{"id":16297,"date":"2015-02-13T08:27:19","date_gmt":"2015-02-13T07:27:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16297"},"modified":"2015-02-13T08:39:48","modified_gmt":"2015-02-13T07:39:48","slug":"castelli-dacciaio-sfuggenti-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16297","title":{"rendered":"Castelli d&#8217;acciaio, sfuggenti sul mare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/STnwKZDI6Q0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16299\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16299\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gretha-500x313.jpg\" alt=\"Gretha\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gretha-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gretha.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si chiama Grande Gretha. \u00c8 la sagoma vagamente definita delle alte e ultramondane cime di Avalon, torri magiche nel vento, a riecheggiare nei miti e leggende di molteplici e inspiegabili presenze. Verticalit\u00e0, piuttosto che velocit\u00e0: si conosce molto bene, per lo meno nell&#8217;istinto, la forma naturale di quell&#8217;entit\u00e0 che\u00a0deve poi, spostarsi. Proporzioni solide, una base ampia o quanto meno ben proporzionata. Quattro zampe ben distinte, per marciare, oppure ruote, se si parla di un costrutto artificiale. \u00c8 la sagoma che comanda. Perch\u00e9 una cosa molto alta e stretta, normalmente, teme i terremoti. E figuriamoci a viaggiare per le strade! Cos\u00ec comparativamente, nel mondo della fantascienza che osa differenziarsi, abbondano giraffe; non c&#8217;\u00e8\u00a0acciaio, cemento armato, pykrete che possa invero resistere al suo stesso peso, se svettante, quando in movimento, tra le nubi o tra i deserti dei pianeti della fantasia. A meno che&#8230; Immaginate un mondo polveroso ricco di un&#8217;imprescindibile risorsa, necessaria per avventurarsi\u00a0tra le stelle (o Dune) percorso dall&#8217;alba al tramonto da vistosi grattacieli semoventi, ciascuno forte dei suoi cingoli, costruito ed abitato dagli umani. Con al posto della tromba delle scale, una colonna cava, abbastanza vasta, ed alta, da ospitare una trivella colossale; quali sarebbero i vantaggi? Possibilit\u00e0 di un certo grado d&#8217;autosufficienza, certamente, nessun pericolo di essere inghiottiti dalle bestie della notte. La certezza di non perdersi, lasciato temporaneamente quel rifugio, vista l&#8217;eminenza delle sue propaggini\u00a0ulteriori, la potenza delle antenne superiori. E buche pi\u00f9 profonde, il che significa: la maggiore acquisizione della Cosa. La quale Cosa, guarda Caso, piace molto pure a noi. Esseri materiali di un mondo fatto di atomi immanenti: eppure, c&#8217;\u00e8 una Spezia che ci nutre, noi come i Navigatori di quell&#8217;universo immaginario. \u00c8 il petrolio, laggi\u00f9 nel buio del profondo, sempre pi\u00f9 lontano a dirti che se vuoi, puoi.<br \/>\n1961: la Blue Drilling Company, sussidiaria della Shell, sta trasportando in posizione nel Golfo del Messico la sua piattaforma sommergibile\u00a0Blue Water Rig No.1. \u00c8 conforme, un tale ingombrante dispositivo, al progetto pi\u00f9 diffuso e utilizzato di quell&#8217;epoca: si trattava essenzialmente di una chiatta con due parti separate e diversamente estensibili, l&#8217;una fatta per essere innalzata al di sopra delle onde, l&#8217;altra, quella pi\u00f9 pesante, da calare fino al fondo dell&#8217;Oceano, per scavare. Oltre ad una, tre, quattro imbarcazioni, per trainarla; come da convenzione ingegneristica di allora, infatti, la piattaforma non aveva dei motori suoi. Bench\u00e9 fosse flessibile per concezione. Esaurito un giacimento, quindi l&#8217;altro, la base di trivellamento era di nuovo sollevata, le zavorre abbandonate fino alla riemersione di vistosi galleggianti. E quindi via, verso nuove scorribande\u00a0perforanti. Ma gli operatori dell&#8217;impresa, col ripetersi di\u00a0tali gesti, giunsero davvero gradualmente a un&#8217;importante osservazione: le onde non gli fanno\u00a0quasi nulla, una volta zavorrata. Era in effetti talmente grande e pesante, la loro imbarcazione-madre, che al primo immergersi dei galleggianti, ben prima di toccare il fondale, gi\u00e0 pareva una scultura. E in effetti il\u00a0Blue Water Rig No.1 non vedeva l&#8217;ora di\u00a0inviare fino a destinazione il lungo dito, la trivella senza fine di suzione. Cos\u00ec disse qualcuno: &#8220;Sapete che vi dico? Questa volta, proviamo a non farla scendere del tutto.&#8221; E strano a dirsi funzion\u00f2, dando l&#8217;origine a un&#8217;intera nuova classe di natanti: le imbarcazioni semi-sommergibili.<br \/>\nA partire da quell&#8217;evento spesso ricordato, l&#8217;estrazione petrolifera <em>offshore<\/em> fu grandemente modificata, passando dal concetto di piattaforma d&#8217;estrazione adagiata\u00a0sul fondale a un altro tipo della stessa cosa, tenuta in posizione unicamente dalle sue \u00e0ncore (almeno due per vertice del quadrato) e sempre pronta per andare altrove, proprio sulla sola forza di quel carburante che lei stessa estrae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grande Gretha della OOS International, qui ripresa dal fotografo\u00a0aereo Tommy Chia con la sua GoPro, appartiene in effetti alla\u00a0classe di imbarcazioni pensate per una funzione collegata, ma diversa. Sfruttando lo stesso principio delle piattaforme petrolifere mobili, quell&#8217;innata stabilit\u00e0 che proviene dalla forma, al posto della trivella ospita un eliporto e due gigantesche gru gialle indipendenti, ciascuna in grado di assistere un cantiere in alto mare, per creare, ad esempio, un altro gigante del tutto simile a lei. <a href=\"http:\/\/www.oosinternational.com\/gretha\/\" target=\"_blank\">Nella brochure ufficiale<\/a>, disponibile sul sito della compagnia, viene mostrata mentre assembla una sorta di struttura su palafitte, assai probabilmente\u00a0un&#8217;altra delle multiformi soluzioni usate nel campo sempre mutevole dell&#8217;estrazione di risorse.<br \/>\nBench\u00e9\u00a0le semi-sommergibili, come si pu\u00f2 scoprire a seguito di una rapida ricerca, possano svolgere anche altre mansioni, come il supporto a spedizioni scientifiche verso le falde oceaniche continentali, la loro costruzione e gestione resta\u00a0talmente dispendiosa, cos\u00ec complessa, da fargli trovare una valida collocazione unicamente in quell&#8217;industria estremamente\u00a0redditizia del profondo. Almeno, finch\u00e9 dureranno i giacimenti raggiungibili con tali metodi, in tempo utile da giustificarne il varo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16298\" aria-describedby=\"caption-attachment-16298\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/S4azdrP4-30\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16298 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Scarabeo-9-500x313.jpg\" alt=\"Scarabeo 9\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Scarabeo-9-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Scarabeo-9.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16298\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ultima ripresa pubblicata online da Tommy Chia risale ormai a pi\u00f9 di un anno fa. Chiss\u00e0 quando torner\u00e0 a coinvolgerci con degli angoli di visuale tanto accattivanti&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 Scarabeo 9 della\u00a0Frigstad Engineering Ltd, in grado di trivellare in acque profonde\u00a0oltre i 3.500 metri. E viene da chiedersi quanto pi\u00f9 avanti, lontano nelle viscere inimmaginate, possa spingersi quello spiedino senza fine. \u00c8 questo, sostanzialmente, il punto forte della soluzione semi-sommergibile: l&#8217;aver svincolato una struttura simile, cos\u00ec sconfinata e possente, dal bisogno pre-esistente delle fondamenta. Annullando i condizionamenti residui nella sua collocazione, ovvero la necessit\u00e0 di restare relativamente prossimi alla riva, per poter poggiare il plinto sul fondale, e soltanto poi, bucare. Inoltre, poich\u00e9 simili piattaforme, una volta eliminata la zavorra ed esposti all&#8217;aria i galleggianti, si trasformano in una sorta di titanici catamarani, vengono sempre\u00a0dotate di una serie di propulsori azimutali, ovvero eliche sporgenti verso il basso, generalmente racchiuse\u00a0in un tubo fisso (lo statore) e in grado di ruotare a 360\u00b0. Ci\u00f2 fornisce alla piattaforma non soltanto un certo grado di mobilit\u00e0, ma anche l&#8217;agilit\u00e0 necessaria per manovrare, senza nessun tipo di assistenza, nella posizione designata. Pare di udire l&#8217;ingegnere della Shell che ebbe l&#8217;illuminazione, appena 50 anni fa:\u00a0&#8220;Quel petrolio sar\u00e0 mio!&#8221; Eppure, dopo tutto, l&#8217;invenzione non \u00e8 mai stata attribuita a lui, che piuttosto resta senza nome.<br \/>\nIl primo a concepire un simile balzo d&#8217;immaginazione, di mega-strutture galleggianti ed unicamente ancorate sul fondale, fu piuttosto l&#8217;americano\u00a0Edward Robert Armstrong e per la prima negli anni &#8217;20, quando si aspettava con trepidazione un temerario che potesse effettuare la prima trasvolata sull&#8217;Oceano Atlantico. Pareva inevitabile, a quei tempi, che in un tale spazio sconfinato\u00a0venissero introdotte alcune infrastrutture di rifornimento, come piste misteriose in mezzo al nulla, analogamente a quanto fatto con le pompe di benzina appena sorte, un po&#8217; ovunque, a supporto\u00a0della neonata industria automobilistica.\u00a0La sua proposta fu\u00a0denominata <em>seadrome. Q<\/em>ualche anno dopo, era quasi riuscito a convincere il governo degli Stati Uniti quando, con il prolungarsi della seconda guerra mondiale, vennero costruiti i primi\u00a0bombardieri strategici, in grado di rendere una tale impresa ingegneristica del tutto inutile.<br \/>\nEppure persino oggi, mentre\u00a0attraversiamo i flutti senza fine sulle comode poltrone di un jet di linea, dovremmo ricordare le strutture semi-sommergibili\u00a0di trivellazione. Oltre a quella Spezia nerastra e maleodorante, estratta dai\u00a0Sand Crawlers del nostrano\u00a0Tatooine. Per sempre? Almeno fino al sopraggiungere\u00a0del primo Shai Hulud, mostro delle sabbie senza tempo. Verme-araldo dell&#8217;esaurimento (delle fonti di energia non rinnovabile&#8230;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiama Grande Gretha. \u00c8 la sagoma vagamente definita delle alte e ultramondane cime di Avalon, torri magiche nel vento, a riecheggiare nei miti e leggende di molteplici e inspiegabili presenze. Verticalit\u00e0, piuttosto che velocit\u00e0: si conosce molto bene, per lo meno nell&#8217;istinto, la forma naturale di quell&#8217;entit\u00e0 che\u00a0deve poi, spostarsi. 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