Un uomo proiettile che trapassa le montagne

Morals Arrivederci

Chiunque abbia mai scagliato una freccia conosce questa sensazione. Tendi la corda, trattieni il fiato, aguzzi la vista e ti concentri… Tutte le volte la stessa storia. Per un istante ogni consapevolezza di se sparisce, i problemi vengono dimenticati e si diventa tutt’uno con l’arco ed il bersaglio. Lo sapevano bene i samurai, che trasformarono l’arte del Kyudo in una disciplina spirituale, affine allo Zen. Alexander Polli però, paracadutista italo-norvegese, intende questo concetto in senso davvero letterale. Altrimenti non si spiegherebbe questo video in cui, sfrenato come un proiettile, trapassa la Roca Foradada, in Catalogna. Lui si lancia in prima persona. Ci sono due tipi di mezzi di trasporto umani: quello a cui appartengono navi, automobili e aeroplani, sistemi usati per muoversi tra luoghi abituali; l’altra è la categoria preferita dagli esploratori e i visionari. Come un’astronave diretta verso Marte o Saturno, la tuta alare di quest’uomo può, si, effettuare qualche modifica di traiettoria lungo il suo tragitto. Ma fondamentalmente, il 90% dell’esito della missione si decide nel corso dell’attenta preparazione. Effettui i tuoi calcoli, esegui qualche test e poi ti butti là, dove nessuno, etc. etc. Così, a volte, si fa la Storia, scommettendo la propria vita su ciò che sembrerebbe impossibile, per lo meno dal punto di vista di una mente ragionevole. Alexander, come documentato dal suo video dello scorso novembre, è stato il primo a poter seguire, volando, un percorso di porte da slalom in gommapiuma, fin giù a valle. Un’impresa non da poco, quando ti stai muovendo a 250 Km/h e non indossi un paio di sci, ma l’equivalente in neoprene di un mega-scoiattolo volante. Non era facile riuscire a fare più di questo.

Leggi ancora

Gatto musicista! Suoni il pianoforte per le soap?

Gatto Soap

Avete mai visto qualcuno che piange sulle note di un banjo, un ukulele o un mandolino? Per toccare le corde dell’anima occorre uno strumento nobile, che coinvolga. Come il pianoforte delle soap. Ci sono mille serie TV in onda ma ben poche soluzioni musicali. Racconti tremendamente complicati, tortuosi, che dipingono le interazioni sociali e gli affetti umani alla maniera di un dramma senza uscita…Du-du-du-duuun! Coppie di spasimanti che si lasciano per malaugurate coincidenze. Tresche maligne, rivelate all’ultimo minuto dalle suocere spietate. Nelle saghe familiari di Beautiful e Dallas, nelle tragedie di Sentieri e Il tempo della nostra vita si concentra ogni fisima, ogni fantasticheria o timore dell’uomo e della donna moderni, sovrapposti l’uno all’altro in un vortice di fiammate passionali e terribili afflizioni. Il successo di queste rappresentazioni pseudo-teatrali, diretta evoluzione o devoluzione delle tragicommedie antiche, è stato sufficiente alla creazione di un canone estetico specifico, ormai praticamente irrinunciabile. C’è uno stile di recitazione, quello di chi parla mentre cerca in qualche modo…di…trattenere l’emozione, fra lacrime e accenni di singulto; c’è un certo approccio all’abbigliamento e agli arredi scenografici, selezionati attentamente per suscitare il fascino della middle-class americana. E poi c’è la musica. Non c’è spazio, nelle soap, per la spontaneità orecchiabile del pop, del country o del rock, troppo leggeri e spensierati. Questo, il gatto lo sa. E risolve il problema, finalmente.

Leggi ancora

Senza maglietta per colpa di un orango

Caloy Orangutan

Visitando lo zoo, ci si dimentica spesso di una grande verità: guardare gli animali è un’attività reciproca, durante la quale si viene a nostra volta osservati attentamente, da ogni lato e prospettiva. L’elefante nel suo recinto, opportunista curioso, controlla se abbiamo una nocciolina tastando con la proboscide serpentina. La gazzella, il kudu e l’antilope, erbivori ungulati, diffidenti dei gesti o movimenti bruschi, cercano in qualche modo di adattarsi alle attenzioni del grande pubblico, gettando occhiate frenetiche in tutte le direzioni. Tigri e leoni, nobiltà lese, mantengono la propria fierezza grazie all’affettata ostentazione di un distacco riflessivo, magari aspettando il momento d’imporre la propria volontà. E le scimmie? Loro sanno qual’è il loro posto. Per una specie di animali che ha oltre il 99% del DNA in comune con gli umani, capire il mondo di oggi è un vero gioco da ragazzi. Carlo, l’orango del Borneo che tutti chiamano Caloy, vive a Davao, terza città più grande delle Filippine. La sua gabbia si trova nel Crocodile Park, famoso zoo-cum-rettilario della zona. Vivere la maggior parte della vita dietro le sbarre è già piuttosto dura, senza calcolare il comprensibile fastidio di chi è fatto oggetto di continue attenzioni, non sempre desiderate. Così, un giorno come gli altri, l’amichevole creatura decise che era giunta l’ora di fare il primo passo verso il cambiamento. Un nuovo look.

Leggi ancora

Il touchscreen che non puoi toccare, un’idea Fujitsu

Fujitsu touch

Per la serie: la mela che non puoi mangiare, l’auto che non puoi guidare. Questa interfaccia di comando sviluppata dai Fujitsu Laboratories, una volta immessa sul mercato, potrebbe cambiare il modo stesso in cui interagiamo coi computer. Si tratta di un proiettore con webcam e sensore di movimento che, cooperando con un particolare software, identifica gli oggetti, le figure e interpreta i gesti umani. Lo scopo è quello di arricchire un qualcosa di stampato, collocandolo sull’apposito piedistallo per renderlo interattivo. Le guide turistiche vengono aggiornate con dati in tempo reale. I libri gestiscono riferimenti ipertestuali e annotazioni. Sarà anche possibile estrarre degli elementi selezionandoli con il dito, ritrovando i brani che ci interessano direttamente nel PC o cellulare. In poche parole, tutto ciò che è scritto o illustrato potrà, finalmente, cambiare o adattarsi in base alle nostre esigenze.
Il campo dell’informazione, specialmente per quanto concerne i suoi aspetti digitali, si evolve in modo piuttosto prevedibile. Si comincia con uno strumento dall’impostazione utile, ma che risulta poco utilizzabile per via di limitazioni di fondo. Magari un laptop troppo lento, che ha poca autonomia o maneggevolezza. Poi, gradualmente, grazie al perfezionamento ingegneristico e al progresso tecnologico, l’approccio costruttivo diventa più efficiente, migliora la performance di funzionamento e riesce a trovare una sua collocazione; a quel punto, d’un tratto è innovativo, rivoluzionario. Non importa che ciascuno dei suoi elementi costituenti, se preso singolarmente, esistesse già da anni… Ciò non colpisce l’opinione pubblica né condiziona la resa commerciale. Se prima ce l’avevano in pochi, era come se non esistesse. Ora finalmente ce l’ho pur’io, ce l’abbiamo tutti. Ed è fantastico. Riempie le prime pagine dei giornali,  non se ne può fare a meno. Così è stato per i touchscreen capacitivi, punto di svolta fondamentale nella concezione moderna dei computer, tablet e smartphone. Il passo successivo potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Leggi ancora