{"id":16235,"date":"2015-02-05T08:54:05","date_gmt":"2015-02-05T07:54:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16235"},"modified":"2015-02-05T08:54:05","modified_gmt":"2015-02-05T07:54:05","slug":"fucile-decorato-come-katana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16235","title":{"rendered":"Un fucile decorato come una katana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/5pLBYLqWRkw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16237\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16237\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Beretta-Izumi-500x313.jpg\" alt=\"Beretta Izumi\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Beretta-Izumi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Beretta-Izumi.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arma simbolo del cacciatore, allo stato attuale delle cose, non pu\u00f2 davvero essere paragonata allo strumento bellico dei tempi antichi, un lingotto di materiale ferroso\u00a0sagomato e poi plasmato, ripiegato ed affilato fino alla capacit\u00e0 d&#8217;imporsi sull&#8217;integrit\u00e0 della persona. Una spada non colpisce da lontano. Se non sfruttando i meriti della sua estetica, variabilmente sfavillante: poich\u00e9 le cose belle, pur se talvolta meno utili, rispecchiano in maniera superiore&#8230;Il merito, la forza e la saldezza, l&#8217;intenzione di far prevalere l&#8217;opinione del metallo. O pi\u00f9 nello specifico, di colui\/colei\/coloro che l&#8217;impugnano, presso il nemico su di un campo di battaglia, come nell&#8217;evento pi\u00f9 mondano e ragionevole di una parata, di una qualche austera cerimonia. Ed \u00e8 probabilmente a un tale mondo parzialmente superato ma pur sempre rilevante, che si sta ispirando la Beretta (Fabbrica d&#8217;Armi S.p.A.) nel presentare al pubblico l&#8217;ultima esagerazione del suo catalogo <em>premium<\/em>, il cui prezzo letteralmente tende ad esulare dal sensibile, poich\u00e9 manca nei materiali pubblicati online a scopo esplicativo. Si tratta, essenzialmente, di un fucile a canna liscia (della tipologia ormai comunemente nota con il termine inglese <em>shotgun<\/em>) a due canne sovrapposte, il cui castello (la parte metallica tra la culatta e il calcio) \u00e8 stato minuziosamente ornato da Izumi Koshiro, tra le maggiori autorit\u00e0 viventi\u00a0nella tecnica dell&#8217;incisione su metallo\u00a0giapponese, specializzato, in modo particolare, nel pur sempre rilevante campo dell&#8217;arma bianca nazionale, la <em>katana. <\/em>Ci\u00f2 che ne risulta in questo caso, si capisce subito, \u00e8 un oggetto in grado di attirare l&#8217;occhio di chiunque. Come da tradizione dell&#8217;attenzione tipicamente shintoista prestata agli oggetti inanimati, il soggetto da lui accuratamente riprodotto avrebbe, nell&#8217;intenzione dichiarata, lo scopo di proteggere l&#8217;arma e chi la impugna, possibilmente assieme all&#8217;intera famiglia. Si tratta di un trittico di draghi serpeggianti, le creature diffuse in tutto l&#8217;Estremo Oriente come simbolo di saggezza, fortuna e fonte di ogni sorta di sconvolgimento meteorologico della natura, raffigurati nell&#8217;intento d&#8217;inseguire la perla sacra, un simbolo da sempre curiosamente, ma non tanto stranamente a conti fatti, tanto simile alla palla usata per giocare con i cani Shih Tzu dell&#8217;imperatore della Cina. E se pure l\u00ec nell&#8217;arcipelago, una terra di guerrieri,\u00a0la lingua del potere fu parlata unicamente dai guerrieri, che di tali cose raramente si curavano, la grazia e l&#8217;armonia sono principi semplici e assoluti, fra le sale della pace come sulla sella di un destriero, dinnanzi alla carica del proprio seguito di samurai.<br \/>\nL&#8217;unione fra questi due mondi tanto lontani dal punto di vista geografico, la terra dei <em>tanuki<\/em> e quella della nostra penisola mediterranea, anch&#8217;essa popolata di vulcani, suscita bizzarre ed attraenti suggestioni. Beretta \u00e8 un&#8217;azienda particolarmente antica, che pu\u00f2 far risalire la sua eredit\u00e0 fattiva fino al 1526, anno riportato su di un documento d&#8217;ordine del doge di Venezia, gelosamente custodito negli archivi privati della sede principale di\u00a0Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia. Era un&#8217;epoca di grandi viaggi e esplorazioni, quella, quando i vari grandi potentati d&#8217;Europa spedivano le proprie navi verso il mondo della <em>Terra Incognita<\/em>, un reame d&#8217;inimmaginabili\u00a0ricchezze e scoperte senza precedenti. Inizi\u00f2 allora quel flusso di spezie\u00a0e metalli preziosi, le prime verso Ovest, gli altri verso Est, che avrebbe portata nel giro di un paio di secoli all&#8217;istituzione del commercio moderno, a partire da quell&#8217;anno estremamente significativo che fu il 1600: data di fondazione della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. E parimenti, guarda caso all&#8217;altro capo del mega-continente, della gran battaglia di Sekigahara, la fine duramente combattuta del concetto troppo antico di Sengoku, un paese sconvolto dalle guerre tra i suoi principali feudatari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra, in quei luoghi e tempi ormai remoti, era stata per secoli un&#8217;attivit\u00e0 estremamente formale, ben delineata secondo i precetti di un pensiero antico. Quello, essenzialmente, degli antichi taoisti\u00a0continentali importati per il tramite della Corea, convinti che il mondo fosse regolato da un fluire mistico e fondamentalmente benevolo, per cui l&#8217;intromissione della volont\u00e0 umana, per il tramite di un generale impreparato, poteva arrecare pi\u00f9 danni alle sue truppe del non-gesto e non-pensiero. Si praticava il\u00a0<em>Wu wei<\/em>: restare immoti, nella vita come nella guerra. Il rapporto delle forze dei diversi clan del Giappone di allora,\u00a0sulla base di un simile principio, si calcolava sulla base di un pensiero tripartito, affine a quello del tradizionale gioco del <em>janken<\/em> (la nostra &#8220;morra cinese&#8221; in realt\u00e0 ausilio filosofico alle arti marziali). Funzionava cos\u00ec. Carta: gli <em>ashigaru<\/em>, la comune fanteria in armatura leggera, armata di lancia e una possente convinzione collettiva. Forbici: gli arcieri a cavallo. Il <em>kyudo<\/em>, la tecnica di lancio tradizionale di frecce era considerata l&#8217;arte nobile per eccellenza, forse anche pi\u00f9 della pur celebrata via\u00a0della spada. E sasso&#8230;Il sasso \u00e8 tutta un&#8217;altra storia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16236\" aria-describedby=\"caption-attachment-16236\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/K8ibRhcEevc\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16236 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Hattori-Tsuba-500x313.jpg\" alt=\"Hattori Tsuba\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Hattori-Tsuba-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Hattori-Tsuba.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16236\" class=\"wp-caption-text\">Hattori Masanaga, altro stimato praticante dell&#8217;incisione su metallo giapponese, dimostra il metodo per produrre uno <em>tsuba<\/em>, la piccola guardia circolare della katana. Una caratteristica interessante dell&#8217;incisione su metallo giapponese \u00e8 che prevede l&#8217;impiego non di uno, ma di un numero alto e imprecisato di ceselli, ciascuno costruito su misura per la singola esigenza del momento.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fabbrica veneziana di Beretta stava giusto iniziando a imporsi sul mercato internazionale quando sull&#8217;isola di Tanegashima, cos\u00ec dice la leggenda, naufrag\u00f2 una giunca dei mercanti portoghesi provenienti da Goa, in India. A quell&#8217;epoca, la politica d&#8217;isolazionismo detta del paese nipponico, fortemente voluta dagli\u00a0shogun della\u00a0dinastia Ashikaga (1338\u20131573)\u00a0come dai diversi e contrapposti signori della guerra era al suo apice, e qualunque merce o bene proveniente dai <em>nanban<\/em> (gli odiati e temuti barbari del sud) veniva vista come indesiderabile o pericolosa. Ma quel giorno i sottoposti del signore locale, un tale\u00a0Tokitaka<em>,\u00a0<\/em>ritrovarono presso il relitto dell&#8217;imbarcazione alcuni strani oggetti, oblunghi e scuri, come dei pesanti tubi di metallo. Erano questi, archibugi. Niente a che vedere con i vecchi <em>teppo<\/em>, i cannoni pi\u00f9 o meno portatili che, importati dalla Cina, avevano costituito l&#8217;unico impiego bellico della polvere da sparo nel mondo dei samurai, con successo ed efficienza alquanto\u00a0trascurabili. Con essi finalmente, un uomo poteva sognare. Subito i fabbri locali copiarono questi dispositivi e si misero a produrli in serie, con gran guadagno del loro signore e un rapido diffondersi dell&#8217;oggetto in questione, assieme allo studio e l&#8217;apprezzamento per l&#8217;Occidente.\u00a0Tra i principali acquirenti della nuova arma con il suo bagaglio ideologico tutt&#8217;altro che trascurabile, ci fu il signore dell&#8217;antico ma inizialmente\u00a0debole feudo di Gifu, quell&#8217;Oda Nobunaga (1534-1582) destinato a diventare il primo unificatore dell&#8217;antico universo feudale nipponico, in cui bastava un&#8217;offesa percepita, o una disputa territoriale, per tornare a lucidare le punte delle lance acuminate.<br \/>\nFurono molti, i momenti significativi nell&#8217;ascesa inarrestabile di un tale condottiero. La vittoria sorprendente ad Okehazama (1560) quando lui, con 25.000 fedeli servitori, sbaragli\u00f2 l&#8217;intera armata di 250.000 uomini del potente clan degli Imagawa, che aveva temporaneamente fermato la sua marcia verso Kyoto, la capitale, stanco sul sentiero per\u00a0impossessarsi dello shogunato. Una vittoria\u00a0degna della seconda guerra Punica. O la lunga e tormentata guerra con i\u00a0due clan montani degli Azai e degli Asakura, che nonostante la parentela acquisita\u00a0per il tramite\u00a0di un matrimonio con la sorella di Nobunaga, si erano alleati di nascosto per bloccare il predominio del drago nascente di Gifu. Ma forse l&#8217;attimo pi\u00f9 rilevante\u00a0resta quello in cui spezz\u00f2, a sorpresa, la pietra indistruttibile della seconda tigre del Kai, quella cavalleria pesante, ereditata dal padre, che Takeda Katsuyori schier\u00f2 contro di lui nel 1575.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16238\" aria-describedby=\"caption-attachment-16238\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/GZ6S8g6V-AQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16238\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16238 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Tsuba-2-500x313.jpg\" alt=\"Tsuba 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Tsuba-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Tsuba-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16238\" class=\"wp-caption-text\">Il martelletto da incisore non viene saldamente impugnato con le dita, ma piuttosto \u00e8 fatto oscillare delicatamente sul palmo, con un ritmo attento e cadenzato. L&#8217;angolo d&#8217;impatto del cesello \u00e8 inoltre molto pi\u00f9 variabile che nella tecnica europea.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto per salvare un singolo castello sito nel\u00a0feudo di Mikawa, vitale nel mantenimento dei rifornimenti al fronte, nonch\u00e9 parte del territorio appartenente all&#8217;alleato Tokugawa, futuro fondatore della nuova dinastia. C&#8217;erano entrambi, il drago e la tigre, in quel giorno piovoso di met\u00e0 giugno, quando i vessilli rossi del clan Takeda, come previsto da una collaudata ed invincibile macchina bellica, si ergevano dalle schiere dei lanceri a cavallo in armatura, la cosa pi\u00f9 vicina a una valanga che avesse mai calcato i campi di battaglia giapponesi. Come dicevamo, appunto. La carta era la fanteria. Forbici, gli arcieri. Pietra, non le armi da fuoco (non ancora) eccola qui. Lo stesso concetto di una carica di concerto, realizzata con lo scopo d&#8217;irrompere attraverso le formazioni nemiche, non era particolarmente diffusa nella cultura della guerra nazionale, in cui si riteneva piuttosto ciascun ingaggio una sorta di duello collettivo fra individui, ciascuno intento nel raggiungere un pi\u00f9 significativa gloria personale.<br \/>\nCos\u00ec giunsero le truppe di Nobunaga, dinnanzi a un tale terribile nemico, che dal castello assediato, si volt\u00f2 per affrontarle. E come da copione, laggi\u00f9\u00a0dal sottobosco, si profil\u00f2 la schiera di formidabili guerrieri, al seguito dei cosiddetti 24 generali, un vero <em>non-plus-ultra<\/em> di ferocia e furia indistruttibile, capace di scuotere le fondamenta stesse della Storia. Che tuttavia, quel giorno, con estrema sorpresa di almeno met\u00e0 dei presenti, prese inevitabilmente un&#8217;altra strada: era infatti successo, in gran segreto, che il nemico proveniente da Gifu avesse acquistato un certo numero di moschetti dalle fabbriche dell&#8217;isola di Tanegashima. E che per di pi\u00f9, li avesse posti dietro acuminate barriere, e protetti dalle precipitazioni atmosferiche con speciali involucri laccati. Cos\u00ec part\u00ec una prima salva, in un turbine di fumo, contro il pericolo innegabile di 1.000 anni di tradizione guerriera. Ricaricare, assai probabilmente, avrebbe richiesto un tempo superiore a quello necessario per portare a termine la carica, con conseguente perdita della battaglia. Ma a conti fatti, non fu affatto necessario.<br \/>\nLa battaglia di Nagashino viene oggi spesso citata, nei testi di tattica militare, come uno degli esempi maggiormente significativi di vittoria conseguita in un contesto pre-moderno grazie all&#8217;uso esclusivo, da parte di una delle due fazioni, delle armi da fuoco di concezione occidentale. Mai gli archibugi, n\u00e9 successivamente i moschetti dotati di meccanismi a retrocarica e grilletti, avrebbero rimpiazzato nel cuore del guerriero nazionale l&#8217;arco e la spada, infusi di un significato mistico ulteriore. Ma la guerra giapponese era cambiata. \u00a0E con essa, quell&#8217;eterna compagna ideologica rivolta verso la natura, la caccia. Ritrovare cos\u00ec, a distanza di secoli, le stesse tecniche impiegate per impreziosire le armi di quei significativi\u00a0personaggi, nei tre draghi sputa-cartucce\u00a0del fucile di Beretta ha un senso assai particolare, che si presta a molteplici interpretazioni.<br \/>\nIl fucile viene fornito completo di scatola in legno dipinta (non benissimo, a mio parere) e un vero coltello <em>tanto<\/em>, realizzato grazie <a href=\"http:\/\/www.beretta.com\/en\/tanto-dagger\/\" target=\"_blank\">alla sapienza di ben cinque artigiani<\/a>: forgiatore, incisore, lucidatore, fabbricante di impugnature in pelle di squalo e costruttore di foderi laccati. Perch\u00e9 nulla e troppo per chi pu\u00f2 permetterselo e conseguentemente, da che mondo e mondo, non c&#8217;\u00e8 drago senza artigli. In Giappone, come qui da noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arma simbolo del cacciatore, allo stato attuale delle cose, non pu\u00f2 davvero essere paragonata allo strumento bellico dei tempi antichi, un lingotto di materiale ferroso\u00a0sagomato e poi plasmato, ripiegato ed affilato fino alla capacit\u00e0 d&#8217;imporsi sull&#8217;integrit\u00e0 della persona. Una spada non colpisce da lontano. Se non sfruttando i meriti della sua estetica, variabilmente sfavillante: poich\u00e9 &#8230; <a title=\"Un fucile decorato come una katana\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16235\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Un fucile decorato come una katana\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[300,845,668,46,130,64,71],"class_list":["post-16235","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-armi","tag-battaglie","tag-fucili","tag-giappone","tag-pubblicita","tag-samurai","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16235"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16239,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16235\/revisions\/16239"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}