{"id":16199,"date":"2015-02-01T09:01:45","date_gmt":"2015-02-01T08:01:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16199"},"modified":"2015-02-01T09:09:41","modified_gmt":"2015-02-01T08:09:41","slug":"linfernale-puntura-dellortica-australiana-gigante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=16199","title":{"rendered":"L&#8217;infernale puntura dell&#8217;ortica australiana gigante"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/2VS69FXbjN8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-16201\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-16201\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie-500x313.jpg\" alt=\"Gympie Gympie\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come una vela che si protende orgogliosa verso le propaggini della Nuova Guinea. La regione del Queensland, nell&#8217;estremo Nord-est della principale terra emersa d&#8217;Oceania, \u00e8 un tripudio verdeggiante\u00a0di sorprese. Ove\u00a0prosperano, grazie al clima accogliente e la frequenza della pioggia che nutre la vita, numerose specie d&#8217;animali endemiche, nonch\u00e9 vegetali, senza pari sulla Terra. Il motivo\u00a0di una tale diversificazione, assai probabilmente, va in parte ricercato nell&#8217;occasionale ciclo di totale annientamento, quasi una sorta di diluvio universale ricreato, alla stagione rilevante, dal soffiare senza posa degli oceani sconfinati. Cos\u00ec \u00e8 la distruzione vivificatrice. Questa zona \u00e8 tanto\u00a0esposta all&#8217;aria salmastra del Pacifico\u00a0da essersi trovata\u00a0nel 2011, ad esempio, sul passaggio del ciclone Yasi, un evento atmosferico epocale in grado di ingoiare\u00a0l&#8217;intero sistema\u00a0ecologico della regione. A me\u00a0gli alberi, coi loro nidi, trascinati dalla furia incessante e il soffio di quei venti. A me\u00a0le tane dei pademelon, simili a piccoli canguri, ormai ricoperti dai detriti. Un turbinare di ferocia incontenibile, alla fine rischiarata da un timido ritorno della luce del Sole. E dopo?\u00a0solamente la radura e il volo raro\u00a0degli uccelli, o almeno di coloro, tra gli appartenenti a tale classe d&#8217;animale, che hanno avuto la furbizia e la prontezza di migrare. Il che si scopre, \u00e8 sufficiente. Da un singolo seme, pu\u00f2 tornare tutto quanto? Pi\u00f9 o meno e gradualmente. Gi\u00e0 sciami di gazze, pappagalli e corvi, nettarinidi e verdelli, ritornano dall&#8217;entroterra. Portando, nelle loro feci, un carico prezioso di rinnovamento. Ma la foresta non ricresce tutta allo stesso ritmo, n\u00e9 con comparabile entusiasmo. Ci sono erbe ed alberi ad alto fusto che richiedono generazioni. Ed altri, invece, rapidi e infestanti. Per mesi, settimane o addirittura anni, qui getteranno l&#8217;ombra sopratutto e solamente loro, gli alberi pungenti. Isolati in mezzo al nulla, perfettamente ben visibili da gran distanza. Il che davvero, \u00e8 una fortuna.<br \/>\n&#8220;<em>They call me.. Gympie-gympie.<\/em>&#8221; Toccami e dovrai pentirtene davvero amaramente. Forse non al primo istante, magari nel giro di un secondo oppure due, ma per un tempo<em>\u00a0<\/em>lungo. Settimane, mesi ed anni durante i quali, te lo garantisco, ti ricorderai di me. E forse pure dopo, in eterno&#8230; La vicenda evolutiva di questa famiglia\u00a0vegetale, denominata con il termine scientifico\u00a0<em>Dendrocnide\u00a0<\/em>dal nome della sua tossina, si svolge per la sua interezza nelle foreste pluviali sub-tropicali dell&#8217;emisfero meridionale, in particolare australiane, ma anche delle Molucche e d&#8217;Indonesia. E non \u00e8 chiaro come si sia giunti a questo punto di crudelt\u00e0 per l&#8217;immisurabile passare degli eoni, ma il gruppo vegetale in questione\u00a0si \u00e8 trasformato, suo e nostro malgrado, in un ricettacolo di sofferenza senza eguali. Come se uno scienziato sociopatico, o un torturatore medievale, ricevuto il compito di concepire lo strumento pi\u00f9 efficace sulla mente umana, avesse infuso l&#8217;erba\u00a0di un supremo senso di malignit\u00e0, l&#8217;intento di uccidere, se non il corpo umano, per lo meno la mente. Di un qualche malcapitato. Il che, si scopre, non \u00e8 affatto raro.<br \/>\nLo stato di grazia iniziale, dell&#8217;ordinato tavoliere con alberi e cespugli attentamente definiti, dura molto poco. Ben presto, fra le dozzine di specie vegetali che competono tra loro nell&#8217;ambiente ricreato della foresta, le innocenti foglioline penderanno gi\u00f9 da quella volta ombrosa, quasi impossibili da discernere nel Maelstrom verde oliva. Finch\u00e9, per sbaglio&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ma quanto, esattamente, pu\u00f2 far male la puntura di una di queste piante? Dipende, innanzi tutto, da quanto si \u00e8 stati &#8220;fortunati&#8221;.\u00a0Le specie maggiormente diffuse sono tre: la prima \u00e8 il\u00a0<i>Dendrocnide photinophylla<\/i>\u00a0o albero-dalle-foglie-che-splendono. Un ragguardevole arbusto alto fino a 30 metri, riconoscibile per l&#8217;attraente effetto della luce sui sottili peli che ricoprono tutte le sue parti esposte all&#8217;aria, incluso quindi il fusto. Questa pianta \u00e8 molto odiata dagli escursionisti e dagli amanti della natura, che camminando per simili luoghi ameni tendono ad urtarla con le spalle o la testa, riportando conseguenze fastidiose e qualche volta anche l&#8217;insorgere di sfoghi dolorosi. Sono costoro, essenzialmente, quelli a cui \u00e8 ancora andata bene. C&#8217;\u00e8 una pianta ancor pi\u00f9 grande, la\u00a0<i>Dendrocnide excelsa<\/i>, che pu\u00f2 vantare tronchi di 6 metri di diametro, alti fino ai 40 abbondanti, la cui puntura pu\u00f2 iniziare a definirsi seria. Questa specie, non particolarmente studiata (immaginate voi perch\u00e9) \u00e8 quella oggetto del video di apertura, realizzato con il commento della dottoressa\u00a0Marina Hurley, fra le principali autorit\u00e0 sull&#8217;argomento. Che ci racconta, con fare divulgativo, dell&#8217;esperienza di entrare accidentalmente in contatto con uno di questi rami o foglie: sarebbe come, nelle sue parole &#8220;venire bruciati e ricevere dell&#8217;acido sulla ferita nello stesso tempo&#8221;. \u00a0Dopo alcuni episodi, di cui uno particolarmente grave, la scienziata si \u00e8 attrezzata a dovere ed ha scoperto che gli unici guanti abbastanza spessi per maneggiare un campione erano quelli per la saldatura.<br \/>\nI piccoli peli delle <em>Dendrocnide<\/em> a differenza di quelli dell&#8217;ortica comune, una volta che entrano in contatto con la pelle umana si staccano dalla pianta e restano conficcati, alla maniera del pungiglione di una vespa. Con una piccola differenza: sono migliaia e continuano a liberare il proprio veleno anche per mesi, o addirittura anni. Per\u00a0alcune vittime, la zona colpita non \u00e8 mai tornata allo stato precedente, restando estremamente sensibile al calore o allo sfregamento per tutto il resto della vita.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16200\" aria-describedby=\"caption-attachment-16200\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/33H93Rlzk2w\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16200 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie-2-500x313.jpg\" alt=\"Gympie Gympie 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/02\/Gympie-Gympie-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-16200\" class=\"wp-caption-text\">Il trattamento pi\u00f9 efficace contro la puntura delle <em>Dendrocnides<\/em>, oltre all&#8217;applicazione dell&#8217;acido idroclorico\u00a0\u00e8 l&#8217;immediato impiego di una striscia adesiva per la ceretta, usata come in questo caso per estrarre i peli della pianta. I risultati possono variare&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;esperienza peggiore, come generosamente dimostrato dal qui presente e coraggiosissimo inviato del National Geographic, giunge in sorte a chi dovesse toccare la versione pi\u00f9 piccola dell&#8217;albero pungente australiano, ovvero il\u00a0cespuglio, alto appena 22 cm, della\u00a0<em>Dendrocnide moroides<\/em>, quella che il ricercatore\u00a0Hugh Spencer ha coloritamente definito &#8220;l&#8217;ortica che ha preso\u00a0steroidi&#8221;. Si tratta di una pianta talmente tossica e pericolosa che si consiglia a chi dovesse avvicinarsi d&#8217;indossare un respiratore. Basterebbe infatti l&#8217;inalazione di un singolo pelo trascinato via dal vento per iniziare a starnutire freneticamente, fino alla fuoriuscita di\u00a0una variabile quantit\u00e0 di sangue gi\u00f9 dal naso. Tale, per dire, \u00e8\u00a0l&#8217;entit\u00e0 del rischio. Del pericolo finale che si annida tra le fronde. I peli delle piante gympie gympie (il cui nome significa, nella lingua aborigena locale, semplicemente albero-che-punge) hanno una forma assai particolare: sono affilati e lunghi come un ago ipodermico, ma molto pi\u00f9 sottili e in cima c&#8217;\u00e8 come una sferetta delicatissima, il serbatoio in cui alberga quel veleno. Una volta entrata in contatto con un possibile nemico della pianta, quest&#8217;ultima si rompe, mentre l&#8217;intero costrutto\u00a0viene spinto bene a fondo nell&#8217;organismo del\u00a0malcapitato. Ci\u00f2 che ne risulta \u00e8 un vero supplizio. Esistono casi documentati di cani o cavalli che, toccati da questo araldo della perdizione vegetale, sono impazziti e caduti gi\u00f9 da una rupe o dentro un fiume, quasi con l&#8217;intento di&#8230;Suicidarsi? Il dolore \u00e8 sufficiente a far perdere la ragione, persino tra gli umani. Ernie Rider, un militare australiano che rest\u00f2\u00a0colpito nel 1967 sulle mani, il volto e il petto, racconta di aver provato una sensazione simile a quella di una coppia di\u00a0mani giganti che tentassero di stritolarlo. Subito portato in ospedale, rest\u00f2 immobile per settimane e poi dimesso, ancora sofferente. Fino a due anni dall&#8217;evento, racconta, una semplice doccia fredda bastava a far ritornare la tremenda sofferenza. Ma di certo\u00a0la storia pi\u00f9 terribile resta quella raccontata all&#8217;Australian Geographic dal veterano della seconda guerra mondiale Cyril Bromley, colpito anche lui dalla pianta nel 1994. Durante la sua lunga degenza, nel corso della quale fu tentato ogni sorta di rimedio inefficace, egli raccont\u00f2 di un suo\u00a0superiore dei\u00a0tempi della guerra che, avendo usato maldestramente una pianta di gympie gympie come carta igienica, fin\u00ec per togliersi la vita con un colpo di pistola. Tutt&#8217;ora, sarebbe forse preferibile considerare\u00a0un\u00a0tale racconto atroce come frutto momentaneo del delirio.<br \/>\nIl composto chimico alla base dell&#8217;effetto di queste piante resta largamente ignoto, al di l\u00e0 della presenza della moroidina, una molecola neurotossica con un composto anomalo ed instabile di triptofano ed istidina. Tale sostanza ha la dote di restare venefica anche molti anni dopo la morte e l&#8217;essiccazione della pianta, tanto da aver sortito i suoi nefasti effetti anche su persone che sfogliavano, pacatamente, un campionario d&#8217;erbe all&#8217;interno di una\u00a0qualche istituzione di ricerca.<br \/>\nMa l&#8217;aspetto forse pi\u00f9 sorprendente resta questo: basta osservare una foglia di gympie gympie per vederla percorsa da innumerevoli insetti e ricoperta dai morsi dei bruchi. I suoi piccoli frutti rossi, anch&#8217;essi graziati dai peli ricoperti di veleno, vengono liberalmente fagocitati da ogni sorta di volatile, mentre i pademelon, piccoli marsupiali salterini di cui sopra, brucano tranquillamente tutto attorno ai tronchi derelitti. Generazioni immemori, col corso dei millenni, hanno reso del tutto immuni tali semplici esseri dalla furia della pianta dell&#8217;inferno sulla Terra. Ed al contatto con l&#8217;albero non\u00a0provano pi\u00f9 nulla, se non un delicato languorino dell&#8217;ora di merenda. Fuoco e fiamme, un&#8217;insalata. Per celebrare l&#8217;ultimo primato sulla scienza\u00a0degli umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come una vela che si protende orgogliosa verso le propaggini della Nuova Guinea. La regione del Queensland, nell&#8217;estremo Nord-est della principale terra emersa d&#8217;Oceania, \u00e8 un tripudio verdeggiante\u00a0di sorprese. 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