{"id":16251,"date":"2015-02-07T08:39:03","date_gmt":"2015-02-07T07:39:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16251"},"modified":"2015-02-07T08:41:09","modified_gmt":"2015-02-07T07:41:09","slug":"mercato-thailandese-attraversato-ferrovia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16251","title":{"rendered":"Il mercato thailandese attraversato da una ferrovia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/PtQo1VWMh84\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16253\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16253\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train-500x313.jpg\" alt=\"Maeklong Train\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima volta dev&#8217;essere stato memorabile. \u00c8 relativamente facile determinare il corso degli eventi, fatto salvo il demone imprevisto dei dettagli. C&#8217;era in quel particolare luogo, fin da tempo immemore, un grande spiazzo ricavato tra i palazzi\u00a0di\u00a0Samut Songkhram. Siamo in una\u00a0ridente cittadina che getta la sua ombra sulle acque del Mae Klong, principale fiume della regione di Kanchanburi. Proprio quel corso d&#8217;acqua, per inciso, che Hollywood avrebbe in seguito\u00a0ribattezzato Kwai, fischiettando beatamente, tanto per farci un ponte e dopo pure un film. Cosa importa, in fondo, del vero toponimo locale? Cos\u00ec\u00a0il popolo degli abitanti, passeggiando, attraversava di continuo un tale prato, riuscendo a trasformarlo, con il tempo, in un fondamentale punto\u00a0di ritrovo. Finch\u00e9\u00a0qualcuno, proveniente dalla sua fattoria nella campagna, port\u00f2 l\u00ec la frutta dei suoi alberi, il riso e\u00a0qualche stoffa\u00a0colorata. Presto furono davvero in molti ad imitarlo. La voce si sparse in lungo e in largo: c&#8217;era un nuovo mercato, variopinto ed eccitante, l\u00ec nel mezzo del centro abitato, via dagli alberi e dal fiume turbinante su cui giunche, chiatte ed altre imbarcazioni si affollavano, per quell&#8217;altro celebre ma pi\u00f9 antico, la fiera galleggiante\u00a0di Amphlawa.<br \/>\nCi sono luoghi in cui il progresso arriva tutto assieme, all&#8217;improvviso, spinto innanzi dal bisogno percepito di modernizzarsi. Tale approccio \u00e8 attentamente istituito, per la prassi, da uno sforzo immane\u00a0che percorre i\u00a0molti\u00a0campi contrapposti della collettivit\u00e0. Pensate, ad esempio, al Giappone\u00a0del 1800. Mentre in altri luoghi, invece, si procede per gradi e con estrema attenzione, selezionando caso per caso\u00a0ci\u00f2 che va mantenuto in vita quotidianamente,\u00a0mentre tutte quelle altre usanze o pratiche che hanno fatto il loro tempo, e siano dunque\u00a0celebrate\u00a0nei musei o nella letteratura. Possibilmente, solo e unicamente l\u00ec. Pensate alla Cina del 1900. Ma ecco, la Thailandia\u00a0segue un&#8217;altra diramazione di quel grande corso. Laggi\u00f9 nella penisola, dove una stretta striscia di terra si protende verso la Malesia e tutte le altre isole del mistico Sud-Est, in bilico tra due dei golfi pi\u00f9 grandi al mondo, la tecnologia si mischia con le tradizioni senza soluzione di continuit\u00e0. Non \u00e8 un\u00a0caso, n\u00e9 un&#8217;affettazione lirica di qualche autore, se le composizioni fantascientifiche sull&#8217;immediato futuro trovano tanto spesso l&#8217;ambientazione proprio in simili localit\u00e0. Cyberpunk: l&#8217;unione inscindibile tra l&#8217;uomo e il mondo della tecnologia, di per se stessa fonte di nuovi equilibri tra i rapporti meta-prismatici della derelitta societ\u00e0, ineguale (cos\u00ec la corrente \u00e8 battezzata da quel movimento giovanile degli anni &#8217;80\/90, ribelle per definizione). Uno stile di pensiero in cui il mondo della virtualit\u00e0, si dice, troverebbe sfogo grazie a impianti tecnologici totalizzanti ed invasivi, nel corpo umano come\u00a0negli spazi del mondo reale. \u00c8 invero\u00a0possibile, che un tale mondo si stia palesando gradualmente, tra gli alti palazzi di vetro e cemento di Bangkok. Mnetre\u00a0\u00e8 invece certo, nonch\u00e9 pienamente dimostrabile, che ad appena 60 Km dalla capitale, siamo gi\u00e0 nel pieno di una differente fase. La stagione del Trainpunk.<br \/>\nLa\u00a0vita del mercante viaggiatore, fin da che lui pratica quel suo mestiere, \u00e8 soggetta alle connotazioni problematiche del mondo. Pu\u00f2 bastare uno scroscio di pioggia, nel momento maggiormente inopportuno, per sovrascrivere l&#8217;ora di punta, cancellando innumerevoli occasioni di far soldi. O un ufficiale particolarmente puntiglioso, di passaggio con la Luna di traverso. O lo sciopero dei mezzi pubblici, naturalmente, salvo casi assai particolari?!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ferrovia del Mae Klong, grossomodo parallela al vasto\u00a0fiume, venne completata su decreto reale attorno al 1905, come parte dell&#8217;aggiornamento delle infrastrutture imposto a margine dell&#8217;accordo anglo-siamese, la presunta apertura verso l&#8217;Occidente. Fu questo un simbolo, assieme a molti\u00a0altri, dell&#8217;inizio di un periodo di attriti\u00a0che avrebbe portato, nel giro di appena una generazione e mezza, al predominio militare dei rivoluzionari sotto la guida del ministro\u00a0Plaek Phibunsongkhram. Quindi, nel frattempo, tanto vale prendersi\u00a0l&#8217;ingombrante\u00a0anaconda\u00a0di ferro, carbone e fumo, fatto passare proprio in mezzo alla citt\u00e0&#8230;. A voi, non avrebbe dato un po&#8217; fastidio?\u00a0Ci sono luoghi in cui le cose si fanno solo in un particolare\u00a0modo. Non per una ragione specifica, ma perch\u00e9 si \u00e8 ereditata, assieme a tutto il resto, quell&#8217;usanza priva di un significato aggiunto a quel classico: siamo venuti prima noi, quindi abbiamo il diritto, la sacrosanta precedenza. Di restare e vendere le nostre merci, nonostante tutto&#8230; La prima volta. Immaginatela: un mercato thailandese, forse anche pi\u00f9 della sua controparte europea, \u00e8 un vero vortice di sapori, colori e sentimento. Il rosso del frutto del Drago, le sagome puntute del Rambutan e dello Ngho. L&#8217;odore pungente del gigantesco durian, pomo maleodorante\u00a0degli dei. Tutta quella gente, i venditori ed i visitatori, scacciati in malo modo dagli ufficiali della ferrovia, affinch\u00e9 i loro lavoranti, nel giro di un febbrile pomeriggio, potessero disporre traversine e i fecondi profilati di metallo, quei binari con la forma di una doppia T sovrapposta. Perch\u00e9 strano a dirsi, non ci vuole poi cos\u00ec tanto tempo. Terremoto e tram-vata?<\/p>\n<figure id=\"attachment_16252\" aria-describedby=\"caption-attachment-16252\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/sksSMSsOg-g\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16252 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train-2-500x313.jpg\" alt=\"Maeklong Train 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Maeklong-Train-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16252\" class=\"wp-caption-text\">Mmmm, la fuliggine dona tutto un&#8217;altro sapore ai frutti del Guava!<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritrattosi alla maniera di\u00a0un\u00a0colossale\u00a0anemone di terra, dunque, il mercato si era probabilmente ricostituito\u00a0ai margini della sua vecchia sede deputata, forse pi\u00f9 piccolo, certamente carico di un senso di rancore (perch\u00e9 la folla, in tali casi, facilmente pu\u00f2 essere individualizzata) per la dura strada costruita in mezzo al suolo della sua esistenza. Diversi giorni, forse settimane, passarono senza nuovi eventi. Una ferrovia non si completa nel giro di qualche giornata n\u00e9 la polizia civile, per quanto pronta a rispondere ad ogni evenienza, non pu\u00f2 davvero far la guardia a tanti chilometri di duro\u00a0metallo,\u00a0la nuova arteria dei trasporti e dell&#8217;immagine governativa. Cos\u00ec, gradualmente, i venditori ritornavano giorno dopo giorno, con tutti i loro banchi, i carretti e i larghi parasole, quegli ombrelli che tradizionalmente vengono chiamati Rom, liberalmente distesi sopra l&#8217;area deputata per il passaggio dell&#8217;ennesimo presunto re dei Naga, il dio-serpente qualche volta amico, altre nemico dell&#8217;umanit\u00e0. All&#8217;altro capo della disputa, forse suo malgrado, c&#8217;era lui. Un conduttore, il primo apripista della pi\u00f9 bizzarra consuetudine nel mondo delle ferrovie mondiali. Un individuo ragionevole, si pu\u00f2 ben dire, per lo meno a sufficienza per capire come, nonostante\u00a0il suo carico di passeggeri, fosse il caso di andar piano. E superato il passaggio a livello della possibile discordia, far suonare la sirena, mille\u00a0o pi\u00f9 volte, preannunciando il suo passaggio. Segu\u00ec un frenetico\u00a0turbin\u00eco\u00a0d&#8217;operativit\u00e0, mentre i venditori ritiravano dal suo passaggio i loro preziosi averi e solo successivamente, quasi come in un ripensamento dell&#8217;ultimo secondo, loro stessi, esq.<br \/>\nPotevano, quindi, succedere solo due cose: 1- Che i venditori, preoccupati per gli incidenti\u00a0potenzialmente causati\u00a0della loro passiva resistenza, si ritirassero per vendere, a partire da quel giorno, in un qualche\u00a0lido meno periglioso. 2- Che la compagnia nazionale delle ferrovie, colpiti da una simile convinzione, decidesse di ricostruire i suoi binari altrove (ok, questa era davvero poco probabile). Di sentiero ne fu scelto, invece, un terzo: far finta di niente. Dopo il passaggio del treno, gli ombrelli, i carretti e tutto il resto,\u00a0ritrovarono immediatamente\u00a0la precedente collocazione. Il conduttore neanche fece rapporto. Purissimo Trainpunk.<br \/>\nFino al giorno e l&#8217;ora successiva, di quel confronto non-confronto, nell&#8217;attesa di una guerra che non giunse mai. Oggi, in quello che viene comunemente definito il\u00a0<em>Talad Rom Hoop<\/em> (mercato degli ombrelli che scappano) passano fino ad otto convogli\u00a0al giorno, con gli addetti specializzati che di continuo smontano e rimettono in posizione le essenziali coperture, unica difesa contro il sole cocente di simile\u00a0umide latitudini. \u00c8 un luogo particolarmente amato dai turisti, ai quali per un&#8217;usanza assai\u00a0diffusa, ogni qual volta se ne presenta la possibilit\u00e0, i locali ripetono: &#8220;Il treno? Oggi non passa.&#8221;\u00a0Eppure passa. Tutte le volte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta dev&#8217;essere stato memorabile. \u00c8 relativamente facile determinare il corso degli eventi, fatto salvo il demone imprevisto dei dettagli. C&#8217;era in quel particolare luogo, fin da tempo immemore, un grande spiazzo ricavato tra i palazzi\u00a0di\u00a0Samut Songkhram. 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