Il vecchio sogno americano di una tartaruga da guerra

Avete mai sentito l’affermazione “Mai sottovalutare il potere della volontà e la parola”? Faceva parte, tra le altre cose, del sapere dello stregone Belgariath ne la Belgariade, il ciclo di racconti dello scrittore fantasy David Eddings risalente alla prima metà degli anni ’80. Avendo costituito, ben prima di questo, uno dei fondamenti stessi del concetto di mimesi, il processo che mira ad alterare il funzionamento della natura, attraverso la interazioni non razionali tra il mondo e la mente umana.  Stiamo parlando, in altri termini, di magia. O propaganda. Poiché nella lunga storia delle guerre tra i popoli, niente ha ispirato maggiormente le imprese marziali che un’icona, un nome o un campione. E ancor più questo fu vero dopo l’invenzione dei giornali, la radio e la televisione, amplificatori della poetica di un tempo, così come lo erano stati precedentemente gli aedi, gli scaldi e i menestrelli, sempre in viaggio dal luogo di un’esibizione a quello successivo. E talvolta può persino accadere, a causa di una scelta particolarmente riuscita, che l’effetto ottenuto sia persino superiore alle aspettative di partenza, finendo per modificare il corso stesso di un conflitto, come avvenne per i tedeschi, grazie alla leggenda di quella inviolabile linea difensiva, che entro gli anni ’40, aveva preso il nome di Sigfrido.
Eroe dei Nibelunghi, condottiero vincente, uccisore di draghi nell’Alto Medioevo. E adesso… Effettivamente capace di arrestare con enfasi, nel corso degli ultimi due anni della grande guerra, l’avanzata della macchina bellica degli alleati, permettendo alle truppe tedesche di limitare i danni. Questa serie di bunker e fortificazioni si sarebbe guadagnata subito dopo l’ascesa di Hitler nel ’34 significativi potenziamenti, modifiche e adeguamenti alle nuove regole della guerra. E benché si riporti che il generale americano George S. Patton avesse affermato dopo l’inizio delle nuove ostilità, in circostanze non del tutto acclarate “Le fortificazioni inamovibili sono un monumento alla stupidità dell’uomo” è innegabile che il messaggio d’inviolabilità del fronte ovest della Germania fosse destinato a durare a lungo, ancor dopo lo sbarco in Normandia dell’estate del ’44. Quando raggiunse, come una freccia, il cuore stesso del suo bersaglio. Ciò appare chiaro quando si considera come i capi di stato maggiore, nelle loro sicure roccaforti al di là dell’Oceano, iniziarono a pensare che l’unica possibilità fosse contrapporre al cavaliere in armatura scintillante una terribile creatura, del quale pari su questa terra non aveva ancora avuto ragione di far fuoco dalle sue fauci incandescenti. Qualcosa che fosse in grado di perforare qualsiasi parete di cemento, ricoprendo di schegge incandescenti e pietra fusa i suoi pericolosi occupanti. La definizione stessa di “mostro” è creatura composita, ovvero contenente caratteristiche provenienti da più animali. E la stranezza di un tale veicolo apparve chiara già dalle prime prove tecniche effettuate presso il poligono di Aberdeen a Fort Knox, quando l’Esercito Americano non riuscì semplicemente a trovare una definizione capace di contenere una tale… Cosa. “È chiaramente un carro armato” esclamarono alcuni, per poi essere subito contraddetti da chi faceva notare che, secondo l’ottica della guerra moderna, simili mezzi da guerra dovrebbero possedere una torretta rotante. Così che, nei primi tempi, si parlò di cannone motorizzato T95, benché tale definizione sembrasse implicare una corazzatura leggera. Il che non poteva essere, nei fatti, più lontano dalla realtà. Finché la ragione prevalse lasciando attribuire allo strisciante tartarugone la nuova classificazione di “carro superpesante” e il numero di serie T28. Poco importava che questo nome già fosse già appartenuto, ben 10 anni prima, a un carro medio sovietico che trovò il suo massimo impiego durante la guerra d’inverno in Finlandia. Dopo tutto, i numeri e le lettere non sono certamente infinite…

L’unico video disponibile online del T95 funzionante lo mostra durante quello che doveva essere un giro di prova a Fort Knox. Il carro armato appare intento a procedere alla sua velocità massima di circa 13 Km/h.

La dottrina bellica statunitense di terra fino al termine della seconda guerra mondiale rappresenta nei fatti un’anomalia, poiché non ebbe mai modo di applicare su larga scala il concetto di un mezzo corazzato che potesse dirsi, a tutti gli effetti, pesante. Così che i caratteristici M3 Lee dell’inizio della guerra, simili a caffettiere e soprannominati “la bara per un equipaggio di cinque” lasciarono ben presto il posto ai semplici ma efficaci M4 Sherman, mezzi dal peso di “appena” 30 tonnellate, perfettamente capaci di competere contro un Panzer IV ma molto inferiori, come corazzatura e potenza di fuoco, ai temuti carri Tiger che iniziarono a fuoriuscire dalle fabbriche tedesche a partire dal 1942. Di fronte a questa evidenza e mentre gli inglesi sfornavano carri armati sempre più lenti e grandi, quindi, gli americani scelsero di affidarsi piuttosto sul fronte tecnico alla nuova serie T20, culminante con l’M26 Pershing, un veicolo dal peso comunque inferiore di 16 tonnellate al suo avversario tedesco. Il quale, in funzione di questo, non presentava una dotazione e potenzialità considerate adatte ad affrontare un assalto frontale contro un fronte pesantemente difeso, come si riteneva ancora dovesse essere la temuta linea Sigfrido. Ed è questo il contesto, dunque, in cui trovò modo di essere progettato il T28/T95, un gigante meccanico da 100 tonnellate, di cui dovevano essere prodotti all’inizio un totale di 25 esemplari, finché le limitazioni evidenti nell’impiego dei suoi due prototipi effettivamente costruiti, assieme al ritardo con cui venne portato a termine il progetto, non finirono per renderlo obsoleto ancor prima del suo fatidico momento.
Il carro-testuggine rappresenta il più pesante mai prodotto nella storia degli Stati Uniti, nonché il secondo più ponderoso della seconda guerra mondiale, superato unicamente dalle 188 tonnellate del leggendario Panzer VIII Maus (topo) tedesco, anch’esso mai utilizzato in battaglia. Esso nasceva, sostanzialmente, attorno al progetto di un nuovo potente cannone da 105 mm denominato T5E1, le cui prove tecniche si erano dimostrate assai convincenti contro strutture di cemento, benché nessun telaio correntemente utilizzato fosse abbastanza grande da contenerlo. L’idea di fondo, dunque, era che poiché il nuovo mezzo avrebbe dovuto assaltare postazioni fisse, non ci sarebbe stato alcun bisogno di una torretta girevole, consentendo quindi un profilo ribassato del mezzo sulla falsariga dei cacciacarri pesanti tedeschi Jagdpanzer, in cui la parte superiore del carro armato veniva sostituita da una casamatta fissa dotata di spessa corazzatura, che avrebbe protetto i soli quattro membri del suo equipaggio. Poiché l’armatura in dotazione al veicolo americano era tra le più spesse mai impiegate, inoltre, e il suo peso aumentato di conseguenza, si scelse di dotarlo di ben quattro cingoli allo scopo di distribuire meglio il suo peso, affinché non finisse per sprofondare non appena uscito da una zona asfaltata. Questo, tuttavia, non l’avrebbe aiutato in alcun modo nel caso in cui servisse oltrepassare un ponte.

Nel cartone animato giapponese Panzer und Girls der Film (2015) un carro T95/T28 viene mostrato alle prese con uno spazio stretto, per oltrepassare il quale si libera istantaneamente dei due cingoli esterni. Tale capacità, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, era presente anche nel carro armato vero, essendo stata inclusa per semplificarne il trasporto mediante vagoni ferroviari.

Nonostante la sua potenza apparente, il T28 presentava significativi problemi: in primo luogo, l’assenza di un motore sufficientemente potente, ruolo svolto unicamente da un singolo Ford GAA V8, lo stesso usato per i carri M26 Pershing, del tutto inadeguato al peso più che triplicato del nuovo mostro meccanico americano. Il che non limitava soltanto la sua velocità di spostamento ma, cosa ben più grave, anche la ripidità dei pendii che gli sarebbe stato possibile oltrepassare. Ma il colmo dell’intera questione sarebbe apparso evidente dopo l’offensiva delle Ardenne condotta a gennaio del 1945, quando le truppe combinate di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia sfondarono facilmente le difese tedesche, aggirando senza nessun problema la temutissima linea dei bunker occidentali tedeschi. Un’impresa che vedeva il realizzarsi di quanto anticipato nella famosa canzone di propaganda inglese del 1939 “Metteremo a stendere i nostri panni sulla Linea Sigfrido” e portata a termine ben prima che il nuovo gigante corazzato potesse ricevere gli ultimi perfezionamenti, venendo trasportato al di là dell’Atlantico e fino al fronte di battaglia. Si pensò quindi, brevemente, di utilizzarlo per l’invasione finale del Giappone, ma arrivò prima la bomba atomica. E quella è una storia di cui tutti conosciamo, purtroppo, il terribile dramma finale.
Dei due soli prototipi costruiti del T95, uno avrebbe fatto una brutta fine: mentre l’Esercito ne testava ancora una volta il funzionamento nel 1947, il suo motore sotto sforzo eccessivo prese fuoco, causandone la distruzione pressoché totale. Lo scafo, quindi, venne venduto come rottame. A quel punto, il secondo venne frettolosamente accantonato, per ricomparire alle cronache soltanto nel 1974 e presso un campo di grano nei dintorni di Fort Belvoir, in Virginia. Dal quale sarebbe stato prelevato, restaurato ed esposto ai posteri presso il museo Patton del Kentucky, prima di essere trasferito nel suo attuale sito fuori Fort Brenning, in Georgia.
A gennaio del 2017, quindi, durante uno spostamento, l’autotrasportatore incaricato sbagliò una curva lasciando scivolare il suo pesantissimo e insostituibile carico dal rimorchio, all’interno di una buca fangosa. La conseguente rottura delle sospensioni di un cingolo, ben presto riparate, costituisce ad oggi il solo danneggiamento “di battaglia” riportato dal più impressionante ed improbabile degli eroi tecnologici americani. Una tartaruga forse indubbiamente lenta, ma che avrebbe saputo certamente difendersi da chiunque potesse osare frapporsi sulla sua strada.

La soluzione ideale per montare il cannone T5E1 sarebbe stata trovata a partire dal marzo del 1944, con la progettazione del ben più tradizionale carro da 64 tonnellate T29. Anch’esso, tuttavia, non sarebbe stato pronto fino alla fine della guerra in Europa.

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