{"id":16225,"date":"2015-02-04T08:32:50","date_gmt":"2015-02-04T07:32:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16225"},"modified":"2015-02-04T08:34:55","modified_gmt":"2015-02-04T07:34:55","slug":"parli-come-cane-prateria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16225","title":{"rendered":"Parli come un cane della prateria"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/y1kXCh496U0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16226\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16228\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs-500x313.jpg\" alt=\"Prairie Dogs\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo giorno neanche mi avvicino. Osservo da oltre la dolce collina, il mio cavallo saldamente assicurato a un cactus della tiepida Arizona, la grande trib\u00f9 dei Gunnison che s&#8217;industria nei suoi riti quotidiani. \u00c8 chiaro che se davvero voglio\u00a0stabilire un punto di contatto con il mondo sotterraneo\u00a0di cui parlava Nonna Papera nelle sue storie, occorre procedere per gradi. Avere la pazienza di essere accettati mano a mano. Sono bestie queste, in fondo, alquanto differenti da noi altri viaggiatori della prateria. \u00c8 presto chiaro che l&#8217;individualismo per loro non esiste. Sempre assieme, si agitano, discutono sui territori di ciascuno e qualche volta litigano, tendono a rincorrersi. Da un piccolo monte di terra con un buco in mezzo, come l&#8217;emicupola di un carro armato, sporge l&#8217;anziano del villaggio. \u00c8 tanto grosso che ci passa appena, eppure tutti lo rispettano. Egli\u00a0si guarda attorno attento, le zampette anteriori saldamente assicurate al bordo della sua fortezza, il manto marroncino che si agita nella leggera brezza del mattino. Basta un cenno di quel fiero condottiero per dirimere le liti, silenziare le proteste dei suoi giovani pi\u00f9 scapestrati. Gli altri cani capi delle rispettive famiglie, di tanto in tanto, si recano sotto l&#8217;ombra della sua imponenza e parlano, gesticolano, assumono posizioni significative\u00a0per lunghi e pesantissimi minuti. Quindi, apparentemente soddisfatti, spariscono di nuovo nelle buche. Verso la met\u00e0 del pomeriggio, con i raggi del Sole che gi\u00e0 ghermiscono le cime delle Gila Mountains, consumo la carne del coniglio ucciso ieri. Temporaneamente soddisfatto, leggo un libro ed entro nel mio sacco a pelo.<br \/>\nMi sveglia il grido di un condor di passaggio, anzi no; ci\u00f2 che gli fa seguito nella colonia contrapposta, gi\u00f9 dentro la valle delle pietre. Per la prima memorabile volta, gi\u00e0 da oltre 100 metri di distanza, riesco a udire il suono della loro voce. \u00c8 subito chiaro perch\u00e9 li abbiano chiamati come il tipico animale delle case: i roditori, contrariamente all&#8217;apparenza, stanno DAVVERO abbaiando. Ma\u00a0paragonare un tale verso alle semplici lamentazioni di chihuahua, mi pare, sarebbe una grossolana inesattezza. Il loro verso collettivo pare una sirena che si agita sulle frequenze del sensibile, poi scende di tono, sale ancora e ancora e anc\u00f2ra. Finch\u00e9 alla fine, spunta fuori il grande\u00a0Toro Seduto alto 42 cm, gli occhi neri strabuzzati, le zampe rivolte verso il cielo. Getta il suo capo all&#8217;indietro e lancia un grido sconvolgente mentre YIIIP-YIIIP, riecheggiano i suoi simili dalle diverse buche. L&#8217;allarme \u00e8 stato diffuso, il messaggio \u00e8 chiaro. Il rapace, senza neanche voltare l&#8217;affilato becco verso la cacofonia sul suolo,\u00a0vola via per la sua strada.<br \/>\nLe grandi scimmie. Le balene, chiaramente. Qualche delfino tra i pi\u00f9 splendidi e educati: l&#8217;antica concezione, per cui il linguaggio sarebbe la maggiore invenzione, la pi\u00f9 inimitabile medaglia appuntata sull&#8217;uniforme dell&#8217;umanit\u00e0, \u00e8 da tempo stata superata. Gli animali comunicano tra di loro, e non soltanto grazie ai gesti, alle movenze, ai feromoni. C&#8217;\u00e8 una naturale tendenza a sopravvivere, comune ad ogni forma di vita, che conduce verso la ricerca continua di rimedi e scappatoie. Non sempre, la semplice selezione del pi\u00f9 forte \u00e8 ci\u00f2 che guida il passo dell&#8217;evoluzione. Perch\u00e9 il pi\u00f9 debole, piuttosto spesso, pu\u00f2 vantare alternative qualit\u00e0. Una caratteristica della prateria temperata, oltre al clima secco e la conseguente rarit\u00e0 di piogge, \u00e8 la quasi totale assenza di piante ad alto fusto. Il che dona, ai suoi abitanti anche pi\u00f9 piccolini, una visione molto estesa dell&#8217;ambiente circostante, dei suoi pericoli, dei predatori. E un cane, soprattutto se stanziale, per sopravvivere non pu\u00f2 pensare solamente alla sua pelle. Deve osservare le regole dell&#8217;opportuna solidariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una questione\u00a0veramente appassionante. Uno di quei fatti poco conosciuti che dapprima, nel momento in cui ne vieni a conoscenza, sembrano cambiare il mondo, assieme a tutto quello che c&#8217;\u00e8 dentro: si, i cani della prateria parlano. Si avvisano a vicenda, nel bisogno. Il che non vuol dire che semplicemente facciano rumore. Come dimostrato dalle ricerche del Dr. &#8220;Con&#8221;\u00a0Slobodchikoff, professore di Biologia all&#8217;universit\u00e0 di Falstaff, c&#8217;\u00e8 tutta una storia dietro alle loro variegate vocalizzazioni. Che inizia, grossomodo, cos\u00ec: lui, coi suoi studenti, che piazza un registratore in prossimit\u00e0 di una colonia di cani della prateria di Gunnison (una delle cinque specie esistenti) e aspetta, un tempo mediamente lungo, la venuta dei diversi possibili predatori: il coyote, il serpente, il rapace, anche il cane domestico e poi l&#8217;uomo. Ciascun linguaggio sconosciuto, del resto, per essere acquisito a partire dallo zero assoluto, richiede una chiave d&#8217;accesso, un punto fisico in comune. A tal proposito\u00a0lui, nel video a corredo della teoria, fa il paragone con la Stele di Rosetta &#8211; il che \u00e8 soltanto parzialmente appropriato. Qui non c&#8217;era neanche, ad assisterlo, una <em>tabula\u00a0<\/em>con traduzioni tolemaiche di una epigrafe dei faraoni, perch\u00e9 i piccoli mammiferi, ahim\u00e9 non sanno incidere la pietra! Non riescono a impugnare il tipico pennino! Non potrebbero\u00a0neanche battere sulla tastiera! Tutto quello che comunicano, lo affidano alla pura vocalizzazione. All&#8217;incedere del vento che lievemente lo trasporta, indifferentemente, verso chi era di dovere. E con loro\u00a0a tutti gli altri scienziati, curiosi e senza peli.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16229\" aria-describedby=\"caption-attachment-16229\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/J6NuhlibHsM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16229\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16229 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Fox-Calls-500x313.jpg\" alt=\"Fox Calls\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Fox-Calls-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Fox-Calls.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16229\" class=\"wp-caption-text\">Anche la volpe, come ampiamente celebrato dalla popolare canzoncina Pop, possiede un vasto armamentario linguistico. Ma i suoi diversi richiami, piuttosto che accuratamente descrittivi, sono al pi\u00f9 situazionali.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta catturato su memoria digitale un numero sufficiente di espressioni, si \u00e8 passati alla fase di contro-verifica. In assenza assoluta di pericoli (zero veri predatori) si \u00e8 riprodotto in rapida sequenza ciascun verso, per osservare quindi la reazione dei graziosi animaletti. Che era, eccezionalmente, differente in ciascun caso: per il coyote tutti i giovani rientravano nelle buche, mentre nel caso del serpente, un roditore adulto restava fuori a far la guardia per ciascuna famiglia nella speranza di riuscire a spaventarlo. Per il cane domestico, tutti i membri della comunit\u00e0 restavano perfettamente immobili ed attenti, pronti a reagire in base al corso degli eventi. Qualcosa di simile per l&#8217;uomo. Nel caso del rapace, invece, si nascondevano unicamente\u00a0alcuni esemplari, quelli informati, per l&#8217;appunto, di essere nella zona oggetto della sua imminente o\u00a0presunta\u00a0picchiata.<br \/>\nStabilito tale\u00a0vocabolario,\u00a0Slobodchikoff \u00e8 passato alla parte veramente interessante. Disponevano, i suoi beniamini, di una vera capacit\u00e0 descrittiva? Di una grammatica e un sistema di fonemi? Ecco, in effetti, con estrema sorpresa di noi tutti, si. Una delle prove maggiormente significative si \u00e8 avuta facendo avanzare, a distanza potenzialmente pericolosa, una studente in situazioni sempre uguali ma\u00a0prima con la maglietta verde, quindi gialla e cos\u00ec via. I cani della prateria, che sono dicromatici (ovvero non vedono il rosso ma percepiscono le altre tonalit\u00e0) lanciavano un verso differente per ciascun caso, concordando perfettamente le &#8220;parole&#8221; usate tra i diversi gruppi. Si \u00e8 scoperto quindi che il grido che lanciavano non era solamente diverso per tipo di pericolo, ma giungeva addirittura a connotarlo delle sue specifiche ulteriori. Come ad esempio il colore, le dimensioni, la forma. Ci\u00f2 anche per gli animali. Chiaramente, l&#8217;attacco di un terrier non \u00e8 davvero paragonabile a quello di un pastore tedesco. N\u00e9 nei metodi, n\u00e9 nella pericolosit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16226\" aria-describedby=\"caption-attachment-16226\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/CitLj4e2YEo\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16226 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs-2-500x313.jpg\" alt=\"Prairie Dogs 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Prairie-Dogs-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16226\" class=\"wp-caption-text\">C&#8217;\u00e8 davvero da fidarsi con quei musetti accattivanti, le carotine fra gli artigli\u00a0pieni di apparente tenerezza?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la parte pi\u00f9 sorprendente, a mio avviso, \u00e8 venuta quando i rilevanti\u00a0appartenenti alla famiglia degli <em>Sciuridae\u00a0<\/em> (sono, in effetti, scoiattoli di terra) sono stati messi a contatto con un presunto pericolo che non poteva in alcun modo essergli noto.\u00a0Con mezzi qui non meglio definiti,\u00a0Slobodchikoff &amp; co. hanno infatti fatto avvicinare, a ciascuna colonia, delle sagome geometriche con un triangolo, un cerchio, un quadrato. Ciascuna di essere stimolava, negli spaventati animaletti, sempre lo stesso identico grido. Quasi come se la loro societ\u00e0, spinta dal terrore inusitato, avesse sviluppato nel giro di pochi secondi un pensiero affine al Platonismo delle forme, e si fosse sobbarcata l&#8217;arduo compito di esprimerlo\u00a0in parole. \u00c8 davvero l&#8217;intelligenza, in fondo, che genera il linguaggio? Oppure viceversa? E chi pu\u00f2 dire a cosa ammonti il pensiero collettivo di un&#8217;intera colonia di roditori, se questi ultimi sono davvero ben coesi, alleati nei reciproci obiettivi. Forse, addirittura, pu\u00f2 portare alla filosofia.<br \/>\nQuesto ed altro \u00e8 ormai soltanto una nota a margine della memoria\u00a0mentre, il cavallo ormai lontano e quasi dimenticato, mi avvicino di soppiatto alla colonia. Il Sole adesso \u00e8 allo Zenith, il vento perfettamente immobile. Strisciando come un colubride, non getto ombre ne lascio una scia rivelatrice. Il grande capo sul suo piedistallo pare sonnecchiare, guarda pacatamente verso un&#8217;altra direzione. I suoi figli, e i figli dei suoi figli, mi corrono freneticamente attorno, parlottano distintamente nell&#8217;idioma della loro specie. Stranamente, sembravano aspettare un simile momento. Qualcuno viene ad annusarmi la fronte con la punta umida della sua presenza. Io mi distendo sulla schiena, apro le braccia verso il cielo. Nella speranza\u00a0di capire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo giorno neanche mi avvicino. 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