agosto 04, 2010
Articolo di: Jacopo
Categoria: Reviews

Il primo Starcraft, probabilmente tra i piú popolari giochi di strategia al mondo, rappresenta da 12 anni e per diversi milioni di giocatori l’Alfa e l’Omega degli RTS (Real Time Strategy).
Innovativo per il modo in cui riusciva a bilanciare le potenzialità belliche di tre schieramenti completamente diversi tra loro, nonchè arricchito dal riconoscibile stile illustrativo dell’artista Chris Metzen (oggi vicepresidente della Blizzard Entertainment) il gioco ebbe la fortuna di imporsi tra gli standard per il gaming professionistico in Estremo Oriente. Da allora é parte fondamentale della pop culture in Corea del Sud, dove una lega nazionale di videogiocatori, la KeSPA, ne ha fatto uno spettacolo importante almeno quanto il poker televisivo in America o il curling extra-olimpico nei paesi del Nord. Dopo cinque anni dedicati alla controparte fantasy Warcraft, seguíti da tre per il relativo MMORPG, altrettanti di sviluppo quasi esclusivo ed oltre dieci mesi di beta-testing, attraverso sette release provvisorie e dando seguito alle osservazioni di migliaia di giocatori in tutto il mondo, la Blizzard rilascia finalmente quello che potrebbe definirsi uno dei videogiochi più importanti di questi ultimi anni. O almeno, la prima parte… Perchè questa volta è stato deciso, seguendo l’attuale e conveniente trend dei prodotti creativi ad episodi, che le espansioni saranno due e ciascuna iterazione incentrata sul punto di vista di una sola fazione. Nelle espansioni verranno inoltre gradualmente introdotte nuove unitá a modificare il delicato bilanciamento della modalitá multigiocatore, in cui tutte e tre le razze selezionabili sembrerebbero comunque assolutamente complete ed efficaci fin da questo primo exploit. In Starcraft 2 – Wings of Liberty, dedicato ai Terran, ci viene offerta l’occasione di assistere alla nuova fase della ribellione di Jim Raynor, eroe di guerra ed ex-comandante dei Figli di Korhal, una delle organizzazioni militari più importanti del settore cosmico di Koprulu. Le sue gesta avevano finito per condurre al potere l’imperatore Arcturus Mengsk, solo successivamente rivelatosi come il più spietato dei dittatori. Con il fine di arrivare dunque a spodestarlo, il giocatore dovrà non solo costituire la sua possente armata attraverso oltre 30 missioni non lineari, ma anche difendere la popolazione umana dagli incessanti attacchi della mente-alveare da anni a capo dei mostruosi parassiti Zerg, la trasfigurazione semi-diabolica di Sarah Kerrigan, una vecchia conoscenza sia dei giocatori che dello stesso Jim Raynor. Anche l’antica civiltà degli alieni umanoidi Protoss scende di nuovo in campo, sempre più incline a debellare la minaccia degli Zerg purificando in modo radicale ogni pianeta umano che ne abbia subito l’invasione ed il conseguente contagio. Naturalmente, oltre che attraverso l’articolata modalità storia, i giocatori potranno scegliere di prendere parte al conflitto globale sfruttando una delle più efficenti infrastrutture per il gioco online al mondo, l’iconica rete di Battle.net, aggiornata e migliorata per l’occasione… a patto di essere ben preparati, si intende: i numerosi anni di battaglie non hanno fatto granchè per facilitare la vita ai principianti.
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luglio 17, 2010
Articolo di: Jacopo
Categoria: Reviews

Vera sorpresa del 2008, Drakensang potrebbe dirsi uno dei migliori RPG moderni sviluppati specificamente per PC. Prodotto dalla Radon Labs di Berlino, trova il suo ispiratore nel gioco di ruolo cartaceo Das Schwarze Auge, pubblicato in Italia con il titolo Uno sguardo nel buio all’interno della storica collana Librogame, grande successo editoriale dei primi anni ‘90. Benchè inserito dalla casa editrice E.Elle nel contesto dei suoi popolari libri-avventura a scelta multipla, le regole di questo gioco erano tuttavia piú vicine al celebre Dungeons & Dragons, e richiedevano la partecipazione di piú giocatori e di un master (qui chiamato Narratore). Dal punto di vista comparativo, Das Schwarze Auge aveva un’ambientazione molto piú curata dei suoi competitors coévi, ed un set di regole tanto semplice da apprendere quanto da mettere in pratica. Il moderno videogioco, prodotto due anni fa dagli stessi autori dell’interessante strategico-action Project: Nomads (2002) poteva dirsi un’esecuzione impeccabile della tecnica già impiegata, per molte delle ambientazioni del gia citato D&D, dagli sviluppatori americani Black Isle ed Obsidian: un motore grafico solido ed al passo coi tempi, la trasformazione efficace dei classici turni di combattimento in un piú dinamico real time nonché una grande quantitá di sequenze e situazioni interessanti sia dal punto di vista tattico che del gameplay. Il gioco soffriva peró per una certa somiglianza dal punto di vista narrativo ai piú sfruttati cliché della letteratura fantasy, nonché di fasi esplorative talvolta convolute e ripetitive. Questo nuovo episodio, distribuito in Italia da FX Interactive a prezzo ridotto, si propone come diretto prequel ed ha l’ambizioso obiettivo di correggere e migliorare ogni aspetto del suo predecessore. La storia si svolge nel passato dell’avventuriero Ardo, alla cui morte per assassinio nella città di Ferdok i giocatori del primo Drakensang iniziavano la propria missione. 23 anni prima di quegli eventi, lo ritroviamo con i suoi compagni, il guerriero nano Forgrimm ed il ladro Cuano, che indaga lungo il Grande Fiume Kosh su una serie di scorribande ad opera di misteriosi pirati. Anche in questo caso, l’incontro fortuito con un personaggio solitario sará fattore scatenante per un’Epica Ricerca. E molti, molti lanci di dadi!
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luglio 03, 2010
Articolo di: Jacopo
Categoria: Reviews

Nel 1952 il geniale Albert Ghiorso, ricercatore di fama presso l’università californiana di Berkeley, sorvola in un piccolo aereo le polveri prodotte dai test della prima bomba termonucleare a base di idrogeno. Tra i campioni da lui raccolti vengono presto scoperti in laboratorio cinque nuovi isotopi radioattivi, che prendono i nomi di Berkelium (E-97), Californium (E-98), Einstenium (E-99) e Fermium (E-100). Altamente tossici ed instabili, questi elementi restano tutt’ora largamente sconosciuti, le loro proprietà del tutto misteriose. Sappiamo in effetti, e con ragionevole certezza, che da allora ne sono state prodotte in tutto piccolissime quantità ed a scopo unicamente di studio, per la mancanza di applicazioni pratiche in qualunque campo. Naturalmente, tanto gli scrittori di best seller quanto gli appassionati di spionaggio saranno pronti a scommettere che in segreto le grandi potenze abbiano accumulato interi caveaux di questi pericolosi materiali, nella loro costante preparazione per la Guerra della Fine dei Giorni, l’ineluttabile Ragnarok fantapolitico che ritroviamo in ogni sorta di creazione fantastica o fantascientifica.
Nel mondo alternativo creato per Singularity, parte del lavoro di Ghiorso viene attribuito a due scienziati sovietici, Demichev e Baristov, che hanno il dubbio merito di scoprire in un’isola a largo della costa sud-orientale russa un giacimento di E-99 (impresa decisamente non da poco, dato che non dovrebbe esistere in natura). Nell’antefatto al gioco, ambientato durante i primi anni della guerra fredda, Stalin vi fa costruire un colossale centro di ricerca, dall’inquietante nome di Katorga-12. In questa sorta di gulag, sotto la guida dell’autocratico quanto ambizioso Demichev, la scienza moderna scopre misteriosamente la manipolazione totale del tempo e della materia. In pochi anni vengono costituite in segreto le basi per quello che sarebbe diventato il più significativo balzo in avanti del progresso umano. Poi, improvvisamente, l’isola viene devastata da una catastrofe spazio-temporale. Nessuno viene a sapere nulla per decenni (il progetto era top-secret) finchè nel 2010 l’Occidente rileva strane concentrazioni di energia tramite un satellite spia. Il protagonista della storia, il capitano Nathaniel Renko, viene inviato insieme ad una squadra di veterani delle forze speciali per indagare su questo strano luogo… e si ritrova a generare un terribile paradosso temporale: il modo peggiore di iniziare una missione!
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giugno 17, 2010
Articolo di: Jacopo
Categoria: News
In essa gerarcia son l’altre dee: \ prima Dominazioni, e poi Virtudi; \ l’ordine terzo di Podestadi ee. \ Poscia ne’ due penultimi tripudi \ Principati e Arcangeli si girano; \ l’ultimo è tutto d’Angelici ludi.
Le ludiche creazioni degli albori di Nintendo, come sappiamo fin troppo bene, si sono mantenute attuali nei decenni quanto una terzina di Dante Alighieri. Non solo l’idraulico più famoso dei videogames, dalla sua nascita nel 1981, ha avuto più avventure di Ulisse e Virgilio messi insieme, ma ogni suo più lontano parente ha avuto modo di comparire almeno una volta per ciascuna generazione di hardware, con una quantità di reinterpretazioni e proposte degne di un poema epico nazionale.
A partire dal 1986, l’elfo guerriero Link ha salvato qualche dozzina di principesse Zelda sempre meno bionde e stereotipate, qualche volta addirittura non del tutto umane. Pochi mesi dopo l’astronauta corazzata Samus ha iniziato a combattere la sua interminabile battaglia contro i Metroid a partire dagli strani pianeti di decine di galassie lontane, fino all’interno di stazioni spaziali inimmaginabili o nelle profondità di abissi indefiniti. Persino ciascuno dei piloti di hovercraft magnetici dello storico racing game F-Zero (1990) può ormai vantare una vicenda professionale simile alla carriera di un vero sportivo, con tanto del più imprevisto cambio di squadra corse immaginabile – il passaggio a Sega avvenuto nel 2003.
Solo il più angeligrafico dei molti franchise nintendiani è andato perso nelle nebbie dei decenni: Kid Icarus. Creato sullo sfondo di una bizzarra commistione fra iconografia cristiana, mitologia greca ed estetica giapponese anni ’80, il gioco raccontava delle peripezie vissute dal giovane messaggero celeste Pit, intrappolato nell’oscuro Underworld dalla malvagia dea Medusa. Soppiantato dal simile ma assai più popolare Metroid, uscito appena qualche mese prima, l’arciere icariano dello storico producer Gunpei Yokoi ebbe modo di ricevere un unico sequel su Gameboy, per poi ricomparire in epoca moderna appena una volta, come personaggio del party-beat’em’up Super Smash Bros Brawl (Wii, 2008). Per questo all’Electronic Entertainment Expo di Los Angeles la vera sorpresa non è stata la presenza del nuovo Nintendo 3DS, anticipata anche su queste pagine, ma l’incredibile scelta effettuata per il titolo di lancio.
Ad un gesto imperioso del taishō Satoru Iwata, sulla versione orchestrale dell’epica chiptune che fu di Hirokazu Tanaka, compare sul palco Kid Icarus: Uprising. In un trailer di appena due minuti, più che sufficente a qualificarlo come uno dei videogiochi portatili più avanzati di tutti i tempi.
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giugno 11, 2010
Articolo di: Jacopo
Categoria: News

[ATTENZIONE: questo articolo è basato su notizie precedenti all'annuncio ufficiale della console. Per informazioni più attuali in merito al Nintendo 3DS fare riferimento al post del 17 giugno.] Tra le notizie previste per l’imminente trio di conferenze delle “tre grandi” Microsoft, Sony e Nintendo presso l’E3 di Los Angeles c’è un mistero più affascinante e significativo di ogni altro: quali saranno le caratteristiche e l’aspetto del nuovo Nintendo 3DS? Del resto, come ben documentato da anni di precedenti, quasi nessun altro hardware per l’intrattenimento ha la presa sul pubblico di una console portatile Nintendo. In questo scenario di aspettativa il blog Kotaku, con un colpo di mano fulmineo, ottiene oggi da un web-journalist cinese l’immagine schematizzata di quello che potrebbe essere il kit di sviluppo definitivo di uno degli oggetti più desiderati dell’anno. Schermo 3D gigante con tecnologia a rifrazione priva di occhialini, fotocamera stereoscopica, sensore di movimento integrato e capacità grafiche a metà “tra un Wii ed un Xbox 360”. Qui sopra potete osservarne una artist’s impression, prontamente fornita dal grafico del blog americano, tra i più seguiti del settore. Lo stesso Riccitiello, l’executive a capo del colosso Electronic Arts, annunciava la settimana scorsa che la nuova console della casa di Kyoto sarebbe stata qualcosa di molto speciale. A quanto pare, potrebbe avere tutte le ragioni del mondo.
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