{"id":15442,"date":"2014-10-30T08:21:02","date_gmt":"2014-10-30T07:21:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15442"},"modified":"2014-10-30T08:50:37","modified_gmt":"2014-10-30T07:50:37","slug":"kokeshi-bambole-totemiche-dei-giapponesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15442","title":{"rendered":"Kokeshi, le bambole totemiche dei giapponesi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/79369173\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-15443\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-15444\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-500x312.jpg\" alt=\"Kokeshi\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono due tipi di giocattoli a questo mondo, declinati in ciascuna forma progettuale. Due tipi di aeroplani. Altrettante automobiline. Due guerrieri: soldatino, e generale. E pupazzette dalla foggia deliziosa, tra l&#8217;altro. Il primo tipo \u00e8 raro e ricercato. Da qualche parte, non so dove, \u00e8 custodita la perfetta bambolina giapponese. Siede sopra un piedistallo di broccato rosso, accanto a suo marito l&#8217;Imperatore. Con quattordici strati di splendenti\u00a0vestitini, in sete raffinate e nello stile di passate Dinastie. Ha un copricapo alto e flessuoso, con gioielli che ricadono a cascata, incorniciandogli lo sguardo conturbante e connotando la sua posa rigida, impostata. Mi riesce facile immaginare le vicende che l&#8217;hanno portata l\u00ec, dentro allo scuro mobile di legno di ciliegio: era stata di una bambina di ottima famiglia, che l&#8217;ha ricevuta in dono, assai probabilmente il 3 di Marzo di qualche secolo fa, nell&#8217;occasione dell&#8217;Hinamatsuri, festa nazionale della sua categoria. Quindi, l\u00ec rimase. Dopo quella sera memorabile, nessuno l&#8217;ha mai pi\u00f9 toccata, per paura di macchiare quell&#8217;eterea porcellana, o perdere la protezione offerta dagli spiriti malvagi.\u00a0\u00c8 un oggetto straordinariamente raffinato, questa perfetta bambola giapponese. Si chiama\u00a0\u96db\u4eba\u5f62 (<em>hina<\/em>&#8211;<em>ningy\u014d<\/em>).<br \/>\nLa bambola perfetta giapponese, forse, \u00e8 del tutto differente. Qualcuno l&#8217;ha comprata, durante un viaggio di piacere, presso la bottega di un &#8220;comune&#8221; falegname. Semplice e gioviale, un uomo forte, ma creativo, che lavora certamente tutti i giorni, per mangiare. E come lui, questa \u3053\u3051\u3057 (<em>kokeshi<\/em>) \u00e8 semplice e diretta, distillata fino al nocciolo della questione. Ed \u00e8 viva nello spirito, proprio perch\u00e9 immediata. La sua giovane proprietaria, assai probabilmente, l&#8217;avr\u00e0 scelta di persona. Cos\u00ec felice, da quando l&#8217;ha ricevuta in dono dai suoi genitori, da\u00a0portarla in giro nella <i>onbu<\/i>, la borsa-passeggino, lasciando che i raggi del sole ne scolorissero vernice e grana. Perch\u00e9: non importa. Questo non \u00e8 un giocattolo prezioso, da custodire dentro caso. Oppure, d&#8217;altra parte, lo \u00e8 tanto maggiormente, proprio perch\u00e9 usato senza alcun ritegno.<br \/>\nLe <em>kokeshi<\/em> appartengono a quel tipo di artigianato popolare cos\u00ec tradizionalmente trascurato, dai libri di storia, che viene fatto risalire per derivazione dalle epoche pi\u00f9 antiche. E si dice: &#8220;Fin da quando l&#8217;essere umano\u00a0ha avuto la coscienza di se, ha cercato di plasmare a\u00a0propria immagine i diversi materiali&#8230;&#8221; Solo che tale spiegazione assai vaga, in questo caso, si applica soltanto in parte. Perch\u00e9 questi particolari ninnoli cilindrici\u00a0nella loro forma tradizionale, cos\u00ec colorati e caratteristici, un&#8217;epoca d&#8217;origine grossomodo ce l&#8217;hanno: siamo nel XIX secolo, quando fiorisce in Giappone un nuovo tipo di turismo. Gli abitanti dei sempre pi\u00f9 vasti centri urbani, stanchi di lavorare tutto l&#8217;anno e senza un attimo di posa, riscoprono il piacere dei bagni termali, gli\u00a0\u6e29\u6cc9 (<em>onsen<\/em>). Dalla distanza d&#8217;Occidente, \u00e8 facile dimenticare come quell&#8217;arcipelago sia ricco di attivit\u00e0 geologiche pi\u00f9 o meno minacciose, dai vulcani ai geyser, dalle fonti solferine ai terremoti. Per ciascuna prefettura, in effetti, abbondano i varchi d&#8217;accesso alle regioni del profondo, da cui sgorgano le acque calde in grado di curare ogni diverso tipo di malanno. O almeno, cos\u00ec si riteneva, e ancora in parte ci si crede. Partendo\u00a0verso un certo tipo di pellegrinaggio, culminante con quest&#8217;immersione nella vasca naturale in assoluta nudit\u00e0. Fra membri solo dello stesso sesso, come si usa ancora, o nella maniera di una volta, uomini e donne insieme, senza un&#8217;ombra di vergogna. Che fosse proprio questo, il merito dell&#8217;esperienza? L&#8217;annientamento dello stress, assieme al complesso artificioso di vergogna, attentamente costruito dalla societ\u00e0 moderna.\u00a0Da tali viaggi, ad ogni modo, si tornava ritemprati. Differenti nello spirito e nella presenza. Ed idealmente quasi sempre, col perfetto <em>souvenir<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/79364644\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-15443\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-15443\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-2-500x312.jpg\" alt=\"Kokeshi 2\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-2-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-2-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Kokeshi-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono almeno undici scuole di\u00a0\u4f1d\u7d71\u3053\u3051\u3057 (<em>dent\u014d-kokeshi)<\/em> la versione tradizionale di questa tipologia di giocattoli. La maggior parte\u00a0portano il nome di una <em>onsen\u00a0<\/em>o della singola famiglia che, tramandando i propri segreti di padre in figlio, produceva bambole cilindriche con quelle particolari proporzioni, tali\u00a0specifiche decorazioni tra cui fiori, farfalle, piume o capigliature geometricamente definite. Si dice che l&#8217;apoteosi di colori e forme sulla testa e il corpo di alcune varianti, tutt&#8217;altro che figurativamente realistiche, dovesse essere una sorta di omaggio fatto dagli abitanti di queste regioni rurali, colpiti dalla visione delle splendide dame provenienti da Kyoto e Tokyo, la recente nuova capitale, ove riecheggiava ormai flebile l&#8217;estetica del mondo samurai. Ciascuna bambola veniva firmata sulla parte inferiore, e si ritiene che fu proprio uno di questi oggetti poco favoriti dall&#8217;esportazione, nel 1890, ad ispirare l&#8217;artista russo\u00a0Vasily Zvyozdochkin nella creazione della prima\u00a0Matryoshka.<br \/>\nTutte le <em>kokeshi<\/em> sono, per assioma, di sesso femminile. Misurano dai 12 ai 24 cm. Ci\u00f2 che le contraddistingue, e permette di riunirle in un&#8217;unica classe di oggetti \u00e8\u00a0lo strumento principe della loro creazione: il tornio. L&#8217;artigiano costruttore, in genere, si occupava di ogni parte della costruzione del pupazzo, fin dai remoti pric\u00ecpi di partenza. Recatosi nella foresta, ricercava l&#8217;albero ideale d&#8217;acero, di ciliegio, di\u00a0<em>haku&#8217;un-boku\u00a0<\/em>(il cachi asiatico) o\u00a0<em>hana mizuki, ovvero\u00a0<\/em>il <em>cornus<\/em> dai bianchi fiori. Quindi lo tagliava a pezzettini, avendo cura che ciascuno fosse giustamente bilanciato, per girare mille volte sotto il taglio dei suoi attrezzi da lavoro.<br \/>\nLa forma cilindrica della bambola tollerava un certo numero di variazioni: le <em>kokeshi<\/em>\u00a0delle tipologie\u00a0<em>Togatta-kei<\/em> e\u00a0<em>Tsuchiyu-kei,\u00a0<\/em>ad esempio, erano spesso costruite con un restringimento nella parte centrale, per creare la suggestione di una forma fisica reale. La testa invece, nella maggior parte dei casi, era un pezzo lavorato separatamente, poi inserito a incastro ed incollato con il resto del corpo. Una variante particolarmente interessante di <em>kokeshi<\/em> viene ancora prodotta presso la stazione termale di\u00a0<em>Narugo<\/em>, dove tale aggancio viene effettuato in modo tale da permettere la rotazione a 360 gradi delle due parti l&#8217;una relativamente all&#8217;altra, con il fine di produrre uno squillante cigol\u00eco, che sarebbe nell&#8217;idea di partenza, il canto o il grido del pupazzo, l&#8217;unica sua voce udibile da orecchio umano.\u00a0Terminato l&#8217;assemblamento, si passava alla fase di pittura. E qui, le variazioni diventavano infinite. Ciascuna scuola prevedeva l&#8217;inclusione di particolari motivi floreali o d&#8217;altro tipo, mentre esistevano diversi approcci anche alla raffigurazione dei tratti del viso: occhi con uno oppure multipli tratti,\u00a0<em>neko-bana<\/em> (il naso da gatto) o\u00a0<em>ware-bana<\/em> (il naso diviso) e cos\u00ec via&#8230; Spesso, nel proseguire della giornata l&#8217;opera diventava piuttosto stancante, e non era insolito che la pittura venisse effettuata solo successivamente, dopo un&#8217;intera notte di riposo. A bambola completa, quest&#8217;ultima veniva ricoperta con uno strato di cera d&#8217;api, per lucidarla e renderla ragionevolmente impermeabile.<br \/>\nDevozione all&#8217;immagine, celebrazione della forma in quanto tale. Come per tutte le realizzazioni artigianali di questa tipologia, non esistono due <em>kokeshi<\/em> uguali a questo mondo<em>.\u00a0<\/em>Lo stesso singolo artigiano, nel corso di una sessione, applicava le infinite variazioni e perfezionamenti derivanti dall&#8217;ispirazione del momento, e con il proseguire della sua esperienza, cambiava metodi realizzativi. Questi giocattoli, bench\u00e9 solidi nella costruzione, tendevano tuttavia a perdere il colore. Per tale ragione, a differenza della maggior parte degli\u00a0oggetti collezionabili, le <em>kokeshi<\/em> venivano valutate maggiormente, tanto pi\u00f9 erano nuove. Un qualcosa di facilmente associabile alla cultura dell&#8217;impermanenza, tipico dettame shintoista, ma anche alla visione attuale delle cose materiali, in cui un gadget personalizzato, sostanzialmente, \u00e8 affascinante solo se recente. E viene presto surclassato, come da copione, dal\u00a0nuovo totem\u00a0del momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per approfondire: <a href=\"http:\/\/www.lasieexotique.com\/mag_kokeshi\/mag_kokeshi.html\" target=\"_blank\">Lasieexotique.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono due tipi di giocattoli a questo mondo, declinati in ciascuna forma progettuale. Due tipi di aeroplani. Altrettante automobiline. Due guerrieri: soldatino, e generale. E pupazzette dalla foggia deliziosa, tra l&#8217;altro. Il primo tipo \u00e8 raro e ricercato. Da qualche parte, non so dove, \u00e8 custodita la perfetta bambolina giapponese. Siede sopra un piedistallo &#8230; <a title=\"Kokeshi, le bambole totemiche dei giapponesi\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15442\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Kokeshi, le bambole totemiche dei giapponesi\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[77,406,754,46,297,71,755],"class_list":["post-15442","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arte","tag-artigianato","tag-bambole","tag-giappone","tag-giocattoli","tag-storia","tag-tradizione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15442"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15442\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15449,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15442\/revisions\/15449"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}