{"id":15276,"date":"2014-10-13T08:51:02","date_gmt":"2014-10-13T06:51:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15276"},"modified":"2014-10-13T08:55:13","modified_gmt":"2014-10-13T06:55:13","slug":"come-volano-i-ciclisti-coreani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=15276","title":{"rendered":"Come volano i ciclisti coreani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/TGpFMg-wzwg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-15278\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-15278\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Cicloaerei-coreani-500x312.jpg\" alt=\"Cicloaerei coreani\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Cicloaerei-coreani-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Cicloaerei-coreani-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Cicloaerei-coreani.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">291 metri, apper\u00f2! Avvenne cos\u00ec, nel continuo tentativo di ridurre il peso degli aerei, che si giungesse a fare a meno del motore. Integrandolo, senza colpo ferire, con la figura del pilota stesso. \u00c8 una forma veramente nuova, per un velivolo in grado di staccarsi dal terreno sulle proprie forze, si, ma solo per qualche minuto. Giacch\u00e9 anche andando\u00a0verso le destinazioni verticali, l&#8217;uomo non pu\u00f2 perdere di vista l&#8217;orizzonte. E raggiungerlo, anche concettualmente, richiede un certo numero di pedalate.<br \/>\nL&#8217;erba verde giaceva immobile presso un\u00a0piccolo aeroporto di\u00a0<span style=\"color: #222222;\">Goheung, isola sulle propaggini meridionali del paese suddiviso in due met\u00e0. 4 aprile del 2013: Senza un filo di vento, n\u00e9 impazienza. Sospesi tra colline verdeggianti e il mare, ecco un gruppo di sportivi, pronti a sfidare i limiti delle presunte circostanze. Sarebbero in effetti, costoro, i giovani ed atletici rappresentanti del KARI, l&#8217;istituto aerospaziale coreano, alle prese con l&#8217;annuale sfida, regolarmente indetta, di un antico fascino per\u00a0la moderna civilt\u00e0. Volare, senza l&#8217;assistenza d&#8217;altro che dei propri muscoli guizzanti, alimentati grazie alla benzina di un gran piatto di <em>kimchi\u00a0<\/em>(pietanza nazionale) a far le veci di un prezioso, assai gradito carburante. Niente inquinamento, n\u00e9 lungaggini d&#8217;imbarco. Prendere semplicemente il volo, dopo aver preso la rincorsa, come teorizzavano i sapienti, osservatori degli uccelli liberi e incostanti! Eppure\u00a0comunque, sempre per il tramite della tecnologia. Se bastasse battere due ali fatte con la cera, oggi stimeremmo Dedalo, al posto dei fratelli Wright.\u00a0E Leonardo avrebbe avuto la sua pista a Fiumicino con sei secoli d&#8217;anticipo, anno pi\u00f9, anno meno.<br \/>\nGuardateli, sopra\u00a0quelle folli macchine volanti. Guardate quelle macchine, tra l&#8217;altro. E osservate, soprattutto, la follia ingegneristica che le contraddistingue, un sinonimo, da che esiste il tempo, di genio e sregolatezza. Questi veri e propri velocicli-fatti-per staccarsi dal terreno, piuttosto che di un solo pezzo di allumino, sono composti da intricate reti e agganci in fibra di carbonio. Le loro ali, piegate verso l&#8217;alto come quelle di un aliante, hanno l&#8217;unica membrana di una pelle in microfibra, o plastica di qualche tipo. Un intero mezzo come questi, generalmente, non raggiunge neanche i 40 Kg di peso, risultando quindi l&#8217;elemento meno oneroso, nell&#8217;imprescindibile diade guidatore-aeromobile.\u00a0\u00a0Per la &#8220;cabina&#8221; di comando, poi, c&#8217;\u00e8 ogni tipo di diversa soluzione: alcuni piloti si accontentano di un piccolo sellino, con due ruote tipo il carrello da ristorante, su cui stare faticosamente in equilibrio nella fase di decollo. Altri adottavano approcci pi\u00f9 complessi, con carene dall&#8217;aspetto spiccatamente motociclistico, concepite\u00a0per massimizzare la scorrevolezza aerodinamica. Uno dei concorrenti, addirittura, si era\u00a0fatto rinchiudere in un cabinato semi-trasparente, che avrebbe dovuto\u00a0favorire la riuscita dell&#8217;operazione ma invece si rivela, alla prova dei fatti, di gran lunga troppo pesante.\u00a0I risultati, ci\u00f2 \u00e8 palese, possono variare.<br \/>\nNon sapete quanto!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea di usare le risorse muscolari applicate sulla trasmissione di una bicicletta per staccarsi dal terreno non \u00e8 nuova, n\u00e9 esclusiva dell&#8217;Estremo Oriente. Il 23 aprile del 1988, il dipartimento di aeronautica del MIT (Massachusetts Institute of Technology) mise in atto il suo progetto Daedalus, che prendeva il nome dal gi\u00e0 citato personaggio della mitologia greca, il costruttore del minoico labirinto. Che ivi rinchiuso, assieme a suo figlio Icaro, costru\u00ec quelle ali che gli valsero la libert\u00e0. E costarono a quell&#8217;altro giovane la sua stessa vita, per il troppo orgoglio e l&#8217;ignoranza della prima legge della termodinamica, ovvero l&#8217;effetto del calore sulle cose che si squagliano, ahim\u00e9.\u00a0Ma\u00a0molto maggiormente fortunata, fu questa versione ammodernata e americana dell&#8217;impresa, basata su di un velivolo niente affatto dissimile, nell&#8217;aspetto, da quelli coreani gi\u00e0 mostrati. Ma che vol\u00f2, in quel caso, da Creta a Santorini, per un totale di 115 Km e tre ore di potenti pedalate. Non per niente, c&#8217;era\u00a0Kanellos Kanellopoulos ai comandi, campione olimpico della sua Grecia, fonte e perno dell&#8217;Idea.<\/p>\n<figure id=\"attachment_15277\" aria-describedby=\"caption-attachment-15277\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/emK-qIbuJ-k\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-15277 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Quadricottero-a-pedali-500x312.jpg\" alt=\"Quadricottero a pedali\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Quadricottero-a-pedali-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Quadricottero-a-pedali-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/10\/Quadricottero-a-pedali.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-15277\" class=\"wp-caption-text\">Gli studenti dell&#8217;Universit\u00e0 del Maryland stavano tentando, in questo famoso video, di aggiudicarsi il premio messo in palio da Sikorsky (la compagnia americana di elicotteri) per chi fosse riuscito a sollevarsi di 3 metri per un tempo complessivo di almeno 10 minuti. L&#8217;esito finale\u00a0fu piuttosto deludente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che dire, dunque? Si, si pu\u00f2 fare. Non \u00e8 facile, ma l&#8217;intenzione crea il pretesto del successo, la virt\u00f9 suprema della leggiadria. Sovrastare le propaggini del mondo: purch\u00e9 si abbia voglia di applicarsi nella fase troppo spesso trascurata, la progettazione dell&#8217;impresa. Poco importa, della forza e resistenza di chi \u00e8 sopra un tale mezzo, della sua convinta propensione; senza l&#8217;apporto attentamente calibrato di un intera squadra di studiosi, diligenti e attenti costruttori.<br \/>\nSiano questi addetti di una fabbrica industriale, in grado di assemblare le strutture di sostegno del futuro. Siano invece sarti, falegnami o cuochi di <em>kimchi<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>291 metri, apper\u00f2! 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