{"id":14001,"date":"2014-06-21T16:44:13","date_gmt":"2014-06-21T14:44:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14001"},"modified":"2014-06-21T17:02:15","modified_gmt":"2014-06-21T15:02:15","slug":"come-inizia-sumo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14001","title":{"rendered":"Come inizia il sumo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3C9kCScVr5k\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-14002\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-14004\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Sumo-Dohyo-500x312.jpg\" alt=\"Sumo Dohyo\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Sumo-Dohyo-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Sumo-Dohyo-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Sumo-Dohyo.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due <em>rikishi<\/em>, guerrieri potentissimi e massicci, che disseppelliscono la sostanza del momento. Sotto un tempio virtuale, l\u2019imprescindibile struttura superiore di un santuario shintoista. Circondati dai quattro simboli e colori delle direzioni cardinali. Sappiamo gi\u00e0 tutto di loro, come di ci\u00f2 che viene dopo, perch\u00e9 \u00e8 impossibile restare impassibili di fronte alla furia stessa dei terribili elementi, ridotti alla versione antropomorfa di una tale sacra scena. Mai nessuno si ricorda, invece, degli <em>yobidashi<\/em>. Tutti gli inservienti, gli artigiani specializzati, coloro che preparano il terreno usato per l\u2019evento; peccato. Perch\u00e9 fanno un mestiere molto interessante. Un po\u2019 come i giardinieri di uno stadio, per\u00f2 senza erba e senza spalti! Ma con molta sapienza delle epoche alle spalle. Per capirli davvero, occorrer\u00e0 comprendere la loro pura essenza.<br \/>\nTraccia un segno cosmico con il pennello, demiurgo della nipponica esteriorit\u00e0, partendo presso il centro esatto dello spazio: come una linea diagonale, questo abisso scuro, fatto con l\u2019inchiostro dell\u2019impegno e della convinzione. Sotto di esso, a media altezza e quasi perpendicolare, un secondo contrapposto, assai pi\u00f9 breve, per il resto identico d\u2019aspetto. Sembrer\u00e0 una <em>lambda<\/em> o la torre Eiffel, questo <em>kanji<\/em>, l\u2019ideogramma. Entrambe le sue componenti, la coppia di quei segni, appoggeranno saldi sulla Terra, ovvero il fondo definito dal tuo foglio. Ci siamo, hai terminato? Ebbene hai scritto <em>hito<\/em>\u4eba, uomo. Ma se pure il tratto breve del disegno calligrafico dovesse apparire assai meno importante del suo vicino, ai nostri occhi di profani, questo non significa che possa scomparire dalla composizione. Senza un tale inchiostro solido a fargli da sostegno, come potrebbe, la sua lunga e fiera controparte, stare dritta in verticale? Cadrebbe subito, \u00e8 sicuro. Il tratto lungo sono i due lottatori di sumo, per metafora corrente. Quello breve, coloro che gestiscono il contesto. L\u2019autista della metropolitana che conduce il manager fino in centro Kyoto, per assistere all\u2019incontro. E tutti gli altri.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la certezza, per molti di noi, che a questo mondo esistano dei metodi, diversi in base alla cultura, per comunicare con gli Dei. Cominciamo, per chiarezza, con quello pi\u00f9 prossimo all\u2019Europa. \u201cIl mio corpo \u00e8 un tempio, l\u2019immagine perfetta del Creatore\u201d. Unico, come l\u2019edificio di Re Salomone, la fortificata origine di una visione che permane ancora: siamo frutto della costola di un Antenato, che a sua volta derivava dalla Terra e dalla mano di qualcUno. Quel qualcUno, ad oggi, ancora ci ascolta e ci comprende, proprio perch\u00e9 siamo fondamentalmente come LUI; per questo \u00e8 nostro dovere sacrosanto, in tale universale concezione, essere belli, saggi, equilibrati. Succinti e piacevoli, per quanto ci \u00e8 possibile. L\u2019idea di partenza che sostiene il concetto monoteistico di preghiera si basa, fondamentalmente, sulla ricorsivit\u00e0 dei metodi espressivi e dei modelli. Perfetta simmetria! Ci sono poi remote terre, come l\u2019esotico Giappone, dove la visione delle Cose ha una sorgente differente. \u00c8 priva di una forma chiara e definita, ma fluida, sfuggente: ci sono <em>kami<\/em>, ci sono mostri e draghi sommersi, spiriti del cielo e della terra. C\u2019\u00e8 Buddha che li osserva quieto, meditabondo e l\u00ec accanto c\u2019\u00e8 pure ogni profeta della Bibbia, perch\u00e9 no, intento a mescolarsi con gli apostoli del Nuovo Testamento. Sincretismo e commistione.<br \/>\nn tale poliedrica visione delle Cose, non pu\u00f2 bastare pi\u00f9 il singolo tempio, di un comune corpo umano, per pregare veramente a fondo. Occorre la creazione di un contesto magico, spirituale, in grado di coinvolgere lo sguardo degli Dei richiesti, di volta in volta e per ciascuna singola occorrenza. Che fortuna! Proprio a questo serve il <em>sumo<\/em>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-14002\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/dohyo.gif\" alt=\"dohyo\" width=\"300\" height=\"263\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che comincia in questo modo: gli appartenenti alle famiglie degli <em>yobidashi<\/em>, categoria professionale dalla lunga storia e dignit\u00e0, erigono un perfetto terrapieno a pianta quadrata di terra e argilla, con una lunghezza di esattamente 15 <em>shaku<\/em> per lato(4.55). Fino al 1931, sarebbero stati solamente 13, misura che ancora permane negli incontri privati o di allenamento. Ogni singolo evento richiede il suo terrapieno, in quanto esso, al termine, viene smontato. Qualche volta \u00e8 il pubblico stesso, per gentile concessione degli organizzatori, che alla fine lo fa a pezzi e se lo spartisce, per portarsi a casa&#8230;Un po\u2019 di terra come <em>souvenir<\/em>?!<br \/>\nAd ogni modo la compattezza del profilo trapezoidale, talmente liscio da sembrare un prefabbricato, gi\u00e0 basterebbe per colpire l\u2019occhio dei neofiti presenti. Ma questo non \u00e8 ancora nulla: raschiato e battuto lo spazio sovrastante con speciali attrezzi simili a dei magli, trovano il centro esatto dell\u2019area e vi piantano un paletto. Quindi, tramite l\u2019impiego di una corda, definiscono l\u2019immagine di un cerchio. A partire da quel perimetro, scavano per una profondit\u00e0 approssimativa di 30 cm, fino ai limiti del terrapieno: questo spazio ribassato servir\u00e0 per appoggiare una fila di balle in stuoia di riso, dette <em>tawara<\/em>, che poi saranno semi-sepolte, prima di risistemare nuovamente tutta l\u2019area dei margini a livello. Quattro delle stuoie, per analogia con la tradizione, saranno poste lievemente fuori asse. Questo perch\u00e9 un tempo, quando il sumo si svolgeva all\u2019aperto, occorreva che l\u2019acqua piovana potesse defluire liberamente dal cerchio centrale, pena la trasformazione dello stesso in scomoda, ed inappropriata, piscinetta. \u00c8 interessante notare che ancora oggi, l\u2019eliminazione dello sconfitto si verifica soltanto alla sua fuoriuscita dall\u2019area definita dalle stuoie, quindi, all\u2019occorrenza, \u00e8 consentito far poggiare il piede in corrispondenza di una di queste particolari demarcazioni, convenientemente poste pi\u00f9 lontane dal centro.<br \/>\nQuattro ulteriori stuoie, messe a mezza altezza sulla parte digradante del terreno, fungeranno da scalini. Mentre un sottile velo di terra, collocata attentamente fuori dal cerchio, tradir\u00e0 lo sconfinamento di uno dei due lottatori.Questo espediente viene definito <em>ja-no-me &#8211;<\/em> l\u2019occhio del serpente. Pensate, per analogia, alla sabbia dei saltatori in lungo dell\u2019atletica leggera. Finita questa fase di preparazione, prettamente strutturale, viene dunque il momento di tracciare le due linee bianche di partenza, che hanno nome di <em>shikiri-sen<\/em>. Esattamente equidistante da queste due, viene infine scavato un foro rettangolare. Dentro ad esso tre sacerdoti porranno delle offerte per gli Dei: riso, noci, pesce, sale&#8230;Qualche volta con l\u2019aggiunta di <em>sak\u00e9<\/em>, bevanda che del resto \u00e8 sempre stata, per la religione shintoista, come il t\u00e9 per i buddhisti. Il fluido rituale della purissima sapienza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-14003\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Dohyo-500x453.jpg\" alt=\"Dohyo\" width=\"300\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Dohyo-500x453.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Dohyo.jpg 650w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nA questo punto, come accennato in apertura, viene aggiunto un tetto. E che tetto! Una sofisticata e variopinta macchina teatrale, perch\u00e9 di questo si tratta, con tanto di tegole, decorazioni a tema mitologico e struttura architettonica complessa. L\u2019oggetto pu\u00f2 raggiungere un peso di oltre sei tonnellate, comprese le quattro mastodontiche corde intrecciate dedicate, in base al colore, agli dei protettori delle direzioni cardinali: Il Drago azzurro dell\u2019Est, l\u2019uccello vermiglio del Sud, la Tigre bianca dell\u2019Ovest, la Tartaruga nera del Nord. Sperando che la loro presenza in effige, per quanto astratta ed elegante, possa richiamare, un giorno, le stesse reali bestie, con un seguito di zanne, venti e piume vorticanti. O almeno questo \u00e8 ci\u00f2 che spero. Terminata l\u2019opera degli <em>yobidashi<\/em>, che curano la delicata collocazione tramite l\u2019apporto di carrucole, verr\u00e0 il momento dei <em>gy\u014dji<\/em>, gli arbitri. Proprio questi ultimi, controllata la regolarit\u00e0 dell\u2019insieme, daranno inizio al grande <em>show<\/em>.<br \/>\nPerch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche questo, nel moderno sumo: non soltanto il rituale antico e prestigioso, uno degli usi pi\u00f9 nobili delle arti marziali in quanto tali; ma anche la passione sportiva di chi assiste a quei combattimenti, tra veri Ercole del palcoscenico, la cui intera vita, dieta e pratica quotidiana \u00e8 intesa ad elevare questa sublime forma dell\u2019incontro tra le moltitudini festose. E l\u2019immagine internazionale di un cos\u00ec particolare rito, qualche volta criticato, molte volte apprezzato per quello che veramente \u00e8: un prezioso retaggio dell\u2019antichit\u00e0, rimasto sostanzialmente intonso, nonostante il forte premere della modernit\u00e0. Tanto meglio, dunque, spostare un po\u2019 la vista dal preciso cerchio luminoso. Per andare, oltre i margini del riflettore, con lo sguardo verso il tratto breve che sostiene l\u2019altro. Senza il quale, non c\u2019\u00e8 \u4eba.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due rikishi, guerrieri potentissimi e massicci, che disseppelliscono la sostanza del momento. Sotto un tempio virtuale, l\u2019imprescindibile struttura superiore di un santuario shintoista. Circondati dai quattro simboli e colori delle direzioni cardinali. Sappiamo gi\u00e0 tutto di loro, come di ci\u00f2 che viene dopo, perch\u00e9 \u00e8 impossibile restare impassibili di fronte alla furia stessa dei terribili &#8230; <a title=\"Come inizia il sumo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=14001\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Come inizia il sumo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[253,584,46,151,71,585],"class_list":["post-14001","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arti-marziali","tag-cultura","tag-giappone","tag-sport","tag-storia","tag-sumo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14001","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14001"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14001\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14007,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14001\/revisions\/14007"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14001"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14001"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14001"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}