{"id":14608,"date":"2014-08-10T16:17:48","date_gmt":"2014-08-10T14:17:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14608"},"modified":"2014-08-10T16:19:53","modified_gmt":"2014-08-10T14:19:53","slug":"forca-feluca-spada-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14608","title":{"rendered":"La forca e la feluca, la spada e il mare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/jAhM_eJNfi0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-14609\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-14610\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-500x312.jpg\" alt=\"Messina spada\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra l&#8217;onde turbolente gridano i gabbiani mentre sotto, silenziosamente, si agita la pinna di un temibile\u00a0guerriero. Le conchiglie giacciono dimenticate, filtrando l&#8217;acque di quel dolce\u00a0plankton che le nutre. Tutto scorre fin dall&#8217;epoca delle quadrate vele, strumento degli antichi marinai. Cos\u00ec\u00a0facevano i Fenici. Ne cant\u00f2 l&#8217;insigne Omero. E i nonni dei nostri trisavoli, allo stesso modo, muovevano quei lunghi remi. Solo il motore nautico poteva cambiarla e l&#8217;ha cambiata, la\u00a0caccia messinese al pesce spada.\u00a0Una <em>praxis<\/em> che\u00a0si rimescola e d\u00e0 nuove genesi dal brodo\u00a0cosmico del tempo: <em>Panta Rei<\/em>, dicevano i filosofi, osservando la tendenza divergente delle opposte cose, perennemente sottoposte ad infinite mutazioni. Questo non significa che il vasto mare\u00a0sia del tutto privo di strettoie, angoli ciechi,\u00a0passaggi dalle insidie occulte, intramontabili e perverse. Dove convergono le anime perdute.<br \/>\nOgni anno, tra maggio ed agosto, decine di migliaia di creature argentate\u00a0si avventurano tra Scilla e Cariddi, in cerca di una valida compagna. Sono costoro gli\u00a0<em>Xiphias gladius<\/em>, imponenti abitatori di ogni mare temperato del pianeta, con la coda a mezzaluna, la pinna in forma di falce e il naso lungo, aculeato, non dissimile ad un&#8217;arma penetrante. Come una lancia, il fioretto degli abissi. Uno strumento che li nobilita e caratterizza, ma che allo stesso tempo, fin dall&#8217;alba delle umane civilt\u00e0, li rende magnifici e desiderati. Condizione rara per una bestia, nonch\u00e9 di sicuro, tutt&#8217;altro che\u00a0vantaggiosa. Giacch\u00e9 non \u00e8 per niente insolito, nel corso della loro spedizione, d&#8217;incontrare una maestosa ombra, udendo in lontananza un rombo e le parole in greco di un&#8217;antico incantesimo\u00a0di\u00a0mistiche poesie. Finch\u00e9 d&#8217;un tratto, al solenne grido &#8220;Viva San Marco&#8221; non appare innanzi ai loro grandi occhi il simbolo supremo della Fine: un&#8217;asta lunga, con tre pi\u00f9 corte nell&#8217;estremit\u00e0 anteriore. Il ferro del <em>piscatore,<\/em> approssimazione ragionevole della fiocina del baleniere. Se pure di Achab ce n&#8217;\u00e8 solo uno, questo non significa che la balena bianca sia insostituibile, nei nostri piatti. Anzi! Gi\u00e0 Archestrato di Gela, poeta siceliota del IV secolo, definiva questa carne come cibo degli Dei. Cartesio affermava, raccomandandola agli stomaci delicati, che &#8220;[&#8230;] Si squaglia in bocca come un&#8217;alga e suscita pensieri sia casti che d&#8217;amore allo stesso tempo&#8221;. E se ancora oggi abbiamo il privilegio di gustarla, in tanti piatti tradizionali ed altre specialit\u00e0 della Sicilia, il merito anche di questa tecnica ereditata dai\u00a0nostri avi. Basata soprattutto sulla calma e l&#8217;abbandono, un apparente\u00a0tipo di disinteresse che conduce alla vittoria.<br \/>\nOggi, la\u00a0caccia si svolge a questo modo: la\u00a0barca veloce, della tipologia snella ed elegante che viene definita\u00a0feluca, viene bardata\u00a0di due interessanti, quanto originali strutture. La prima \u00e8 un&#8217;antenna metallica, alta anche 25 metri, sopra la quale trova\u00a0posto una vedetta. La seconda \u00e8 una lunga passerella, leggera e rastremata, al termine della quale sta in agguato\u00a0un coraggioso cacciatore. Il ragionamento \u00e8 molto semplice: se tu vedi il pesce, puoi colpirlo. Se lui non ti vede, resta fermo. Che l&#8217;uomo possa precedere la propria barca di una distanza equivalente allo scafo stesso, alla natura non potr\u00e0 essere mai chiaro; a questo modo, dunque, egli scaglia la sua lancia triforcuta verso il basso. E colpisce, molto spesso, proprio quello che voleva. Il seguito \u00e8 fin troppo chiaro. Trapassato dalle punte a senso unico, da cui \u00e8 impossibile fuggire, il pesce tenta invano di salvarsi. Pi\u00f9 e pi\u00f9 volte si inabissa, venendo per ciascuna ritirato in alto. Finch\u00e9 alla fine, con un ultimo colpo di coda, soccombe. Tratto al di fuori del suo ambiente\u00a0con gli onori normalmente\u00a0riservati ad un eroe sconfitto, lo spada viene adagiato sopra il ponte dell&#8217;imbarcazione. Qui, almeno secondo l&#8217;antica usanza, i suoi catturatori tracceranno in prossimit\u00e0 della branchia destra\u00a0il doppio segno perpendicolare\u00a0della &#8220;caddata d\u00e0 cruci&#8221;, prima di coprire il pesce con un telo, per proteggerlo dal sole. O dagli sguardi lucubranti. Questa antica tecnica di pesca, cos\u00ec lontana dal sentire pratico dei nostri tempi, viene considerata preferibile all&#8217;uso delle reti a strascico e degli altri metodi moderni. Prima di tutto, perch\u00e9 non danneggia i preziosi fondali sopra cui\u00a0si svolge, gemme inestimabili del Mediterraneo. E secondariamente, in quanto lascia alla vittima\u00a0un piccolo barlume\u00a0di speranza. Che gli possa in qualche modo, nel momento della verit\u00e0, scansarsi un po&#8217; di lato. Evitare il proiettile,\u00a0per nuotare innanzi verso l&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/Kl6-tvjEWOw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-14609\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-14609\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-2-500x312.jpg\" alt=\"Messina spada 2\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-2-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-2-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Messina-spada-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tecnica di pesca, pervasa da un senso dell&#8217;epica letteraria di una volta, ha giustamente origine nel mito. Nell&#8217;Iliade si parla del popolo dei Mirmidoni, abitatori della Tessaglia che Achille porto sulle sue navi, come condottiero, fin sotto le alte mura dell&#8217;imprendibile Troia. Che alla fine, grazie ad altri mezzi che l&#8217;ardore militare, venne sconfitta, ma non prima che lui finisse trascinato tutto intorno alle sue mura.\u00a0Subito\u00a0dopo la sua morte per la mano di un pi\u00f9 forte\u00a0eroe. Si dice che allora questi\u00a0fidi soldati, discendenti del dio Zeus e di Eurimedusa, una formica, fecero un solenne giuramento di lavare il sangue con il sangue. Ma i troiani colpevoli, alla fine, fuggirono in Italia, al seguito di Enea, privando\u00a0gli implacabili vendicatori\u00a0della soddisfazione tanto attesa. Allora i Mirmidoni, d&#8217;impulso, scelsero di togliersi la vita. Gettandosi in mare, uno ad uno, con la stessa implacabile determinazione della loro antenata a sei zampe. Avevano una sola mente, costoro, e cessata la loro utilit\u00e0 bellica, soltanto a ci\u00f2 poterono rivolgersi: la morte per annegamento. Ma Tetide, ninfa del mare, ebbe piet\u00e0 di loro e l\u00ec trasform\u00f2 in possenti pesci, guarniti della stessa spada che essi impugnarono in vita. Per permettergli, da l\u00ec all&#8217;eternit\u00e0, di percorrere in mari attorno alla penisola dei loro nemici. Proprio per questo, prima di approcciarsi a tali spettri, \u00e8 doveroso parlare solo nella lingua greca o in dialetto, affinch\u00e9\u00a0non possano capire di essere al cospetto degli antichi antagonisti. Fuggendo subito in profondit\u00e0!<br \/>\nAnche la descrizione della temuta Scilla (colei che dilania) avversaria del ramingo Ulisse, ha molto a che vedere con la cattura del\u00a0pesce spada: ella, che era stata un tempo una splendida fanciulla, venne trasformata per gelosia dalla maga Circe, assumendo la forma di una creatura con sei teste di cani rabbiosi, che fuoriuscivano dalle intercapedini tra gli scogli di Zancle, gli odierni Punta Peloro e Punta Torre Cavallo. Qui, ringhiando minacciosamente, ella minacciava i marinai. E i pesci, che divorava senza posa, rigettando fuori l&#8217;acque ormai prive di vita, a loro volta risucchiate da Cariddi, il grande vortice a largo della costa calabra, altro spauracchio del Mediterraneo. In tale aspetto, non \u00e8 difficile individuare una sottile forma di metafora: cosa potevano essere, in fondo, tali teste fameliche, se non barche? Gli antichi luntri, predecessori delle nostre \u00a0rapide feluche, con gli scafi dipinti per non essere individuate dai pisc\u00ecni discendenti dei temuti Mirmidoni. Queste barche,\u00a0il cui nome odierno ha origine\u00a0Romana (dalla parola\u00a0<em>linter<\/em>) avevano un solo albero, alto circa un metro e mezzo, sopra il quale risiedeva in equilibrio una vedetta. E sulla prua sporgente, fin dalle epoche remote, trovava posto un lanciatore armato con la fiocina ricurva, colui che dava il senso alla venuta tra le acque turbolente. Secondo l&#8217;usanza il ferro del mestiere non era di propriet\u00e0 del pescatore, ma preso in affitto da un fabbro del luogo, che veniva pagato con una percentuale del pescato. Inoltre, parte dei proventi venivano devoluti alla chiesa. Quanti pesci, giunti nell&#8217;epoca del loro accoppiamento, catturavano quei mezzi! E c&#8217;era una premura, ancora teoricamente praticata, di trafiggere\u00a0prima la femmina, affinch\u00e9 il suo compagno, intorpidito dal dispiacere, si trasformasse in ulteriore preda dei possenti predatori naviganti.<br \/>\nDel resto tutto \u00e8 lecito in guerra, in amore e nella caccia eterna, la disfida che conduce al senso dell&#8217;evoluzione. Un perenne ciclo di rinnovamento, in cui cane mangia pesce, ed entrambi mangia l&#8217;uomo che li onora nel contempo e rende\u00a0immortali, grazie allo strumento di leggende sempiterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Via: <a href=\"http:\/\/www.taccuinistorici.it\/ita\/news\/antica\/usi---curiosita\/Pesca-del-pesce-spada-nello-stretto-di-Messina.html\" target=\"_blank\">Taccuinistorici<\/a>, <a href=\"http:\/\/blog.rubbettinoeditore.it\/rocco-turi\/caccia-pesce-spada-nello-stretto-messina\/\" target=\"_blank\">Rubettino Editore<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.lachianalea.it\/scilla-cariddi\/\" target=\"_blank\">la Chianalea<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sopra l&#8217;onde turbolente gridano i gabbiani mentre sotto, silenziosamente, si agita la pinna di un temibile\u00a0guerriero. Le conchiglie giacciono dimenticate, filtrando l&#8217;acque di quel dolce\u00a0plankton che le nutre. 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