Il robot creato per far rimbalzare pietre piatte sulla superficie di un lago

Le stagioni passano ma le vecchie abitudini sono dure a morire. Per un martello, qualsiasi cosa è un chiodo. E qualora l’attrezzo dovesse mancare, sarà la natura ad accorrere in aiuto, con l’alternativa valida di oggetto globulare ed oblungo, talvolta ruvido al tatto (ma non sempre). Il sasso in grado di delimitare un sentiero, ovvero la strada anche detta Via, che conduce all’ultima realizzazione di un pregevole obiettivo: dimostrare il proprio predominio sulla fisica dei corpi in movimento, intesi come cosa piatta che rimbalza, in qualità sua massima prerogativa, lungo la superficie lievemente increspata di un corso/specchio d’acqua, per molteplici e inarrestabili volte. Ma generalmente non più di dieci. Intere generazioni di fanciulli dediti al cosiddetto rimbalzello, sia in termini d’anni trascorsi dalla loro nascita che per l’età mentale soggettivamente percepita, hanno tentato di superare quel fatidico numero, accedendo alla fama del proprio limitato consorzio generazionale. Finché il globalismo dei moderni sistemi comunicativi, unito al senso della competizione contemporanea che ogni cosa pervade, non hanno aperto come una chiave la porta del perfezionamento, dimostrando che una persona sinceramente impegnata poteva ottenere molto, molto più di così. E che dire, dunque, di un ESSERE ARTIFICIALE?
“Creatore, qual’è il mio scopo?” Risuona metaforicamente la voce priva d’intonazione di una macchina, soltanto vagamente antropomorfa (beh, più che altro una scatola con testa ed arti) costruita al fine di essere trasportata presso il lago Cavanaugh nello stato settentrionale di Washington da niente meno che Mark Rober, l’eclettico ex-ingegnere della NASA famoso online, tra le molte altre cose, per aver partecipato alla progettazione del Rover Curiosity che oggi si trova su Marte, prima di passare al costume di Halloween con la coppia di iPad che proietta il “buco” attraverso la sagoma riconoscibile di zombies, fantasmi o altre creature da incubo temporaneamente resuscitate su questa Terra. Lui che si trovava qui impegnato, con il nutrito pubblico dei suoi giovani nipoti e mi sentirei anche d’ipotizzare, vista la quantità di gente, anche qualche amichetto di scuola, nel dimostrare in maniera pratica alcuni metodi del processo creativo al centro della sua carriera, particolarmente verso l’ottenimento di una configurazione finale finalizzata all’ottenimento di un record numericamente importante. Grazie a Skippa, l’essere mostrato in apertura, in realtà frutto dell’adattamento di una macchina per l’allenamento nel baseball, con il braccio alterare per non lanciare più il tipico pegno sferoidale di un tale sport, bensì un oggetto piatto riconducibile, sostanzialmente, al discobolo di Mirone: cerchietti d’argilla essiccati al sole. Per lo meno, in questa fase preliminare dell’intrigante progetto, finalizzato a dimostrare le vette sportive raggiungibili da un dispositivo creato artificialmente, quando le condizioni d’impiego risultino perfettamente prevedibili ed uguali per ciascun singolo tentativo. Una qualcosa di perfettamente riconducibile anche alla pratica umana di un simile campo d’interesse, quando si considera come nel solo ed unico campionato mondiale di stone skipping o skimming (come viene alternativamente chiamato nel mondo anglosassone) tenuto ogni anno a settembre presso l’isola scozzese di Easdale, uno degli aspetti chiave sia l’impiego di pietruzze quasi perfettamente identiche, tutte provenienti dallo stesso materiale dell’ardesia un tempo estratta da quel territorio, prima che il modificarsi del paesaggio portasse le antiche miniere a ritrovarsi completamente allagate. Poco male, considerata la nuova attività-simbolo di queste persone…

Ogni autunno a settembre, presso la piccola isola di Easdale, la popolazione di appena 60 abitanti vive un drastico quanto temporaneo incremento per la venuta di partecipanti da ogni parte del mondo, Giappone incluso, fermamente intenzionati a far iscrivere il proprio nome nell’albo di un così caratteristica disciplina. Ma il vincitore è (quasi) sempre un abitante di queste coste…

Esistono essenzialmente due criteri altrettanto validi, usati per misurare il successo di un lanciatore di pietre piatte rimbalzanti, ciascuno riconducibile a una particolare area geografica d’appartenenza. Il primo, utilizzato nella Scozia della pratica professionale e buona parte dell’Europa continentale ammirata per i risultati degli isolani, consiste nel misurare la distanza raggiunta materialmente dalla pietra, in una sorta di filosofia probabilmente derivante dalle bombe a forma di cilindro della seconda guerra mondiale, famosamente messe a frutto dall’aviazione inglese coi suoi poderosi Lancaster nel 1943, per far crollare alcune dighe tedesche nella valle di Ruhr. Finalità incline alla risoluzione pratica di un problema, ovvero superare le reti anti-siluro disposte ad arte dal nemico e connotata dall’effettiva distanza coperta da un simile ordigno frutto della creatività dell’uomo. Mentre negli Stati Uniti ed anche nel caso del nostro robot-scatola lungo le rive di un tanto settentrionale lago, il merito principale viene individuato nel numero dei rimbalzi, un po’ come fatto dai succitati bambini nei tentativi amatoriali condotti durante le proprie escursioni presso specchi d’acqua di variabile entità. Il tutto sulla base e ricercando il principio di un metodo, quello della progettazione tecnologica, empiricamente applicabile verso il concludersi riuscito di una qualsivoglia missione, indipendentemente dalla sua importanza attraverso quattro passaggi: 1 – Ricerca dell’aspetto teorico; 2 – Costruzione del prototipo 3 – Analisi della sensibilità (ovvero, determinare quali aspetti possono essere cambiati per incrementare le prestazioni); ed infine, 4 – Costruzione finale. Un ottima metodologia, quindi, sulla base della quale spiegare ai bambini quale siano le caratteristiche ideali di un prototipo, ovvero la costruzione semplice, facile da modificare durante i test ma non priva di margini di perfezionamento. Poiché in assenza di questi sarebbe fin troppo facile, come spesso è successo, ottenere un risultato giudicato “sufficiente” ma che non permette di comprendere se si tratti dell’effettivo massimo raggiungibile dato il postulato di partenza. Il che, molti dischetti d’argilla dopo e qualche consultazione online dei sorprendentemente numerosi studi scientifico-matematici redatti sull’argomento (incluso un trattato semi-serio del XVIII secolo prodotto dal nostro biologo Lazzaro Spallanzani) ha permesso a Rober di determinare come l’angolo di lancio ideale del testimone inconsapevole lo veda inclinato ad esattamente 20 gradi con ulteriori 20 gradi d’angolo d’impatto sull’acqua. Il che al fine di permettergli di costituire, essenzialmente, una rampa di lancio temporanea, cavalcando la quale raggiungere le ulteriori vette del lancio della pietruzza (o come in questo caso, disco) rimbalzante, grazie anche al giusto bilanciamento frutto di una rotazione indotta, come una sorta di giroscopio. Mentre altri aspetti, quale il peso e la forma della pietra stessa fatta eccezione per il suo fondo piatto, si sono rivelati meno determinanti del previsto. Fino al numero di increspature tondeggianti garantito dal braccio artificiale del robot Skippa, almeno apparentemente notevole, di circa 60 volte. Un risultato di cui andare fieri, nevvero? Beh, dipende dai termini di paragone…

Non è curioso che il detentore del record mondiale di rimbalzello sia un omonimo del temibile colonnello Kurt Steiner, cecchino/paracadutista tedesco interpretato da Michael Caine nel film del ’76 La notte dell’aquila, con la difficile (per non dire impossibile) missione di rapire o assassinare il Primo Ministro d’Inghilterra?

Punti a favore di un robot, nel tentativo di ottenere un qualsivoglia merito sportivo: la perfetta riproducibilità di particolari condizioni di lancio, tra cui l’inclinazione del braccio, la forza rotativa dello stesso e la forza espressa mediante il concludersi di un simile gesto, permettendo la perfetta esecuzione della sopra-descritta analisi di sensibilità. Punti a favore di un essere umano: [?] formalmente, nessuno. Fatta eccezione per l’intuito e i riflessi, frutto di molti millenni d’evoluzione, ricevuti in dono dalle condizioni di partenza come mero metodo di sopravvivenza, per il tramite di quel grande ingegnere che potremmo individuare nel processo evolutivo di ogni creatura. Giungendo quindi all’esito finale, come fatto nelle famose partite a scacchi tra Kasparov e il super-computer di Microsoft, Deep Blue, possiamo aggiungere un’ulteriore tacca alla nostra serie di (temporanee?) vittorie. Dato che, pur battendo alcuni significativi record del passato, il risultato migliore di Skippa risulta ancora essere ben lontano dal record stabilito nel 2013 dall’abitante della Pennsylvania Kurt Steiner, capace di ottenere gli 88 rimbalzi confermati di un singolo lancio, ovvero abbastanza, fatte le debite proporzioni, per abbattere qualsivoglia diga tedesca sin dalla foce ultima di un lungo fiume. A patto di metterlo a manovrare un braccio abbastanza grande, che sia stato collocato ad arte sotto la pancia di un rombante aereo d’attacco lanciato a bassa quota verso il proprio obiettivo finale. Ma sarà meglio lasciare simili scenari, molto probabilmente, al mondo della fantascienza. Già l’estate incalza e le spiagge sembrano chiamarci coi loro chiodi per un mente incline al divertimento e la competizione in quanto tale: “Venite, martelli, a colpire…”

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