{"id":15609,"date":"2014-11-18T08:58:17","date_gmt":"2014-11-18T07:58:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15609"},"modified":"2014-11-18T09:04:52","modified_gmt":"2014-11-18T08:04:52","slug":"in-macchina-detroit-giorno-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15609","title":{"rendered":"In macchina nella Detroit del giorno dopo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/CY1Ew_8LVLk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-15611\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-15611\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-500x312.jpg\" alt=\"Detroit Decline\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un albero con\u00a0fiori candidi, alto quanto un palazzetto di tre piani. Dal tronco forte come sono\u00a0rigogliose le sue fronde, che gettano l&#8217;ombra sulle piane del ridente Michigan, fra l&#8217;acqua dell&#8217;Atlantico e gli specchi sconfinati dei cinque Grandi Laghi americani. Questa era Detroit, verso la met\u00e0 del XVI secolo. Fondata dai cacciatori di pellicce francesi, poi cresciuta a dismisura, quasi subito, per la sua collocazione propedeutica al commercio. E quanta legna, trasportata dai suoi porti laboriosi, navig\u00f2 i canali fino ai centri urbani dei neonati\u00a0Stati Uniti! Finch\u00e9 nel 1796, mentre faticosamente si spegneva l&#8217;eco di 100 tremende cannonate, non cambi\u00f2 bandiera, tra il tripudio popolare, mentre l&#8217;omonimo fiume, come sempre aveva fatto, bisbigliava indisturbato. Ci\u00f2 che\u00a0accade ancora adesso, tra le strade di un asfalto imperituro. Ma qualcosa, qui, \u00e8 cambiato. L&#8217;albero non ha il sostegno di radici, e dopotutto, c&#8217;erano mai state? Cos&#8217;\u00e8 apparenza, cosa mistica sostanza?<br \/>\nIn questa semplice ripresa dall&#8217;automobile di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCSwDIEaabfoZJjDHYSdpqAA\" target=\"_blank\">TheDonKingCon<\/a>, abitante locale\u00a0sulla strada per il luogo di\u00a0lavoro (come tutti i santi giorni) si osserva la realt\u00e0 del punto in cui siamo arrivati. C&#8217;\u00e8 un quartiere semi-deserto, ricoperto di macerie, case derelitte. La spazzatura agli angoli delle strade, che ancora nessuno ha\u00a0raccolto. Forse, mai succeder\u00e0. Superati gli incroci con strade di scorrimento, l&#8217;unico rumore\u00a0che si sente \u00e8 quello del motore, accompagnato dalla musica di sottofondo, appropriatamente disarmonica e insistente. \u00c8 una visione pi\u00f9 bizzarra che inquietante: ecco qui, in un mondo in cui la povert\u00e0 si scontra col bisogno, qualche dozzina di ottimi lotti abitativi, qualche volta gi\u00e0 graziati, addirittura, da gradevoli bicocche. Ma del tutto vuote, come zucche abbandonate sulla sabbia. Non ci sono bici nei vialetti. Niente bambini che giocano in giardino. Neanche un cane, metaforico o magari letterale, che corre\u00a0o\u00a0canta &amp; abbaia spensierato. Finch\u00e9, d&#8217;un tratto allo spettatore non sovviene l&#8217;interrogativo. Cosa&#8230;Come&#8230;Ma dove mai se n&#8217;\u00e8 pu\u00f2 essere andata, tutta la gente che abitava in questa zona di\u00a0Detroit?!<br \/>\nI censimenti governativi parlano di una situazione senza pari nell&#8217;intero primo mondo. Dal milione e 850.000 abitanti che aveva negli anni 50, la citt\u00e0 \u00e8 declinata a soli 701.000 nel 2013, mentre una fetta significativa delle grandi industrie, con i loro molti fornitori di supporto, le aziende addette al marketing ed il terziario, sono migrate al di l\u00e0 dell&#8217;acqua turbinante, verso la citt\u00e0 di Windsor, maggiormente conduttiva ad una situazione di serenit\u00e0 situazionale. O piuttosto, molto pi\u00f9 lontano, in lidi dove la fatica costa meno. E il sudore della fronte collettiva scorre, come tali e tanti fiumi millenari.<br \/>\nQuasi come il realizzarsi di una\u00a0sinistra profezia: la citt\u00e0 che sorse\u00a0assieme\u00a0all&#8217;industria automobilistica, ne divent\u00f2 il simbolo. E con essa, croller\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_15610\" aria-describedby=\"caption-attachment-15610\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/-9uzDelNvDg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15610 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-2-500x312.jpg\" alt=\"Detroit Decline 2\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-2-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-2-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-15610\" class=\"wp-caption-text\">Charlie Leduff, uno strano giocatore di golf in giro per i ruderi dismessi<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia di Detroit, persino vista da lontano, fa una certa impressione. Un conto \u00e8 parlare dell&#8217;attuale crisi economica, viverla persino sulla propria stessa pelle. Perdere quel senso di benessere che fu il fondamento della nostra stessa giovent\u00f9; ma vedere scomparire lentamente un&#8217;intera presenza urbana, parte imprescindibile di quel che ancora sarebbe &#8220;il paese pi\u00f9 forte al mondo&#8221; ci mostra\u00a0un futuro privo di speranze di rinascita. Distopico quanto un certo tipo di cinematografia pseudo-fantascientifica, che certamente trov\u00f2 proprio in questi luoghi una sua valida ambientazione, tra le altre, con il film <em>Robocop<\/em> del 1987. Ed ecco dunque, se servisse, la prova che i segni gi\u00e0 c&#8217;erano, qualcuno li aveva percepiti. Come si usa dire: Roma non fu (s)fondata in un giorno. Come il Declino di Detroit \u00e8 ormai diventato un vero e proprio poema, su cui gli economi, i sociologi e numerose altre categorie di studio si arrovellano da almeno un paio di generazioni.<br \/>\nTutto inizi\u00f2, secondo molti, con la voglia di spostarsi col motore. Negli anni immediatamente successivi al 1900, Detroit aveva una popolazione di 285.000 persone, valida a classificarla come la tredicesima (!) citt\u00e0 degli stati uniti per grandezza. Poi venne aperta, in Mack Avenue, la piccola fabbrica di un certo abile industriale, con tante idee quanti erano i suoi aforismi, tra cui il celebre: &#8220;Se avessi ascoltato i miei clienti, avrei dato loro un cavallo pi\u00f9 veloce.&#8221; Il nome di quell&#8217;uomo era Henry Ford. Ben presto, il suo successo inusitato porta capitali d&#8217;investimento senza precedenti, e la citt\u00e0 si trasforma in\u00a0una decina di fulgidi anni. Fabbriche dalle catene di montaggio chilometriche sorgono in periferia: si dice che presso la sola iconica\u00a0River Rouge plant lavorassero all&#8217;incirca 95.000 persone, in buona parte operai specializzati ed altrettanto ben retribuiti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_15613\" aria-describedby=\"caption-attachment-15613\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/CrUFZrWQRhE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-15613\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15613 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-3-500x312.jpg\" alt=\"Detroit Decline 3\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-3-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-3-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/11\/Detroit-Decline-3.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-15613\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ottimo documentario breve pubblicato sull&#8217;argomento da Journeyman.tv<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il ventesimo secolo, come ben sappiamo, port\u00f2 con se un altro bagaglio di drammatici problemi. Lo scoppio della prima guerra mondiale fu un punto di svolta per Detroit. Ecco che la neonata industria automobilistica, fondamento stesso della cosiddetta Motor City, si vedeva forzosamente reclutata\u00a0una cospicua parte dei suoi fabbricanti, niente meno che la linfa, di quell&#8217;albero metaforico di cui sopra. E non tutti tornarono, alla fine. Cosa fare, dunque, per continuare a crescere, sinonimo capitalista di sopravvivenza? La scelta fu obbligata: un bando di reclutamento trasversale. La raccolta dei bisognosi. Nelle nuove fabbriche, veri <em>meltin-pot<\/em> culturali, c&#8217;era un&#8217;alta percentuale di immigrati dell&#8217;Est Europa, italiani, canadesi. Fu inoltre allora, tra gli anni 30 e 40, che la citt\u00e0 si guadagn\u00f2 il suo volto prevalentemente\u00a0<em>black<\/em>, a seguito dell&#8217;ampio afflusso di afro-americani, in cerca di fortuna nelle terre settentrionali, per allontanarsi dal clima segregazionista e le sgradite leggi sociali del profondo sud.<br \/>\nE questo fu subito un problema ma non per l&#8217;interculturalit\u00e0 in quanto tale, bens\u00ec\u00a0per il bagaglio di residui preconcetti che guidava il progetto stesso della crescita urbana di Detroit. Le nuove periferie con le iconiche villette a schiera, conformi alla visione idealizzata del cosiddetto sogno americano, erano in realt\u00e0 appannaggio di una sola etnia. Mentre ci si aspettava che gli altri abitanti della citt\u00e0, come da prassi operativa e giustificabile, continuassero a vivere nel centro, in prossimit\u00e0 dei luoghi di lavoro. Verso l&#8217;inizio della seconda guerra mondiale, Detroit aveva fatto di questo sistema una vera e propria bandiera, e la sua efficienza produttiva fu tale da poter fornire, a maggior vantaggio della patria, un numero spropositato di aerei, carri armati. I guadagni di quell&#8217;epoca, dunque, furono reinvestiti con variabile oculatezza.<br \/>\nSono, questi, gli anni della General Motors, il gigante\u00a0che mai nessuno avrebbe pensato vulnerabile. In pieno centro, verso la met\u00e0 del secolo, la <em>major<\/em> costruisce il suo nuovo simbolo dinnanzi al mondo: il Renaissance Center, un colossale complesso di sette grattaceli interconnessi tra di loro, con hotel, centri commerciali e persino un museo dell&#8217;automobile. Un nuovo sistema di superstrade, inoltre, viene costruito a beneficio dell&#8217;<em>elite<\/em> manageriale, per condurre gli abitanti dei sobborghi fino a tali augusti lidi, con il\u00a0massimo dell&#8217;efficienza e della razionalit\u00e0. Per fare questo, interi quartieri e luoghi storici vengono rasi al suolo, fornendo solo un mese di preavviso agli abitanti\u00a0di tanti palazzi e condomini centenari. Cresce, di pari passo,\u00a0il tasso di criminalit\u00e0 e disagi sociali, oggi\u00a0tra i primi posti nell&#8217;intero mondo occidentale. Scoppiano le prime rivolte: nel 1967, l&#8217;intervento troppo duro della polizia presso un bar dei quartieri disagiati sfocia in una vera e propria sommossa, con 43 morti ed oltre 1000 feriti.\u00a0Crolla, conseguentamente, il valore degli immobili.<br \/>\n&#8220;Ho centralizzato la mia intera filiera produttiva in un singolo luogo, pieno di sindacati e coscienza della propria condizione ingiusta. Se dovesse scoppiare uno sciopero, allora&#8230;&#8221; Cos\u00ec discutevano, nei loro country club, certe eminenze grige di quei tempi. E fu cos\u00ec che gradualmente, ma inesorabilmente, i grandi stabilimenti d&#8217;inizio secolo venivano chiusi, a vantaggio di nuovi metodi\u00a0produttivi, maggiormente profittevoli, situati in luoghi geografici pi\u00f9 vantaggiosi. Intere piccole citt\u00e0 artificiali, le\u00a0<em>maquiladora<\/em>, vengono fondate oltre il distante confine del Messico. Altro non sono, in realt\u00e0, che fabbriche di automobili americane, gestite da quegli stessi alti grattacieli di Detroit. Siamo agli inizi degli anni &#8217;90. Non c&#8217;\u00e8 Robocop che tenga, ahim\u00e9.<br \/>\nA quel punto, \u00e8 un effetto domino inarrestabile. Gestioni cittadine successive, incapaci di risolvere i molti problemi gestionali, sconfinano piuttosto nella corruzione. Il budget troppo basso della polizia, oltre che dei vigili del fuoco e degli altri servizi, li costringe ad abbandonare intere zone cittadine. Finch\u00e9, l&#8217;anno scorso (2013) non si giunge alla dichiarazione di bancarotta: Detrot (l&#8217;impresa) \u00e8 morta, sia lunga vita a Detroit (la citt\u00e0!) Del resto la Storia \u00e8 lunga e piena di sorprese, rinascite miracolose. Il futuro, di per se, resta decisamente poco chiaro.<br \/>\nSimili vestigia, frutto dell&#8217;abbandono urbano, parlano di un consumismo portato alle sue estreme conseguenze. Quasi che la vita stessa, una volta terminata la sua utilit\u00e0 funzionale, possa essere scartata, assieme ai luoghi in cui si svolge, lasciata a macerare sotto un Sole senza un grammo di piet\u00e0. June Thompson, professoressa di architettura dell&#8217;Universit\u00e0 del Michigan, racconta nel documentario di Journeyman Tv,\u00a0<em>How Detroit became America&#8217;s Warzone<\/em>: &#8220;Io e mio marito abbiamo visitato con gli studenti, l&#8217;anno scorso, in alcune zone totalmente irrecuperabili e del tutto prive di abitanti. \u00c8 come se la citt\u00e0 si fosse invertita: al centro la periferia, ai margini la popolazione. Forse, l&#8217;unica speranza sarebbe tornare alle origini del mondo, per coltivare tutti quei cortili come fossero comuni fattorie&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un albero con\u00a0fiori candidi, alto quanto un palazzetto di tre piani. Dal tronco forte come sono\u00a0rigogliose le sue fronde, che gettano l&#8217;ombra sulle piane del ridente Michigan, fra l&#8217;acqua dell&#8217;Atlantico e gli specchi sconfinati dei cinque Grandi Laghi americani. Questa era Detroit, verso la met\u00e0 del XVI secolo. Fondata dai cacciatori di pellicce francesi, poi &#8230; <a title=\"In macchina nella Detroit del giorno dopo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15609\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su In macchina nella Detroit del giorno dopo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[625,272,768,147,71],"class_list":["post-15609","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-citta","tag-economia","tag-societa","tag-stati-uniti","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15609"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15609\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15616,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15609\/revisions\/15616"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}