{"id":16344,"date":"2015-02-19T08:11:30","date_gmt":"2015-02-19T07:11:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16344"},"modified":"2015-02-19T08:13:24","modified_gmt":"2015-02-19T07:13:24","slug":"nel-giardino-delle-zanzare-nerborute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16344","title":{"rendered":"Nel giardino delle zanzare nerborute"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/vlUR09yRHZU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16346\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16346\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Elephant-Garden-500x313.jpg\" alt=\"Elephant Garden\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Elephant-Garden-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Elephant-Garden.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Silenziosamente orribile, l&#8217;orco prataiolo giace presso la distesa di puntali semi-articolati ove gli erbivori vengono a brucare. \u00c8 una tipica scena in stile &#8220;National Geographic&#8221; in cui ci viene mostrato il cacciatore nel suo ambiente, mentre l&#8217;alpaca dai grossi bulbi oculari tondeggianti\u00a0si avvicina a quella grossa bocca della fine. Ma le regole, in questo particolare caso, sono molto differenti: c&#8217;\u00e8 una mim\u00e8si, a ben guardare, che conduce il gioco della storia. Ed \u00e8 una capacit\u00e0 perfettamente realizzata dall&#8217;evoluzione, o una versione contorta di quella stessa forza, per cui il bruto vagamente antropomorfo pu\u00f2 per cos\u00ec dire, sconfinare dall&#8217;inquadratura. Per\u00a0palesarsi, solamente all&#8217;improvviso, con la grossa mano verde, afferrando e fagocitando per\u00f2\u00a0molto, molto lentamente. C&#8217;\u00e8 dell&#8217;arte, in tutto questo. Dello sconto ironico\u00a0tra ci\u00f2 che \u00e8, quello che potrebbe verificarsi, alternativamente, in dimensioni o giorni contrapposti. Senza menzionare il ferreo controllo di una visione autorale che probabilmente, nonostante le dichiarazioni fatte in autorevoli interviste, compone con\u00a0una visione chiara e ferrea nell&#8217;intento, Mancano, semmai, metafore interpretative: tutto \u00e8 chiaro per chi guarda. Infatti osserva\u00a0bene, che ci ha messo, Felix Colgrave nella bocca del titano pelleverde: una doppia fila di denti oppressivi e sinuoseggianti, nell&#8217;aspetto identici a quella distesa prima divorata, ora divoratrice, per l&#8217;ironica alternanza dell&#8217;ecologia situazionale.<br \/>\nMa una simile scena, talmente inquietante e memorabile, non \u00e8 in effetti che l&#8217;inizio di un fantastico viaggio negli ambienti fantasiosi dell&#8217;ultramondano. Specifichiamo: sarebbe questo luogo, come da titolo della composizione, un pianeta che fluttua trascinato via dagli elefanti, grazie all&#8217;uso di altrettanti lunghi cavi.\u00a0Tre bestie colossali, una meno che nell&#8217;Amarakosha indiano (enciclopedia del quinto secolo) in cui talmente erano forti e fermi, tali pachidermi, da giacere sopra il dorso di una tartaruga. E sotto quella? Beh, ci sono varie valide interpretazioni. La migliore e maggiormente accreditata, ormai da molto tempo \u00e8 un&#8217;altra tartaruga e un&#8217;altra ancora. Fino a&#8230;Ma questo non \u00e8 un problema che sia giunto a porsi\u00a0l&#8217;artista. Il quale si prefiggeva piuttosto, con il suo &#8220;The Elephant&#8217;s Garden&#8221; vincitore del premio Best Australian Film al\u00a0MIAF 2014, di offrirci\u00a0uno sguardo su di un universo del tutto autosufficiente, sebbene\u00a0incompleto; perch\u00e9 circondato da&#8230;Un qualcosa. Una sorta di deserto all&#8217;idrogeno, il media cosmico del nulla, in cui i pianeti si urtano l&#8217;un l&#8217;altro, a mo di palloncini. Ed uno solo \u00e8 vivo, grazie, per l&#8217;appunto, all&#8217;intervento del demiurgo allevatore, anch&#8217;esso dotato di proboscide, che appare per qualche fotogramma nel finale.<br \/>\nMa prima di arrivarci, quante astruse meraviglie&#8230; Il tema centrale del cortometraggio, che al momento del completamento era stato senz&#8217;altro il pi\u00f9 lungo articolato dell&#8217;autore, sembrerebbe essere la fame predatoria. Quanti modi esistono per la natura serpeggiante, se cos\u00ec si pu\u00f2 chiamare in questo caso, di mordere la propria stessa coda, senza perdere in lunghezza complessiva o numero di scaglie. Anzi, tutt&#8217;altro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec siamo testimoni di, nell&#8217;ordine: piccole bolle rilasciate da una sorta di batrace, fluttuanti nell&#8217;aere con il loro contenuto di embrioni sghignazzanti, poi risucchiate da una variopinta approssimazione della serpe\u00a0Quetzalcoatl (la quale non ha le ali, bens\u00ec fluttua grazie all&#8217;elio contenuto\u00a0nel suo cibo). L&#8217;albero meditativo, dal volto simile a quello di un guru prossimo all&#8217;illuminazione, da cui spiccano due grossi e sgraziati colibr\u00ec. Soltanto per finire, poco dopo, l&#8217;uno nella barba di una\u00a0nube celestiale vagamente michelangiolesca, l&#8217;altro dritto nell&#8217;orifizio anteposto di una sorta di tenia fuori-misura, a sua volta s\u00f9bito mangiata da una super-cicogna di passaggio. Nel frattempo, fiori che si combattono col pugilato vengono raccolti da un dragone. Arrotolati e quindi poi fumati, verso nuove e splendide avventure. Ciascuna\u00a0inframezzata, per pochissimi secondi, da visioni momentanee di altre bestie non approfondite, quali rane fungiformi, abitanti di paludi misteriose. Non c&#8217;\u00e8 fine al gran giardino degli elefanti. Finch\u00e9 non si lascia la sicurezza della sua atmosfera&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_16345\" aria-describedby=\"caption-attachment-16345\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/1Dkq6Lp8_gg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16345 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Man-Spaghetti-500x313.jpg\" alt=\"Man Spaghetti\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Man-Spaghetti-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Man-Spaghetti.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16345\" class=\"wp-caption-text\">Man Spaghetti, realizzato qualche mese prima di Elephant&#8217;s Garden, ha richiesto 861 ore di lavoro per appena\u00a01 minuto e 30 di animazione. Nonostante questo, l&#8217;autore l&#8217;ha completato in &#8220;sole&#8221; 7 settimane.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Felix Colgrave ha pi\u00f9 volte scoraggiato i suoi numerosi fan dal ricercare un senso nascosto all&#8217;interno dei\u00a0suoi video pi\u00f9 famosi. C&#8217;era stato il caso <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bfcAwc0UTVY\" target=\"_blank\">della sua opera di giovent\u00f9 The Pigpen<\/a> (realizzata a soli 15 anni di et\u00e0) in cui un&#8217;intera razza di suini derelitti, assuefatta ad un qualche tipo di droga, veniva\u00a0costretta a guadagnare denaro\u00a0vendendo la carne dei propri stessi simili, con conseguente spargimento di sangue. Ora, visto l&#8217;argomento alquanto macabro e inquietante, stuoli di teorici avevano individuato nel crudele\u00a0meccanismo\u00a0l&#8217;evidente parodia di questo oppure quel sistema politico, le ideologie pi\u00f9 controverse e diversificate\u00a0della storia. Una sorta insomma di 1984 al bacon, l&#8217;Animal Farm dei tempi digitali realizzata in Adobe Flash. Quando poi alla fine, fattosi avanti per apporre quella che viene definita in gergo la <em>word of god<\/em> (parola del creatore) proprio lui non si fece avanti, dichiarando: &#8220;Sono soltanto maialini. Cio\u00e9, v&#8217;immaginate come sarebbe un mondo in cui succedono cose talmente strane e tristi e sconvolgenti?&#8221; Beh, ecco&#8230;<br \/>\nMa una certa suggestione sottintesa permane, quanto meno, nell&#8217;esplorazione perigliosa di quelle belve succhiasangue\u00a0dall&#8217;aculeo a strisce, che infine si avventurano gi\u00f9 per il lungo cavo, fino all&#8217;animale\u00a0che trascina il mondo. Per bucare quella spessa pelle, quindi ricercare il succo sacro della trasgressione, una sorta fluido fatto di globuli deambulanti (ciascuno dotato di un grazioso fedora sulla testolina, niente meno) fino a guadagnarsi\u00a0una spruzzata di mortifero\u00a0insetticida. Ecco dunque l&#8217;intervento mano dell&#8217;essere supremo, l&#8217;Ur-Elefante bipede nonch\u00e9 sapiente, colui che normalmente definiamo con\u00a0diversi nomi, ma che \u00e8 per convenzione\u00a0unico e indivisibile,\u00a0ubiquo e omni-sapiente. Il contadino cosmico, insomma, col suo copricapo\u00a0in vimini acciaccato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La colonna sonora del cortometraggio\u00a0<a href=\"http:\/\/redm.bandcamp.com\/album\/the-elephants-garden-original-soundtrack\" target=\"_blank\">\u00e8 acquistabile in versione estesa sul portale Bandcamp<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silenziosamente orribile, l&#8217;orco prataiolo giace presso la distesa di puntali semi-articolati ove gli erbivori vengono a brucare. \u00c8 una tipica scena in stile &#8220;National Geographic&#8221; in cui ci viene mostrato il cacciatore nel suo ambiente, mentre l&#8217;alpaca dai grossi bulbi oculari tondeggianti\u00a0si avvicina a quella grossa bocca della fine. 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