giappone, tutte collegate alla radice comune del monastero\u00a0di Sh\u00e0ol\u00edn-s\u00ec. Il complesso buddhista sulla cima del monte\u00a0S\u014dng nella regione dell&#8217;Hunan, dove tanti giovani aspiranti Bodhisattva (santi salvatori) scelsero di percorrere la via del pugno chiuso e delle armi, prima di raggiungere uno stato adatto all&#8217;illuminazione. Ma la realt\u00e0 \u00e8 facilmente desumibile dall&#8217;antico testo del Viaggio in Occidente (1592 d.C. ca.) la storia romanzata del monaco Tripitaka, l&#8217;antesignano folkloristico\u00a0dello stesso Bodhidarma, che viaggi\u00f2 per riportare nella sua Terra di Mezzo gli antichi sutra custoditi sopra il Picco dell&#8217;Avvoltoio, a qualche migliaio di chilometri dalla fonte originaria del Kalaripayattu.\u00a0Perch\u00e9 assieme alla sua eminenza, nel momento tanto atteso del\u00a0ritorno, oltre alle sacre pergamene c&#8217;erano un cavallo magico figlio del dio del mare, un orco guerriero, lo sboccato\u00a0maiale antropomorfo Zhu Bajie e soprattutto lui, lo Scimmiotto, quel Sun Wukong con il suo bastone da combattimento in grado di allungarsi sulla base del bisogno. E se non era quell&#8217;arma, un&#8217;Astra del tutto comparabile agli implementi branditi da Vishnu&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dev&#8217;essere la quasi completa assenza di protezioni, esclusa una coppia di piccoli scudi rotondi, a dare un che di gladiatorio alla sequenza. 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