{"id":16338,"date":"2015-02-18T08:35:17","date_gmt":"2015-02-18T07:35:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16338"},"modified":"2015-02-18T08:37:06","modified_gmt":"2015-02-18T07:37:06","slug":"come-cantavano-i-sinceri-marinai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16338","title":{"rendered":"Come cantavano i sinceri marinai"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/49FWp7WLYKw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16340\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16340\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Old-Chariot-500x313.jpg\" alt=\"Old Chariot\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Old-Chariot-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Old-Chariot.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;E spingiamo, spingiamo innanzi il vecchio carro, spingiamo!&#8221; Coro: una goccia di rum non ci farebbe affatto\u00a0male, oh, una goccia del sangue di Nelson*; &#8220;Ma spingiamo, gente, ancora e ancora, quel dannato vecchio carro [&#8230;]&#8221; E poi di nuovo, in un crescendo di entusiasmo ed enfasi selvaggia. Del resto amici miei!\u00a0Una volta passato il Corno, ci potremo infine riposare. Quindi, forza e coraggio: tirate fuori il vostro perno dal cabestano, il grande argano di babordo, e poi piantatelo di nuovo dentro al foro successivo, tutti assieme, al risuonare del tonante richiamo. Finch\u00e9 il ferro l\u00e0\u00a0gettato nel profondo della baia non risorga umido, ruvido e lucente. Allora via,\u00a0verso l&#8217;orizzonte. Vele nel vento, oltre gli scogli tempestosi&#8230;\u00a0Non \u00e8 mai davvero chiaro, quanti dei traguardi storici di una nazione siano il frutto di un&#8217;attenta pianificazione e quanti invece, faticosamente attraversati, siano il frutto di\u00a0una sequenza pi\u00f9 prosaica\u00a0degli eventi. Lo statista che dirige le mansioni di un&#8217;intera macchina governativa, il generale di stato maggiore, il presidente del convegno che traduce le giornate in decisioni.\u00a0E cos\u00ec tutti coloro, trascinati dal bisogno, che in qualche maniera rendono palesi le delibere del giorno. Da cui deriva tutto il resto: l&#8217;opificio come l&#8217;operosa fattoria, il muoversi delle brigate. E infine poi, la nave dei commerci d&#8217;oltreoceaeno, quel micro nel macro, eppure cosmo innegabilmente ripiegato su se stesso quanto l&#8217;infinito, soprattutto perch\u00e9 autosufficiente, oggi estremamente, e ancor di pi\u00f9 una volta. Estremamente britannico, nella celebrata tradizione. Anglosassone in senso pi\u00f9 vasto. Senza radio, cellulare, senza procedure o rigidi regolamenti: quando l&#8217;unico modo per mettere il modo il meccanismo era davvero crederci e far parte. Di un qualcosa di volubile, eppure niente affatto raro. Perch\u00e9 funzionale, quindi replicato. E conseguentemente, bello: il canto degli <em>stevedores<\/em> (gli stivatori). Che fu brevemente\u00a0citato in ambito letterario per la prima nel 1549, all&#8217;interno del componimento propagandistico del\u00a0<em>The Complaynt of Scotland<\/em> (Il lamento della Scozia) scritto contro Enrico VIII, che all&#8217;epoca si era prefissato di\u00a0agevolare il\u00a0matrimonio politico tra Mary Stuart la cattolica e il proprio figlio Edoardo, durante la guerra fallimentare che pass\u00f2 alla storia come il <em>rough wooing<\/em>\u00a0(brutale corteggiamento). E \u00a0gi\u00e0 a quei tempi alcune\u00a0delle fregate e le altre navi cariche di spade e cavalieri, a quanto ci \u00e8 dato di comprendere dal testo, disponevano di un certo\u00a0tipo di canora predisposizione, utile a cadenzare l&#8217;intenzione ed il funzionamento dello sforzo collettivo. Ma il vero fiorire di questa pratica, di accompagnar l&#8217;impegno di marina con le note musicali, si ebbe a partire solo successivamente, dal tardo diciottesimo\u00a0secolo, in corrispondenza con il\u00a0fiorire dei commerci (anche, ahim\u00e9, di esseri pensanti) e del colonialismo di stampo ed intento imperialista.<br \/>\nRisalgono a quest&#8217;epoca, in effetti, i molti curiosi resoconti degli esperti viaggiatori venuti a contatto con la cultura esportata, assieme alle braccia ed al sudore, dai vasti paesi e popoli del continente antico. Si trattava di una strana abitudine dei popoli\u00a0africani; tutti quegli schiavi, dalle piantagioni nei neonati Stati Uniti ai rematori delle ultime galee, a coloro che immettevano il carbone in orride fornaci e cos\u00ec via, che non lavoravano in silenzio. Niente affatto. Bens\u00ec accompagnavano, ciascun singolo e sudato gesto, con le note di uno <em>spiritual<\/em>, ovvero\u00a0un canto a cappella fatto per trarre un sincero beneficio psichico dal battere delle stoviglie, dal colpo ripetuto della zappa e\/o del martello, perch\u00e9 nonostante l&#8217;avversit\u00e0 crudele del destino qualcuno, lass\u00f9, li amava. A margine di tale procedura, viene spesso citata l&#8217;opinione al tempo diffusa e\u00a0convenzionalmente\u00a0associata\u00a0ad\u00a0un resoconto anonimo dell&#8217;isola di Martinica (nelle Antille francesi) secondo cui: &#8220;I neri non riescono a\u00a0svolgere un compito\u00a0senza accompagnarsi con il canto. [E infatti] dispongono di una sterminata serie di componimenti, ciascuno designato per una specifica mansione.&#8221; Per la mentalit\u00e0 dei naviganti di allora, naturalmente, era assai difficile mettersi sullo stesso piano dei loro malcapitati servitori. Eppure, ci\u00f2 che sapeva dimostrarsi utile, tanto spesso ritrovava significative applicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre il candido cotone, inevitabilmente, responsabile di tanta cruda dedizione. Una di quelle sostanze, frutto del consorzio naturale, che in qualche maniera furono in grado di dettare il senso, il senno e il nesso delle epoche, il flusso del denaro degli umani. E proprio il &#8220;vecchio carro&#8221; di cui ci cantava quell&#8217;eccezionale David Coffin in occasione del\u00a0Maritime Folk\u00a0Festival di Portsmouth del 2010, assai probabilmente era in origine da interpretare in senso letterale, come un sistema con due assi e quattro ruote, usato per portare il carico fino alla portata dei portuali.<br \/>\nNon \u00e8 niente affatto difficile da immaginare: lo sguardo interessato\u00a0degli stivatori su commissione, generalmente inglesi e scozzesi, mentre i loro colleghi di terra trasportavano il carico prezioso, sulle note della loro ultima moda\u00a0musicale. Seguiva la pratica del\u00a0cosiddetto\u00a0<em>cotton-screwing, <\/em>che consisteva nell&#8217;inserimento a pressione del carico mediante l&#8217;impiego di una vite a torchio. Si trattava\u00a0un mestiere molto ben pagato,<em>\u00a0<\/em>nonch\u00e9 estremamente faticoso. Che ben si adattava, dunque, ad esportare un tale metodo di distrazione della mente, mentre il corpo si piegava nel concludere la sua missione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16339\" aria-describedby=\"caption-attachment-16339\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/uS5xR7jBxDw\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16339 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Bully-in-the-Alley-500x313.jpg\" alt=\"Bully in the Alley\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Bully-in-the-Alley-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Bully-in-the-Alley.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16339\" class=\"wp-caption-text\">Bully in the Alley, ovvero &#8220;L&#8217;ubriaco nel vicolo&#8221; qui guidato da John Bromley \u00e8 uno shanty molto pi\u00f9 allegro di quello d&#8217;apertura. Qui si fa un probabile riferimento alle ore libere dei marinai, sbarcati presso qualche porto per far baldoria e lasciare il classico ricordo del loro passaggio. Si ritiene che il termine &#8220;Shinbon Al&#8221; usato nel secondo verso sia un riferimento a un particolare vicolo della citt\u00e0 di New York.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sorta di canzoni furono definite, almeno a partire dal 1867, con il termine d&#8217;etimologia incerta di <em>shanty\u00a0<\/em>o <em>sea chanty<\/em>, forse derivante dal francese <em>chanter<\/em>, e impiegato notoriamente nel racconto autobiografico di\u00a0G. E. Clark,\u00a0<i>Seven Years of a Sailor&#8217;s Life<\/i>. Fu lui a descrivere per iscritto \u00a0lo svolgersi di un canto di accompagnamento simile, durante il sollevamento dell&#8217;ancora in un viaggio da Bombay a New York, effettuato sulle note delle canzoni popolari\u00a0<em>Paddy on the Railway\u00a0<\/em> e\u00a0<em>We&#8217;re Homeward Bound<\/em>. Il dispiegarsi della scena fu memorabile e davvero significativo: nello <em>shanty<\/em>, normalmente, si pu\u00f2 osservare una sorta di botta e risposta tra il conduttore e gli altri marinai, non dissimile, in linea di principio, da quella stessa relazione che esiste tra un capitano e tutti i suoi seguaci. Eppure nonostante questo, la voce principale del pezzo non \u00e8 investita un grado formalmente superiore e partecipava anch&#8217;essa dello sforzo collettivo. Un membro della ciurma che sapesse intrattenere adeguatamente i suoi colleghi con una vasta selezione di canzoni, spesso improvvisate, veniva\u00a0considerato difficilmente rimpiazzabile, \u00a0assai prezioso per le sue capacit\u00e0 di aggregazione.\u00a0Un aspetto interessante era\u00a0l&#8217;esistenza di generi di <em>shanty<\/em> ben distinti, creati sulla base di specifiche mansioni. Entrambe le canzoni qui mostrate erano ritenute opportune per quando si dovesse &#8220;tirare&#8221; un qualcosa, vista la ricorrenza di un lungo ritornello (il momento dello sforzo) e la natura ricorsiva. Esistevano dei versi standard come &#8220;Ehi, si torna a casa&#8221; oppure &#8220;Sei mai stato a &#8212;&#8221; usati per espandere il componimento, quando ritenuto necessario. Ma c&#8217;erano dei canti usati invece per la &#8220;spinta&#8221; meno intermittenti ed altri estremamente ritmati e rapidi, per\u00a0quando si dovesse tirare a bordo un lungo tratto di corda. Esistevano canzoni per ammainare le vele, ed altre per compiti estremamente specifici, rari e significativi, come issare l&#8217;albero maestro. Da quell&#8217;epoca e per un\u00a0tempo mediamente lungo, grosso modo\u00a0fino all&#8217;ampia diffusione del motore a vapore, gli Oceani del mondo risuonarono del gusto e del bisogno di produrre l&#8217;arte musicale.<br \/>\nOggi, naturalmente, i canti di mare sono pi\u00f9 che altro una curiosit\u00e0. Resi celebri dall&#8217;antologia del 1961 <em>Shanties from the Seven Seas<\/em> (Stan Hurgill) e successivamente da\u00a0un certo tipo di cinematografia, indissolubilmente legata al contesto piratesco dei Caraibi (bench\u00e9 fossero tutt&#8217;altro che esclusivi di quei luoghi) vengono attentamente preservati negli ambienti di categoria, come\u00a0alcuni\u00a0equipaggi dei pescherecci anglosassoni o le associazioni culturali statunitensi. Ma forse la maggiore opportunit\u00e0 di rinascita \u00e8 offerta dal mondo della pi\u00f9 moderna tecnologia digitale e di Internet, che si \u00e8 dimostrata utile nel divulgare\u00a0una simile arte perduta anche tra le nuove generazioni. Vedi la componente\u00a0maggiormente memorabile <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bx5uegVP-78\" target=\"_blank\">di Assassin&#8217;s Creed Black Flag<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Lord Horatio Nelson, primo visconte Nelson e primo duca di Bronte che per l&#8217;appunto, secondo la leggenda, fu temporaneamente &#8220;sepolto&#8221; in una botte di rum, dopo essere stato colpito da un cecchino francese durante la battaglia di Trafalgar.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;E spingiamo, spingiamo innanzi il vecchio carro, spingiamo!&#8221; Coro: una goccia di rum non ci farebbe affatto\u00a0male, oh, una goccia del sangue di Nelson*; &#8220;Ma spingiamo, gente, ancora e ancora, quel dannato vecchio carro [&#8230;]&#8221; E poi di nuovo, in un crescendo di entusiasmo ed enfasi selvaggia. 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