{"id":14536,"date":"2014-08-04T15:20:27","date_gmt":"2014-08-04T13:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14536"},"modified":"2014-08-04T19:08:12","modified_gmt":"2014-08-04T17:08:12","slug":"via-samurai-gentiluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14536","title":{"rendered":"En garde! Sto alzando il mio bastone da passeggio&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/IFqh4IKSA64\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-14539\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Canne-de-combat-500x312.jpg\" alt=\"Canne de combat\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Canne-de-combat-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Canne-de-combat-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Canne-de-combat.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;Che si chiama Durlindana! Se l&#8217;anima del samurai \u00e8 la sua spada curva, arma infusa dello spirito degli antenati, quale potr\u00e0 essere la nostra, di uomini privi di connotazioni bellicose? La risposta va cercata nella vita quotidiana di una volta, quando la lotta senza appositi strumenti, piuttosto che un&#8217;attivit\u00e0 sportiva, era una pratica che proveniva dal bisogno. Ma prima d&#8217;inoltrarci nei fumosi vicoli della Londra vittoriana, piuttosto che dietro gli alti padiglioni o ai metallici edifici e simboli dell&#8217;Esposizione Universale di Parigi (quella del\u00a01900) sar\u00e0 meglio procedere con metodo scientifico appropriato. Conoscere le vie nascoste\u00a0dell&#8217;autodifesa, certe volte, vuole dire prevalere sui briganti. Soprattutto nel campo eclettico delle arti marziali d&#8217;Occidente.<br \/>\nNelle Olimpiadi dei tempi moderni, la cui seconda edizione ebbe luogo durante\u00a0la gi\u00e0 citata\u00a0fiera internazionale,\u00a0esisteva fino a poco tempo fa una sentita tradizione, praticata fino al 1992 e detta in francese (lingua ufficiale dell&#8217;evento)<span style=\"color: #252525;\">\u00a0<\/span><em>sport de d\u00e9monstration, <\/em>secondo cui\u00a0alla nazione ospitante, subito dopo l&#8217;accensione della torcia titolare, veniva consentito di dar spazio ad una sua particolare tradizione atletica, non necessariamente di natura agonistica o convenzionale. E la\u00a0stessa capitale della Francia, avendo ricevuto l&#8217;onore di ospitare i Giochi, mise fieramente in mostra, nell&#8217;ordine: il volo degli aquiloni, il pronto soccorso, il caricamento dei cannoni ed alcuni interessanti precursori degli sport moderni, come il tennis e il gioco delle bocce. Ci fu quindi\u00a0un crescendo, nelle edizioni immediatamente successive, per eguagliare o superare tali memorabili momenti.\u00a0Con proposte storiche davvero imprevedibili: il football gaelico a St. Louis, Stati Uniti (1904), il polo in bicicletta (Londra, 1908) la lotta vichinga del <em>glima<\/em>, fedelmente ricostruita grazie alle associazioni culturali di Stoccolma (1912) e il <em>korfball<\/em>, o pallacesto olandese, ad Anversa nel 1920. Ogni volta c&#8217;era una sorpresa. Fino a\u00a0quel fatidico momento, dopo esattamente vent&#8217;anni e come stabilito da principio, quando l&#8217;onore di tenere i Giochi Olimpici ritorn\u00f2 ai parigini, coloro che, giustappunto, li avevano\u00a0riportati in <em>auge,<\/em>\u00a0nell&#8217;epoca dei primi notiziari radiofonici. Con la posta molto in alto e una palla a centrocampo, per usare un eufemismo, quanto meno incandescente. Come superare, in spettacolarit\u00e0, tanti insigni anfitrioni dei diversi continenti?<br \/>\nNessun problema: all&#8217;alzarsi del metaforico sipario sull&#8217;arena, il mondo ebbe ancora una volta il piacere di restar basito. Ecco due uomini agilissimi, in uniforme protettiva, che tentano\u00a0di colpirsi alle caviglie con dei semplici bastoni. Nelle loro mani, oggetti molto simili a quello che ancora era, in quei tempi, tra gli accessori maschili largamente considerati irrinunciabili: <em>the cane<\/em>\u00a0o come lo chiamavano da quelle francofone parti, <em>la canne, <\/em>oggetto<em>\u00a0<\/em>fatto<em>\u00a0<\/em>spesso in legno, qualche volta riccamente decorato, sempre rigido e pesante, all&#8217;incirca, quanto una sciabola\u00a0da fianco. Caratteristica, questa, in grado di renderlo due volte utile, al bisogno! Come avevano notato\u00a0Michel Casseux, farmacista marsigliese (<span style=\"color: #252525;\">1794\u20131869) e\u00a0Charles Lecour (1808\u20131894) rispettivamente caposcuola e teorico\u00a0dell&#8217;arte marziale del <em>Savate<\/em>, comunemente detta boxe francese. Nata, secondo la leggenda, sulle instabili navi in viaggio verso le colonie dei diversi grandi Imperi, quando i marinai, per ricevere soddisfazione in una disputa, erano soliti menar le mani in modo nuovo: ovvero, usando soprattutto\u00a0i piedi, mentre con quelle si reggevano al sartiame. Per poi sbarcare, qualche tempo dopo, e prendersi a sonore mazzate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/youtu.be\/C6XxSS8XI6U\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-14537\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-14537\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-2-500x312.jpg\" alt=\"Bartitsu 2\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-2-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-2-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 precisamente\u00a0noto quando la\u00a0<em><span style=\"color: #252525;\">Canne de Combat <\/span><\/em><span style=\"color: #252525;\">entr\u00f2 a far parte, quasi spontaneamente, del repertorio degli esperti di <em>Savate<\/em>. \u00c8 tuttavia altamente probabile che ci\u00f2\u00a0sia successo sulle soglie del XIX secolo, quando le navi dei mercanti di ritorno dall&#8217;Oriente, assieme alle preziose merci provenienti dalle capitali della Cina e dell&#8217;India, riportavano l&#8217;esperienza di chi ebbe a conoscere tecniche di autodifesa come il <em>Silat<\/em>, il <em>Jujitsu<\/em> o il <em>Muay Thai<\/em>, ciascuna basata sul concetto, di matrice tipicamente buddhista, di essere sempre pronti a combattere la furia, con la calma. La cieca frenesia, con la metodica preparazione. E validi strumenti, se disponibili. Una prassi operativa che sicuramente seppe colpire, a pi\u00f9 livelli e in diversi contesti culturali, la fantasia della nuova classe colta, i cosiddetti gentiluomini d&#8217;Europa, per la prima volta liberi dalle fatiche del lavoro manuale. E per questo tanto pi\u00f9 indifesi, nel momento cruciale, dinnanzi all&#8217;attacco di un aspirante\u00a0malvivente, nerboruto quasi per definizione.<br \/>\nAbbiamo la prova letteraria, piuttosto innegabile, che simili idee fossero diffuse anche nell&#8217;Inghilterra di quei tempi. Nel 1893 Sir Arthur Conan Doyle, ormai stanco del suo pi\u00f9 famoso e redditizio personaggio, fa precipitare fatalmente Sherlock Holmes dalle Cascate di\u00a0Reichenbach, durante un epico scontro a mani nude con il suo eterno rivale, il &#8220;Napoleone del crimine&#8221;, Dr. Moriarty. Dopo 8 lunghi anni, a seguito delle reiterate proteste dei fan, l&#8217;autore sceglie a malincuore di resuscitare la sua gallina dalle uova d&#8217;oro. Che ricomparendo innanzi al fido Watson, con il solito tono\u00a0beffardo, la pipa e il riconoscibile cappello da cacciatore, afferm\u00f2: &#8220;Vacillammo insieme sul bordo della cascata. Io avevo, tuttavia, qualche nozione di <strong>Baritsu<\/strong>, ovvero il sistema di\u00a0lotta giapponese, che mi \u00e8 stato pi\u00f9 di una volta assai utile. Scivolai attraverso la sua presa e [&#8230;]&#8221;<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_14538\" aria-describedby=\"caption-attachment-14538\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/ZDNaC-2HW-A\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-14538\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14538 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-500x312.jpg\" alt=\"Bartitsu\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14538\" class=\"wp-caption-text\">Trailer del documentario di E.W. Barton-Wright&#8217;s &#8220;New Art of Self Defence&#8221; &#8211; 2009<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa intendesse Doyle con tale affermazione, \u00e8 in effetti chiaro solamente a lui. Probabilmente ricordava tale strano termine da uno scambio con gli amici, tra le poltrone di un qualche distinto club di Londra. Come appunto quello di\u00a0Edward William Barton-Wright (<span style=\"color: #252525;\">1860\u20131951), l&#8217;ingegnere inglese di ritorno nel\u00a01903 da un soggiorno nell&#8217;Impero del Giappone, dove aveva studiato con fervida passione le molte tecniche di autodifesa di quel paese. Producendo l&#8217;insieme di dottrine e tecniche noto, da un\u00a0<em>portemanteau<\/em> del suo nome e del suffisso &#8211;<em>jitsu<\/em> (tecnica) con il nome di Bar<strong>t<\/strong>itsu e non, ahim\u00e9, Baritsu. Nel 1901 la giornalista\u00a0Mary Nugent, visitando le sale in cui Barton-Wright si riuniva con i suoi allievi, le descrisse cos\u00ec: &#8220;Un enorme spazio sotterraneo, illuminato a giorno, con un pavimento di piastrelle bianche e riflettenti, su cui gli atleti si aggirano come fossero delle tigri&#8230;&#8221; I tre principi di quest&#8217;arte marziale, messi nero su bianco dal suo creatore, sono:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 &#8211; Disturbare l&#8217;equilibrio del proprio attaccante<br \/>\n2 &#8211; Sorprenderlo prima che abbia modo di reagire con il pieno delle sue forze<br \/>\n3 &#8211; Se possibile o necessario, bloccare le sue articolazioni in modo che possa pi\u00f9 opporre resistenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #252525;\">Barton-Wright, che fu amico personale del fondatore della scuola di jujitsu\u00a0Shinden Fudo Ryu,\u00a0Terajima Kuniichiro, incorpor\u00f2 nei suoi insegnamenti molti dei precetti di quel metodo di autodifesa, assieme a elementi della boxe, del judo e della scherma. Per tale ragione il Bartitsu, assieme al Savate francese, viene considerata tra le prime arti marziali miste della storia. Il che, assieme alla sua caratteristica propensione alla sopravvivenza in situazioni di reale pericolo, piuttosto che la vittoria in competizioni\u00a0attentamente regolate, rende queste scuole di combattimento estremamente moderne nella concezione e nel funzionamento, nonch\u00e9 altamente spettacolari. Qualcuno le paragona, addirittura, al\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jeet_Kune_Do\" target=\"_blank\">Jeet Kune Do\u00a0<\/a>di Bruce Lee (1960 ca.) in cui ogni gesto \u00e8 calibrato per la massima efficienza, andando anche a discapito della sportivit\u00e0 convenzionale. Pochi anni dopo, il club di\u00a0Barton-Wright chiuse d&#8217;improvviso. Secondo alcuni, solamente perch\u00e9 il prezzo d&#8217;iscrizione era troppo elevato. Fin\u00ec, cos\u00ec, la sua epoca generativa.<br \/>\nNella versione sportiva e moderna del\u00a0<em>Canne de Combat<\/em>, che venne codificata sotto gli occhi del mondo proprio in occasione delle Olimpiadi del 1924 di Parigi ad opera dello svizzero Pierre Vigny, il bastone viene tenuto esclusivamente con una mano, bench\u00e9 sia concesso di cambiarla durante il combattimento. Valgono soltanto i colpi dati di taglio, visto come la punta di un reale bastone da passeggio sia troppo larga, e smussata, per causare veri danni all&#8217;avversario. La pesantezza degli abiti protettivi, simili a quelli del <em>kendo,<\/em> rende l&#8217;effettivo\u00a0KO di un contendente virtualmente impossibile. La valutazione finale si basa, dunque, solamente sui punti assegnati per lo stile. Proprio come dovrebbe essere, teoricamente, una disfida tra i reali gentiluomini dei secoli passati.<br \/>\nO tra possenti eroi: per chi volesse assistere alle\u00a0versioni cinematografiche di questi particolari approcci all&#8217;autodifesa, c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;imbarazzo della scelta. Non solo l&#8217;ultimo Sherlock Holmes con\u00a0Robert Downey, Jr impiegava tecniche di Savate e Bartitsu, ma anche l&#8217;indimenticabile Vidocq (2001) di un agile e spietato Depardieu. Non \u00e8 poi insolito, nei film di spie o supereroi, che ombrelli, cappelli, ventagli o altri oggetti comuni si trasformino in strumenti di offesa. In ciascuno di tali casi, controllando il curriculum del coreografo o degli <em>stuntmen<\/em>, si trover\u00e0 inevitabilmente, per ciascun caso, un\u00a0filo ininterrotto verso\u00a0queste tecniche della moderna quanto bellicosa borghesia.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_14546\" aria-describedby=\"caption-attachment-14546\" style=\"width: 390px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=14546\" rel=\"attachment wp-att-14546\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14546\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-3-500x685.jpg\" alt=\"Bartitsu 3\" width=\"400\" height=\"549\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-3-500x685.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/08\/Bartitsu-3.jpg 503w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14546\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Bartitsu#.22Baritsu.22_and_Sherlock_Holmes\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;Che si chiama Durlindana! Se l&#8217;anima del samurai \u00e8 la sua spada curva, arma infusa dello spirito degli antenati, quale potr\u00e0 essere la nostra, di uomini privi di connotazioni bellicose? La risposta va cercata nella vita quotidiana di una volta, quando la lotta senza appositi strumenti, piuttosto che un&#8217;attivit\u00e0 sportiva, era una pratica che proveniva &#8230; <a title=\"En garde! Sto alzando il mio bastone da passeggio&#8230;\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14536\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su En garde! 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