L’unico mezzo per fermare gli tsunami

Bulldozer subacqueo

Ricetta di Mr. Komatsu contro le onde sismiche devastatrici: molta terra, un po’ di ferro, due vagoni di cemento. Ma che siano ben posizionati, ah, strategicamente. Il Giappone ha un’esperienza pluri-secolare in simili questioni, anzi, si potrebbe quasi dire che c’è nato; da sempre sotto assedio, dai tifoni, dalle piogge alluvionali, dalle orde mongole di Gengis Khan. Ma persino il Mega Terremoto, non fu nulla. Al confronto di quella marea che sale, virulenta, poco prima di salire ancora, fin sulla cima dei palazzi e delle case dei nostri consimili purtroppo sfortunati. Per poi tornare indietro, lasciando, come un cobra ormai satollo, un rigurgito di scorie, le ossa ormai scarnificate di una povera esistenza. E non parliamo poi di Fukushima, la centrale. Cosa fare innanzi a questo, come superare il disastro, senza un’ulteriore dispersione di sgradite radiazioni nucleari? A mali estremi…
Due torri verdastre si ergono dall’increspata superficie della fredda baia di Iwate, presso la città costiera di Kamaishi, sulle propaggini settentrionali dell’isola di Honshū, la maggiore delle tre. È una scena alquanto fuori dal comune. Bizzarra: fra le alte mura di argini ciclopici, in mezzo a cumuli di tetraedri colossali, usati anch’essi per smorzare lo smorzabile, al bisogno in bilico fra notte e dì, si aggirano le nostre tozze ciminiere. Sono pinne di uno squalo, sono i simboli dell’epoca industriale. Sono bestie vecchie e rugginose, palombari di 40 e passa tonnellate. Bulldozer, questi, che camminano sul fondo della questione (hai voglia, a farli galleggiare!) D155W, si chiama(va)no, con “molta” fantasia. Bestie, dico, perché di piloti, non v’è traccia, alcuna. Ovviamente. Unico segno di vita, due persone a cavalcioni sui muretti del complesso cementizio, gli ultimi bastioni della civiltà. A guardarli molto bene, costoro armeggiano con qualche cosa, una scatola, il TELECOMANDO! È un’idea piuttosto intelligente, questa qui, della Komatsu. Nessun castello, non importa quanto grande o poderoso, può resistere più a lungo dei suoi difensori. Anche la grande muraglia di Kamaishi, lasciata a se stessa, non durerebbe neanche una generazione.
E le Grandi Onde non sono nulla, meno che determinate; pur se non riescono a passare, volta dopo volta, un anno e quello dopo, oltre tali spaventose fortificazioni, qui trasporteranno un vero e proprio monte di rifiuti e sedimenti. Finché a un certo punto, molto presto, quel bacino potrà essere riempito, ahimé. Diventando una pratica rampa per la coda del dragone, in ghingheri maestosi, da salire fino al municipio della nostra inerme civiltà.

Si, diciamolo in termini chiari. Un’idea geniale. Il fantastico del Giappone moderno, rispetto a quello occidentale, ha una visione molto differente del concetto di un supereroe. Costui, supremo baluardo contro il male, soltanto in rari casi è un individuo come Superman, l’invincibile venuto da lontano. E ancora più raramente rassomiglia a Batman, giustiziere facoltoso. È piuttosto il prodotto scientifico della moderna tecnica d’ingegneria, un articolato, sferragliante, automatico robot. O per usare il termine naturalizzato, mecha (メカ) dall’anglicismo: mechanical. Un termine che in queste terre, solo raramente presuppone antropomorfismo. Anzi! Stando al dizionario, può teoricamente riferirsi ad automobili, aeroplani e si, anche al bulldozer anfibio della Komatsu, il D155W. Che però ricorda, grazie all’assenza di un pilota e la presenza di un’antenna ricevente, proprio il primo manga che trattasse di un guerriero di metallo, Tetsujin 28-gō, il servitore & amico di Shotaro Kaneda, protagonista umano della storia (10 anni). Onde radio, al posto di un fischietto ad ultrasuoni. E un titano invincibile come pastore, tedesco, nel suo cuore coraggioso di bambino.

Bulldozer subacqueo 2
Il D155W può operare fino ad una profondità di 7 metri

C’è davvero molto che questo veicolo riesca a risolvere, all’occorrenza, grazie alla potenza dei suoi 800 e più cavalli, incapsulati in un compartimento stagno e raffreddati grazie all’utilizzo della lunga presa d’aria, che fa anche da tubo di scappamento verticale.  Ecco un paio di D155W mentre, nel 2010, lavoravano alacremente al disincaglio della Donfon, un’imbarcazione da trasporto che si era incagliata sulle coste dell’Hokkaido. È una scena che si spiega da sola. Illuminazione, non c’è migliore soluzione, a un tale problematica fin troppo ripetuta, che far camminare simili bestioni tutto attorno all’area del disastro: grazie alla loro stessa molte, nonché allo strumento della caratteristica pala anteriore, ben presto si possono spostare anche gli scogli millenari. Perché finalmente torni libera, questa nave di un distratto samurai.
La Komatsu Limited di Tokyo nasce negli anni ’20 dello scorso secolo, come compagnia produttrice di trattori. Oggi è una multinazionale attiva anche nei campi delle macchine da cantiere, delle apparecchiature minerarie e nel supporto tecnico alle imprese militari. L’ultimo D155W ha lasciato le sue fabbriche, all’incirca, verso la fine degli anni ’70. Tali veicoli tanto particolari, che riscossero un certo successo commerciale anche nell’Est Europa e in parte della Russia sovietica, presentano tutt’ora problematiche tutt’altro che indifferenti. Immergere un intero mezzo di trasporto pesante nell’acqua marina, infatti, significa condannarlo ad una ruggine incipiente, per quanto si riesca ad essere metodici nel risciacquo e la manutenzione. È in effetti difficile trovare uno di questi bulldozer che abbia un aspetto vagamente pari al nuovo. Anche ciò, indubbiamente, contribuisce al loro fascino estetico e concettuale. Veicoli semoventi e pencolanti, i primi (ed unici) bulldozer anfibi al mondo, con uno sviluppo chiaramente verticale che ricorda da vicino il Castello Errante di Howl, zampe di rana escluse. Chissà che prima o poi…Possano difenderci ancora a lungo, dalla furia mai sopita del dragone dell’Oceano, Pacificamente offeso per sole tre gocce di spazioso e ricco fango. Quello ricaduto dalla lancia di Izanaghi, colui che invita, all’alba mitica di quell’arcipelago d’Oriente. 

2 pensieri su “L’unico mezzo per fermare gli tsunami

  1. Buongiorno, purtroppo non so aiutarla nello specifico, ma trattandosi di un modello piuttosto particolare, consiglierei di tenere d’occhio i portali specializzati ed eventualmente segnalare online il proprio desiderio d’acquisto. Andrá poi risolto il problema non da poco del trasporto…

Lascia un commento