{"id":13802,"date":"2014-06-01T16:36:15","date_gmt":"2014-06-01T14:36:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=13802"},"modified":"2014-06-01T16:42:00","modified_gmt":"2014-06-01T14:42:00","slug":"per-potere-nanoscopico-dei-nostri-stessi-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=13802","title":{"rendered":"Per il potere nanoscopico dei nostri stessi occhi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/youtu.be\/TT-_uCLwKhQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-13803\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-13803\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-500x312.jpg\" alt=\"Double slit\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che l\u2019infinito possa veramente definirsi inconoscibile, nonch\u00e9 inavvicinabile da mente umana, \u00e8 uno dei pi\u00f9 tragici fraintendimenti dell\u2019empirismo. L\u2019infinitamente grande pu\u00f2 essere scrutato con un telescopio. E l\u2019infinitamente piccolo&#8230;. Basandosi soltanto sulla forza ponderosa della teoria matematica, il prodotto derivante dalla mente pura, chiunque fallirebbe nel comprendere l\u2019epocale esperimento delle doppia fenditura. Flussi concentrici, particelle? Oppure tutte e due le cose, a seconda del minuto? Finch\u00e9 la realt\u00e0 stessa non diviene come un\u2019onda fuori controllo, da cavalcare sulla tavola periodica degli elementi. Fu, questa dimostrazione, la trovata senza precedenti di un singolare individuo, Thomas Young della Royal Society di Londra, ovvero colui che, sul principio del XIX, fu il precursore di una scienza Nuova. Quella che, fra tutte quante, rassomiglia maggiormente alla filosofia: la meccanica quantistica, stregoneria dei nostri tempi.<br \/>\nNon che lui avesse mai provato a definirla in questo modo. Semmai l&#8217;esigenza problematica, per lui, fu guidata dalla necessit\u00e0 di contraddire un gran maestro: nella stessa Inghilterra di suo padre, quacchero convinto, c\u2019era stato l\u2019uomo della Mela. Non Steve Jobs (mancavano parecchi anni) bens\u00ec Isaac Newton (1642-1727) lo scienziato con i femori incrociati sullo stemma, longevo, prolifico, l\u2019arguto sperimentatore, alchimista misterioso, presunto inventore dell\u2019analisi numerica, <em>alias<\/em> geometria descrittiva <em>alias <\/em>calculus. Leibniz permettendo. Figura che, da genio quale era, operava in molti campi. Non fu questo il primo caso di un polimata, ne certamente l\u2019ultimo. Di contrario la natura di una simile figura, per noi italiani, \u00e8 immediatamente associabile ad un preciso nome con tanto di toponimo: Da Vinci, Leonardo. Siamo stati infatti condizionati, soprattutto dallo studio del Rinascimento, a collocare le mentalit\u00e0 profondamente poliedriche, almeno in parte, nel regno delle discipline umanistiche o liberali. Come se lo studio del disegno, questo modulo di raffigurazione delle cose, donasse un senso di comprensione totale, fin da subito applicabile nell\u2019arte scultorea, pittorica e infine, quasi incidentalmente, nell\u2019invenzione delle cose pratiche per tutti i giorni. Ci\u00f2 facilita il progresso, di parecchio. Perch\u00e9 quando uno scienziato puro viene percepito come l\u2019uomo universale, che si staglia maestoso contro lo sfondo fulgido delle galassie, il suo lavoro si trasforma in sacro verbo, fin troppo difficile da confutare. Questa \u00e8 fossilizzazione: l\u2019aver avuto un predecessore in grado di enunciare spledide teorie, tanto accattivanti da poter contraddire l\u2019evidenza. Cosa che avvenne almeno in un caso: l\u2019Etere Luminifero, presunta inconoscibile sostanza, l\u2019errore pi\u00f9 vistoso di quell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Galeotta \u00e8 sempre la teoria, non la prassi dell\u2019esperimento. Se provi una cosa oltre ogni confine concepibile del dubbio, allora puoi star certo che sia vera. Purtroppo, non \u00e8 sempre possibile procedere in un tale modo. Nel XVII secolo, Robert Boyle (1627-1691) aveva affermato che: \u201cC\u2019\u00e8 sempre un flusso delle cose che interagiscono tra loro, anche nel vuoto assoluto. Dunque, se non vi fossero sostanze pi\u00f9 sottili dell\u2019aria, come sarebbe possibile spiegare il magnetismo, la luce e la gravit\u00e0?\u201d [parafrasi] Per analogia con le antiche discipline filosofiche, egli chiam\u00f2 la sua impalpabile creatura l\u2019Etere. Su questam dunque, si and\u00f2 avanti, divergendo ulteriormente dalla verit\u00e0. Fu cos\u00ec che nel suo laboratorio, l\u2019esimio successore Newton dimostr\u00f2 la capacit\u00e0 della luce di viaggiare in linea retta, assieme al fenomeno della riflessione \u2013 ovvero il rimbalzo sulle superfici a specchio. Ci\u00f2 prov\u00f2 immediatamente, agli occhi dei suoi contemporanei, la natura stessa della particella: l\u2019odierno fotone, quantit\u00e0 non misurabile, che fluttuava con precisi metodi nell\u2019etere immanente. Eppure, rimanevano dei problemi alquanto significativi. Come mai la luce, penetrando nell\u2019acqua, variava nel suo corso? E perch\u00e9 le membrane sottili, come l\u2019ala di un insetto, restituivano i sette colori dell\u2019arcobaleno? Erano questi, rispettivamente diffrazione e della rifrazione, misteri che restavano insoluti, per l\u2019effetto di una simile teoria. Immaginatevi una biglia indivisibile lanciata contro una parete. Questa potr\u00e0 infrangersi, oppure rimbalzare. Non entrambe le cose allo stesso tempo. Eureka! Ora, state pensando proprio come Thomas Young. Individuo, anche lui, dai molteplici interessi, compresa l&#8217;egittologia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_13806\" aria-describedby=\"caption-attachment-13806\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=13806\" rel=\"attachment wp-att-13806\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13806 size-full\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Thomas_Young.jpg\" alt=\"Thomas_Young\" width=\"260\" height=\"329\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-13806\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Thomas_Young#mediaviewer\/File:Thomas_Young_(scientist).jpg\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La doppia fessura, secondo i resoconti co\u00e9vi, si spalanc\u00f2 all\u2019incirca intorno al 1800, con la rilevante pubblicazione dei risultati da parte del nostro eroe, presso il convegno della Royal Society, l\u2019anno esatto successivo. Con tante grandi menti, riunite sotto l\u2019egida benevola di re Giorgio III, del neonato Regno Unito, restarono basite innanzi all\u2019evidenza. Ecco la prova straordinaria, inconfutabile, che la luce non si comporta come fosse fatta di un gran numero di particelle. Ma piuttosto rassomigliava alle increspature concentriche dell\u2019acqua, che si sviluppano quando essa viene colpita da un comune sassolino. Ringraziamo l\u2019esperimento. Young aveva creato il suo apparato in questo modo: una fioca fonte di luce, posta dietro ad uno schermo, che penetrava appena attraverso due minuscole feritoie, contro un muro bianco. E osservando attentamente il risultato, aveva notato che&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/DfPeprQ7oGc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-13804\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-13804\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-2-500x312.jpg\" alt=\"Double slit 2\" width=\"500\" height=\"312\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-2-500x312.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-2-900x562.jpg 900w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-2.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo all\u2019utile analogia della biglia. Immaginatevi un cannone che ne spari un grande numero, in maniera casuale, contro due aperture verticali. Dietro ad esse, metteteci una pratica parete di polistirolo. Le biglie, che ammaccano la superficie, cosa dovrebbero produrre? Ovviamente, due aree convesse in corrispondenza dei rispettivi varchi, naturale conseguenza del bombardamento. Ecco, con le presunte \u201cparticelle luminifere\u201d non avvenne niente di cos\u00ec ovvio. Tutt\u2019altro! Dinnanzi a Young si manifest\u00f2, piuttosto, una successione di linee luminose, distanziate ad intervalli regolari. Come se qualcosa avesse interferito, laddove niente, in assoluto, avrebbe mai dovuto farlo.<br \/>\nLa verit\u00e0 fu subito lampante. Ci\u00f2 che i nostri occhi vedono, dinnanzi a una candela, o alla moderna lampadina, sembrava piuttosto come un\u2019onda concentrica, dalla propagazione a pianta circolare. Perch\u00e9 dividendo una simile cosa in due parti, ci\u00f2 che si ottiene non sono sezioni della sua circonferenza, ma sue copie meno incisive, altre piccole onde a semi-cerchio, che a loro volta procedono nella specifica direzione. Dunque, se la fonte di luce \u00e8 sufficientemente tenue, ci\u00f2 che noi vediamo sul muro oltre le titolari fessure non sar\u00e0 l\u2019intero profilo delle due onde-eredi principali, bens\u00ec i punti dell\u2019interferenza reciproca, permutazioni ripetute dei due punti di passaggio, tendenti a scomparire verso i lati. Che sopresa, ragazzi. Non c\u2019erano microscopi elettronici a quell\u2019epoca, per grande fortuna di Thomas Young. Perch\u00e9 noi sappiamo, a partire dal 1926 (grazie, Frithiof Wolfers!) che il fotone, in effetti, esiste. Sarebbe, una tale meraviglia, la particella elementare, ovvero un \u201cquanto\u201d stesso di materia, meno simile ad un atomo, che un batterio procariota lo \u00e8 rispetto a un cane. E che quindi l\u2019analogia delle biglie, alla fine, non era poi cos\u00ec sbagliata. Aveva ragione Newton? Non proprio.<br \/>\nLa candela di Young, nei fatti provati, stava davvero proiettando \u201cbiglie\u201d. Le quali andavano oltre le due aperture. Per poi produrre&#8230; il segno dell\u2019interferenza ad onda. Co..Come pu\u00f2 essere? Ecco, adesso viene il bello. Questa \u00e8 la stregoneria di cui stiamo parlando, IL SEGRETO DELL\u2019UNIVERSO STESSO. Nella meccanica dell\u2019infinitamente piccolo esiste una fondamentale flessibilit\u00e0, di ci\u00f2 che avviene in un peciso momento X. La stessa cosa pu\u00f2 essere in un luogo, eppure in uno completamente differente. Un gatto pu\u00f2 vivere o morire, morire o vivere, finch\u00e9 la scatola non viene aperta. E la biglia, posta innanzi a due fessure tra cui non sa decidere, perch\u00e9 non ha mente pensante, si sdoppia e le attraversa entrambe. Ah! Non sto scherzando: \u00e8 un fatto ampiamente dimostrato. Funziona anche con gli elettroni, o persino grosse molecole dal peso niente affatto indifferente. Se andassero abbastanza veloci, probabilmente, cos\u00ec farebbero anche le biglie. Ci\u00f2 rest\u00f2 assodato. Finch\u00e9 a qualcuno non venne l\u2019idea di osservare la particella, mentre passava oltre le due fessure, grazie a particolari strumentazioni ultramoderne. Perch\u00e9 allora&#8230; Siete pronti? Piuttosto che produrre l\u2019onda, i punti attraversati generano le corrispondenti zone d\u2019impatto, una ciascuna, come suggerirebbe l\u2019evidenza. Siamo tornati agli eteri luminiferi Newtoniani, solo per l\u2019effetto di uno sguardo. A quanto pare, la meccanica dei quanti funziona proprio come una mente che tenti di ricordare una perduta verit\u00e0. Qualcosa che sovviene ai margini della coscienza, chiarissima in teoria ma che poi svanisce, quando si cerca di ricordarla pi\u00f9 in dettaglio. La conoscienza umana, che influisce sulla pura realt\u00e0. Se non \u00e8 questo un lume rivelatore, su chi siamo e da dove veniamo, ditemi voi. Nel frattempo, io vado (a vagliare pianeti invisibili tra vaste nebulose).<\/p>\n<figure id=\"attachment_13805\" aria-describedby=\"caption-attachment-13805\" style=\"width: 328px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=13805\" rel=\"attachment wp-att-13805\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13805 size-full\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2014\/06\/Double-slit-3.jpg\" alt=\"Double slit 3\" width=\"338\" height=\"319\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-13805\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/micro.magnet.fsu.edu\/primer\/java\/interference\/doubleslit\/\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che l\u2019infinito possa veramente definirsi inconoscibile, nonch\u00e9 inavvicinabile da mente umana, \u00e8 uno dei pi\u00f9 tragici fraintendimenti dell\u2019empirismo. 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